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Il femminile, capitolo inquieto di Camus

Arte, Cultura & Società

Il femminile, tra presenza e assenza, costituisce un’ossessione della vita e della scrittura di Camus, seducente e ombroso, sincero e teatrale, umile e arrogante, un dongiovanni precoce e nessuna donna sembra resistergli. La prima a soccombere sarà Simone Hié, una vamp morfinomane che si atteggia a Greta Garbo: si sposeranno ancora minorenni, ma non tarderanno a divorziare, appena due anni dopo nel 1936 a causa della dipendenza della donna verso gli psicofarmaci. In generale nei testi le donne nei vari ruoli nei testi di Camus sono figure spesso appena abbozzate la cui presenza risulta frammentaria e fugace, confondendosi quasi con l’assenza assoluta.

Nella maggior parte dei casi le donne di Camus si cancellano o sono cancellate ma è altrettanto vero che è proprio da quel vuoto, silenzio che la loro assenza si fa presenza, a cominciare dalla dialettica della madre. A livello biografico, la seconda moglie sarà Francine Faure, eccellente pianista, che gli darà due figli gemelli; nata nel 1914 a Orano in Algeria e morta nel 1979, è stata una matematica oltre specialista di Bach. Albert era infedele e reticente per non dire ostile nei confronti del matrimonio istituzionale. Francine soffriva di una depressione piuttosto profonda e sembra che Camus quando è morto fosse sul punto di lasciarla. Sono stati però uniti nella morte, sepolti insieme a Lourmarin. Riservata e affetta da depressione, sopporterà senza reagire le lunghe assenze e i tradimenti del marito, che l’ama “come una sorella”.

Le tre donne che hanno più contato nella vita di Albert sono la grande attrice Maria Casares, che  chiama “l’unica” e fu pure una delle sue interpreti predilette; un’ altra attrice celebre, Catherine Sellers; infine una giovane e deliziosa mannequin, di cui si conosce soltanto il diminutivo: “Mi”.

Senza contare le molte effimere avventure, con la giornalista americana Patricia Blake, l’inglese Mamaine, la spagnola Maria.

Camus e Maria, un amore sospeso sull’abisso

Lui scrittore già famoso, e sposato; lei attrice, bellissima e di talento. Si incontrano nella Parigi in guerra, si lasciano, si ritrovano. E si scrivono centinaia di lettere, infuocate. Guerra e pace: così Albert Camus aveva soprannominato Maria Casarès, con cui ebbe una focosa e tormentata relazione, documentata da un libro uscito da Gallimard: Correspondance 1944-1959, con la prefazione della figlia dello scrittore, Catherine. Proprio lei che ha esitato per anni a pubblicare queste 865 lettere, ardente testimonianza della vita parallela del padre. Albert e Maria si erano intravisti nel 1944 a casa di Michel e Zette Leiris, alla rappresentazione del Desiderio preso per la coda di Picasso, dove Camus, che faceva da regista, segnalava agli interpreti i cambi di scena picchiando in terra con un bastone. Lui aveva trentun’anni ed era quasi famoso. Lei non aveva potuto fare a meno di notare il suo viso attraente, «altero senza fatuità», con una sfumatura d’indolente indifferenza. La tisi che erodeva Camus dilatava la sua fame di vita. Il fatto di essere sposato non limitava minimamente la sua affollata vita intima. Le donne apprezzavano il suo modo di spogliarle con lo sguardo, che irritava tanto gli altri uomini. «Il fascino è un modo per farsi rispondere sì senza chiedere niente».

In generale l’universo femminile di Camus si divide tra le compagne e le madri ed è difficile tentare una sintesi.

Per quanto le prime, la maggior parte le donne non hanno un universo interiore la cui esistenza è subordinata a quella dell’uomo. Ne La Mort Heureuse esempio il primo romanzo di Camus, pubblicato postumo ne Les cahiers d’Albert Camus nel 1971, incompiuto la cui genesi risale al 1936 – sembra sia stato abbandonato dal suo autore per la stesura de L’Etranger –  vi si rintracciano inoltre alcuni episodi della sua vita sentimentale come i due anni di matrimonio e la tempestosa rottura con Simone Hié.

Le donne sono disseminate lungo tutto il romanzo, rivelandoci un Mersault  attento e osservatore: è quasi come se Camus avesse voluto sottolineare la forza del rifiuto del sentimento del protagonista, descrivendone le varie reazioni di fronte alle figure femminili dalle quali la fantasia del protagonista è continuamente attratta.

