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L’Italia chiamò

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Editoriale

Giandomenico Graziano 

L’Italia turrita è la personificazione della nostra nazione. E’ una nobile matrona, avvolta nel tricolore, incoronata dalle mura della città ideale che rappresenta i valori della civiltà romana prima e del rinascimento italiano poi. Talvolta è rappresentata in modo aulico, con ai suoi piedi uomini in arme che si aggrappano alle sue vesti prima dell’attimo fatale. Talaltra, si dice dell’Italia che sia una “serva di dolore ostello – nave senza nocchiero in gran tempesta – non donna di province, ma di bordello” .

L’immagine allegorica dell’Italia è quella di una donna, comunque la si veda, una coincidentia oppositorum che altro non è che la rappresentazione più profonda e complessa della vita stessa: la madre patria che culla e consola i suoi pargoli ed essa stessa una bambina da cullare e consolare (è virale in questi giorni la toccante immagine dell’artista Franco Rivoli e diffusa dall’Associazione Nazionale dei Carabinieri che rappresenta l’Italia, piccola e ferita, cullata da un’infermiera).

Sono così gli italiani. Allo stesso tempo valorosi eroi e bambini da consolare, che hanno un forte senso del dovere, ma anche l’impazienza di potersi sfogare in pace in un pianto liberatorio. In tempo di pace sono critici ed ingrati ed in tempo di guerra uomini di cuore e di pietà.

Quante volte si è sentito dire che l’Italia sia una nave senza nocchiero in gran tempesta? Spesso lo si è pensato e detto con cognizione di causa. E’ un paese che è alle prese con il cancro delle mafie e della corruzione, senza trovare una cura che davvero funzioni, poiché il male si annida anche nella burocrazia, nelle sue storture. È sordo alle urla dei bisognosi, è incivile in alcuni ambiti ed arretrato nelle stesse istituzioni. E’ indolente sulle questioni strategiche come la sanità, l’istruzione e la giustizia. E’ sfrontato con i lavoratori e con i produttori e ruffiano con i meno meritevoli. Si proclama laico, ma all’occorrenza è di parte, talmente astuto da risultare ipocrita.

Quante volte si è pensato che l’Italia sia una serva (…) donna di bordello?

E’ maltrattata nel consesso dei paesi stranieri che dovrebbero esserle amici, ma che sono sempre pronti alla più aspra critica ed a calpestare parte dei suoi interessi. E’ ancora innanzi agli occhi la bieca satira francese o la condanna a morte pronunciata (più o meno consapevolmente) dalla neo presidente della BCE Christine Lagarde.

E’ così l’Italia, serva di bordello: nonostante gli inganni e le vessazioni subite continua a prestarsi ammiccante al bruto di turno.

Ed i suoi figli? I suoi figli riescono comunque ad eccellere, nonostante il paese non sempre li aiuti. Ed eccellono, eccome. E siccome brillano di luce propria, spesso continuano a farlo anche fuori, lontano.

Nel campo delle “moderne arti liberali” sono maestri in tutto il mondo, dal settore enogastronomico all’agroalimentare, dal campo artistico classicamente inteso (musica, arte e letteratura) alle nuove arti (moda, design, cinema), allo sport.

Nel campo dell’innovazione tecnologica e della scienza, pur risentendo gravemente del ritardo del sistema, sono in grado di produrre il futuro attraverso il loro genio che non sempre si esprime all’interno del territorio.

Ha primari professionisti ed eroi che rispondono col loro valore ai deficit del  paese: gli Insegnanti, i membri delle Forze dell’Ordine e della Protezione Civile, i Medici, gli Infermieri, tutti i lavoratori del sistema sanitario, solo per fare alcuni esempi. Per non parlare dei numerosi Volontari di cui si fregia. Tutti stipendiati in misura insufficiente, ma che rispondono “Presente!” quando l’Italia chiama.

E l’Italia, oggi, chiamò.

La sig.ra Irene Coppola di Gallipoli, che ha cucito mille mascherine in materiale sterilizzabile, nella sua bottega da sarta, da donare alla sua comunità; i numerosi italiani che si sono recati presso le Avis territoriali a donare il sangue con un incremento significativo rispetto alle registrazioni ordinarie rispondendo alla richiesta delle istituzioni. I medici, gli infermieri, gli assistenti sanitari, i biologi ed il personale amministrativo degli ospedali stanno facendo dei turni massacranti per riuscire a sopperire all’emergenza sanitaria rischiando la propria salute. Al 12 marzo 2020 risultano 691 gli operatori sanitari positivi al Coronavirus nella sola Lombardia, pari a circa il 12% dei malati di quella Regione. E alcuni di loro, come Roberto Stella, presidente dell’Ordine dei Medici di Varese, sono morti “sul campo”.

L’Italia si sta inondando della solidarietà di questi Eroi, e mentre il governo pasticcia, gli italiani, loro sì, concreti, hanno già attivato svariate raccolte fondi a favore degli ospedali (una su tutte, la dichiarazione del direttore sanitario dell’Ospedale Papa Giovanni XIII di Bergamo: «La generosìtà dei bergamaschi (ma non solo) ci sta travolgendo come un fiume in piena, un fiume di affetto e solidarietà per cui abbiamo dovuto aprire un nuovo conto corrente dedicato alla raccolta fondi per il Coronavirus».

Ecco dove gli italiani riscoprono l’unità nazionale e si ritrovano tutti sotto la stessa bandiera. Sono commoventi i messaggi d’amore che inviano a madre patria in questi giorni di difficoltà. Si leggono ovunque: bandiere esposte nei negozi, videomessaggi diffusi in Internet, post sui social media, la “candelora” silenziosa della notte tra il 12 e 13 Marzo in onore del personale sanitario.

Cittadini di diversa estrazione sociale e culturale, ciascuno a modo proprio, ma tutti con lo stesso cuore tricolore.

Massimo d’Azeglio disse nel 17 marzo 1861: “abbiamo fatto l’Italia, ora dobbiamo fare gli italiani”. Dopo 159 anni (nella migliore delle coincidentia oppositorum)  è arrivato il momento di poter affermare: “Gli italiani ci sono, ora (ri)facciamo l’Italia”.


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