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Amleto Cataldi, lo scultore di Roma…umiliato

Arte & Moda

Amleto Cataldi (1882-1930) alla sua epoca considerato uno dei punti di riferimento di eccellenza del Novecento Europeo, è lo scultore di Roma: infatti nessun artista è rappresentato nella Città Eterna da tante opere quanto Cataldi, sia nelle due Gallerie d’arte Nazionale e Comunale, sia nei palazzi istituzionali, sia in giro per la città. Nella scultura europea del primo Novecento già ai suoi tempi lo scultore ciociaro  veniva collocato in posizione apicale e preminente. Ma avviene anche per Cataldi quanto avviene per altri personaggi: non sono profeti in patria, non li si capisce, quindi li si accantonano. Per esempio al Palazzo del Quirinale si trova  una sua opera di altissima qualità, donata dai partigiani al Presidente Saragat nel 1966 per i suoi meriti nella Resistenza Italiana: si sarebbe ritenuto normale che il visitatore del Quirinale la incontrasse nel suo percorso di visita, invece l’Arciere, questo è il nome dell’opera, alta crca 190 m, in bronzo, non si incontra: in  alcune riprese televisive si è visto che questa prestigiosa opera d’arte è sistemata attualmente in una rientranza  dello scalone che porta alla cucina, visibile dunque solamente, è già una consolazione, ai camerieri e ai cuochi dei fortunati  inquilini del palazzo.

Tre o quattro anni fa il Comune di Roma Capitale, dietro iniziativa dello scrivente, si avvide del   torto arrecato al grande artista avendolo  totalmente ignorato  nel proprio stradario cosicché,  recepita la doglianza,   Roma Capitale quasi  quale ammenda intestò  a ‘Largo Amleto Cataldi’ lo spazio più pittoresco e più spettacolare della Città Eterna:  il Pincio a Villa Borghese, a pochi metri dalla Casina Valadier, a qualche diecina di  metri da Palazzo Medici! Infatti qui si leva una delle sue opere più ammirate: la Fontana della Ciociara, fino ad oggi erroneamente nota come l’Anfora. Ora è successo che, così dicono, ‘un colpo di vento’ abbia infranto la tabella di marmo sulla  palina di sostegno, mandando  la targa  in frantumi! E’ passato più di un anno e le autorità cittadine fino ad oggi sono state ignave al riguardo e il nome è rimasto solo nello stradario cittadino. In realtà a mio avviso, deve essersi trattato di un ‘vento’ alquanto bizzarro e malizioso perché delle decine di targhe segnaletiche nelle vicinanze ha infuriato solamente sulla targa  di Cataldi! Le autorità responsabili come pure  i carabinieri con una denuncia, sono stati da tempo investiti del fatto.

A Via dei Delfini, in Ghetto, sotto il balcone della palazzina dove abitava il poeta celebre di Roma Giggi Zanazzo, Amleto  Cataldi realizzò una edicola  con il volto del poeta e affianco due putti, uno con la lira simbolo della poesia e della musica e l’altro…senza nulla! Anche qui qualche specie di  ‘vento’ deve avergli tolto dalla mano il simbolo artistico che inizialmente lo individuava. E lo stato di fatto perdura tale da  anni!

Il ‘Monumento agli studenti della Sapienza caduti in guerra’  realizzato da Amleto Cataldi, che si leva a pochi metri dalla scala di accesso alla Facoltà di Giurisprudenza,   fu inaugurato nel 1920  dal re in persona e dal presidente del Consiglio dell’epoca Salandra e dalle autorità accademiche della Sapienza: un fatto dunque del massimo significato oltre che prestigioso riconoscimento del valore artistico dell’opera: oggi  si presenta  allo sguardo dell’osservatore ricoperto di ossidazione e con la scritta del basamento illeggibile: cioè da allora fino ad oggi mai curato e mai ripulito! Gli avvocati, e il loro Ordine, così sensibili  e attenti…quale occasione ancora persa, per un atto di munificenza e di mecenatismo, da pochissimi soldi in verità, tra l’altro! Per ridare splendore al monumento e onore a loro stessi…

Alla Galleria Nazionale a Valle Giulia di opere del Cataldi ve ne sono cinque: nelle sale non se ne vede nessuna, da anni! sicuramente giacciono nel deposito, per far posto, si perdoni la polemica, alle…vacche impiccate!

E’ visibile solo la ‘Portatrice d’Acqua’ ma fuori del Museo, sotto il finestrone  del Caffè della Galleria.

                                                                            Michele Santulli


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