E’ un istinto prettamente sessuale, come se Mersault pensasse di poter essere stimolato dalle donne solo eroticamente, tanto che le sue amanti quasi non parlano e tutte le donne in generale non hanno vita che come mogli o madri. La prima relazione descrittaci da Mersault è quella con Marthe il cui primo rapporto è stato vissuto proprio con l’uomo che Mersault in seguito ucciderà. Marthe è l’espressione pura della bellezza e Mersault è abbagliato da tanta semplice bellezza. Marthe rappresenta la forza ardente della giovinezza, che spande la gioia di vivere intorno a sé e viene descritta attraverso le sue relazioni con gli uomini e attraverso l’effetto che la sua bellezza fisica causa nel protagonista. Da questa ammirazione nei confronti dell’esteriorità della donna, scaturisce la gelosia. Il protagonista infatti, anche se fiero degli sguardi ammirati degli altri uomini, si ingelosisce e pone a Marthe insistenti domande sul suo passato amoroso, soprattutto dopo aver visto Marthe, al cinema, salutare con affetto un altro uomo. Mersault annulla il desiderio per questa donna, se ne allontana, così per liberarsi dalla gelosia che lo attanaglia. In effetti sembra che Camus come i suoi personaggi, dopo aver aspirato all’amore per una donna, si sia convinto di non esser tagliato per questo sentimento. Il quadro è naturalmente molto complesso come per ogni Don Giovanni che si rispetti, tanto che alcuni critici hanno parlato di omosessualità latente in camus, che proietta nella donna solo un desiderio narcisistico, l’amore per il proprio doppio e non per l’altro. Per questo è più facile un amore che sia solo passione primigenia, quasi brutale e mai esclusiva rispetto ad una relazione di impegno. Preferisce pensare che il vero amore esista come evento eccezionale, l’unico per il quale valga la pena impegnarsi, di fatto approfittando del quotidiano, senza alcuna responsabilità. Un processo per altro che è assimilabile a quel del Don Giovanni mozartiano. In tal senso l prostitute vengono descritte come un sogno che costa poco, un gioco facile e veloce e per questo preferite. Il protagonista racconta di quante innumerevoli donne si siano susseguite nella sua vita; donne che hanno cercato d’andare oltre ma, deluse, non hanno trovato che dolore mentre lui, semplicemente, le dimenticava. Come egli stesso ammette, il suo unico pensiero è sempre stato rivolto verso se stesso. Le donne provano il desiderio di conquistare ciò che non lo è mai stato prima da alcuno. La seduzione è per lui un’arte che non ha niente a che vedere con il sentimento. Infatti, aldilà del desiderio, le donne risultano noiose e lui stesso è certo d’annoiarle: senza la seduzione, non ha più argomenti e mordente, le relazioni perdono il gusto ludico della commedia che lui più volte mette in scena.

In Camus non c’è il senso di colpa rispetto all’universo femminile e anche quando mette in scena l’amore, lo fa con questa ‘quasi’ indifferenza alla partecipazione emotiva.

L’altro personaggio femminile che domina tutta l’opera dello scrittore è la madre, quasi sempre presenza silenziosa, come nel suo vissuto (sorda e praticamente analfabeta, succube a sua volta della madre, autoritaria e a tratti violenta). Eppure in questo starsene in disparte la madre per Camus resta un valore positivo, un rifugio mancato, un porto anelato. D’altronde Camus cresce con due presenze femminili, essendo il padre morto in guerra. In Entre oui et non, la madre è il ritratto della vera madre di Camus ripreso in seguito nel romanzo autobiografico Le premier homme; in La mort heureuse l’avventura comincia proprio subito dopo la morte della madre solo vagamente accennata così come in L’Étranger, resuscitata dal ricordo del figlio adulto. Madre viva in La Peste, preferita alla moglie, presente come forza serena a dar coraggio al protagonista nella sua lotta contro il male, come modello di amore collettivo.

L’altra madre è la nonna che riesce forse, nella sua ruvidezza e animalità, a spiegare i motivi dell’alienazione e della mancanza di affettività della figlia – la madre di Albert – che, resa libera con il matrimonio, si è vista costretta a tornare sotto il tetto materno al momento della vedovanza, accettando dunque, sebbene a malincuore, la presenza di una figura opprimente e negativa quale è quella della madre. Silenziosa, docile, arresasi al proprio destino: il passato, rappresentato anche dal marito, sembra non appartenerle più: ciò che conta è il presente, un presente di duro lavoro per allevare i figli. I soldi guadagnati vengono gestiti dalla nonna che pensa all’educazione dei nipoti in modo energico e quasi brutale: l’accenno all’uso del frustino sui bambini rimanda a qualcosa di animalesco. Mentre la madre è così fragile che non riesce a proteggere il piccolo Albert. Camus matura un amore ‘obbligato’ verso la madre ma una certa indifferenza emotiva, mista a tenerezza che diventa quasi compassione.

Nell’insieme, analizzando le molte figure femminili dei suoi scritti emerge che la maggior parte delle compagne, sono prive di originalità, non hanno una individualità propria, tutte sembrano essere una proiezione della coscienza dell’uomo, unico protagonista. Anche il loro ruolo varia a seconda del concetto di amore espresso dagli uomini camusiani.

Donne innamorate, silenziose, sottomesse, generose del loro corpo come Marie e Lucienne rispettivamente in L’Étranger e La mort heureuse, che incarnano un’idea astratta, ridotte a semplice apparenza. Fa eccezione qualche figura più concreta come Janine in La femme adultère che non è innamorata e prende coscienza di ciò, prova a scappare, ad affrontare le sue paure, ma alla fine ci mostra il suo lato debole e sceglie la protezione e la sicurezza offertale dal marito rinunciando alla libertà.

Nei primi scritti, appaiono donne carnali, prede del desiderio avido dei protagonisti maschili. Nelle opere dove si pone il problema del conflitto tra la felicità individuale e quella collettiva, gli uomini prediligono la seconda mentre le donne rimangono in disparte come la moglie di Rieux in La Peste che parte all’inizio del romanzo. Ma alla fine, tutte esprimono quello che desiderano col silenzio: nient’altro che di amare e di essere amate, e tutte soffrono del dolore di non esserlo.

 

Ilaria Guidantoni


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