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Coronavirus: Conte, ‘rinvio referendum taglio parlamentari sine die’

Politica estera

“Abbiamo deliberato di rinviare il referendum, non c’è ancora una nuova data, si tratta di un rinvio sine die”. Lo dice il premier Giuseppe conte, in conferenza stampa a Palazzo Chigi. A chi gli domanda se abbia sentito i comitati interessati, “le confesso che volevo farlo – risponde – ma non ho avuto un piccolo spazio per valutare con loro. Oggi, in Cdm, abbiamo valutato la situazione da un punto di vista tecnico, non c’erano le condizioni e così abbiam disposto rinvio. Mi riprometto ora di sentire i vari comitati”. 

 “Siamo in una situazione di grande emergenza economica e stiamo cercando di recuperare ogni euro possibile. Non possiamo permetterci che il referendum sia un costo aggiuntivo. Cercheremo di ottenere l’accorpamento di tutte le elezioni da qui a giugno in un’unica data”. Lo ha riferito il capo politico del M5s, Vito Crimi, illustrando in una conferenza stampa al Senato le proposte del M5s conseguenti all’emergenza coronavirus. 

“Sul rinvio del referendum, il Governo ha preso una decisione saggia che avevamo chiesto da tempo: la riforma Costituzionale voluta dal M5S non e’ una riduzione del numero degli eletti, ma uno stravolgimento degli equilibri costituzionali e un’irrazionale mutilazione della rappresentanza. La discussione non puo’ essere ridotta o sacrificata, ma affrontata con il massimo di spazio nella discussione pubblica. La campagna sara’ a viso aperto, e a quella siamo pronti. Io voto No”. Lo afferma il segretario di Piu’ Europa, Benedetto Della Vedova.

Si dovra’ tenere tra il 10 e il 31 maggio il referendum costituzionale sul taglio dei parlamentari, dopo il rinvio deciso dal governo a causa del coronavirus. Le scadenze sono imposte dalla legge del 1970 che regola i referendum. Dopo il via libera della Cassazione alla legittimita’ della richiesta del referendum, la legge prevede che il governo abbia 60 giorni di tempo per convocare il Consiglio dei ministri che a sua volta debba fissare la data della Consultazione popolare.

Essendo stato dato il via libera dalla Cassazione il 23 gennaio scorso, ne consegue che il decisivo Consiglio dei ministri deve essere convocato entro e non oltre il 23 marzo. La legge stabilisce quindi che l’esecutivo possa fissare la data del referendum in un giorno tra il cinquantesimo e il settantesimo giorno successivo. Quindi la forbice e’ teoricamente molto ampia, visto che il Consiglio dei ministri decisivo potrebbe essere gia’ domani come tra 14 giorni, e che in esso si potrebbe puntare ad una campagna piu’ corta (50 giorni) o piu’ lunga (70). Le domeniche in gioco sono le quattro tra il 10 e il 31 maggio; ma il 17 sono fissate le elezioni regionali amministrative e il 31 i ballottaggi, e quindi se si puntasse a un election day sarebbero le date piu’ probabili. Se invece il coronavirus non mollasse la presa costringendo a rinviare anche le regionali a settembre, si dovrebbe ricorrere a un decreto per derogare la legge del 1970. 


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