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Il disagio di un liberale   per questa serie di limitazioni di libertà

Politica italiana

di Stefano de Luca

Viviamo in questi giorni una imprevedibile stagione come di vite sospese, con una conseguente compressione della nostra libertà fino a ieri inimmaginabile, pur nell’accettazione culturale generalizzata di un rigoroso ossequio alle leggi ed un profondo, persino doveroso, rispetto verso il prossimo. Allo stesso tempo tuttavia si tratta di qualcosa che sentiamo obiettivamente contro natura. I terremoti, le eruzioni vulcaniche, le alluvioni, sono sovente pericolosi e compiono delle vere e proprie stragi, come, nell’antichità, quando la medicina non aveva fatto le straordinarie scoperte odierne e certe misure di prevenzione non erano state concepite, le epidemie facevano un numero di gran lunga superiore di vittime ed altrettante, forse di più, erano conseguenza delle guerre, intese come strumento normale per regolare i rapporti di forza fra gli Stati. Tutto questo per fortuna è ormai superato ed aiuta a farci riflettere su come nel tempo moderno la vita umana abbia assunto un valore straordinariamente superiore rispetto al passato di cui talvolta ci dimentichiamo e che invece rappresenta una conquista della modernità. Gli uomini di tutte le generazioni precedenti alla nostra erano stati preparati a divenire guerrieri, mentre, in pochi decenni, è completamente cambiato l’orizzonte della nostra esistenza e sarebbe impensabile concepire che un contemporaneo si sentisse pronto a sacrificare la propria vita per la Patria o per il desiderio di conquista del proprio impero. Per tale motivo, al fine di nobilitare un così alto sacrificio, era necessario alimentare una certa retorica patriottica, che oggi è scomparsa.

Tuttavia, non possiamo non riflettere su una circostanza del tutto nuova e che rende per molte persone le odierne prescrizioni insopportabili. Esse penetrano nel vivo di alcuni aspetti per ogni uomo delicatissimi. Un conto è la doverosa obbedienza alla legge, ben altro imporgli delle limitazioni, non soltanto della libertà di movimento, ma anche dell’arbitro di compiere le scelte che più gli aggradano, persino con interferenze in aspetti personalissimi e delicatissimi dei risvolti più intimi della vita affettiva. Leggevo della dolorosa notizia di persone cui è stato vietato di dare l’ultima carezza, quindi l’unico regalo che potevano, al loro caro morente, o di poter andare al suo funerale. Pur comprendendone la motivazione, non riesco a non ritenere un simile obbligo disumano. Penso che, se capitasse a me, non sarei capace di rispettarlo. Allo stesso modo mi domando come, soprattutto in un contesto di vita da prigionieri agli arresti domiciliari in casa, persone giovani e intensamente innamorate possano rinunciare, in ossequio ai divieti, alle affettuosità, alla intimità istintiva nel rapporto di amore. Sinceramente mi domando se l’imperio della legge possa arrivare fino a questo punto e se imporre simili limitazioni della libertà personale non ricordi l’anacronistica condanna cattolica del suicidio, ormai superata, tanto da ammettere, anche se con molte residuali resistenze, che si possa presto pervenire ad una regolamentazione giuridica del diritto di ogni persona a prevedere e decidere sulla fine della propria vita. Quando l’autorità penetra così a fondo nella nostra sfera di libertà personale, condizionando il diritto naturale al libero arbitrio, vuol dire che stiamo abbandonando la visione liberale per la quale ogni individuo è l’unico, assoluto proprietario della propria vita e che egli stesso liberamente deve decidere di limitare la propria sfera di libertà per rispetto di quella uguale degli altri, secondo il principio del neminem ledere. Ci stiamo invece pericolosamente avvicinando ad un’altra opposta concezione di tipo fideistico comunista, aggravata dalla presenza di una classe dirigente inadeguata, in cui lo Stato tende a diventare il proprietario delle persone, della loro stessa vita, mentre esse finiscono col divenire soltanto uno strumento della sua volontà. Questo, da liberale, non riesco ad accettarlo!

Stefano de Luca


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