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Imparare a “mettersi in gioco”: intervista a Riccardo Bertoldi

Oltre Tevere

Dopo il successo di “Resti?” (Rizzoli), torna in libreria Riccardo Bertoldi con uno nuovo romanzo emozionante “Abbiamo un bacio in sospeso (io e te)” edito da Rizzoli. Protagonisti di questa storia d’amore che vi terrà incollati fino all’ultima pagina sono due giovani trentenni, Leonardo e Laura che dopo varie delusioni decidono di rimettersi in gioco partendo proprio da un “gioco” fatto insieme teso all’esplorazione di se stessi attraverso l’incontro con l’altro.

Grazie a loro “mettersi in gioco”, i due si innamoreranno e faranno chiarezza sulla loro esistenza e su ciò che davvero vogliono per sé stessi. Questo romanzo indurrà il lettore a riflettere sul concetto di “vero amore”, quello che non ti limita ma ti apre tante nuove possibilità per crescere ed evolvere dal punto di vista personale e professionale.  Questo libro racchiude in sé una riflessione sull’amore giusto, su ciò che davvero conta nella vita e sull’importanza dei legami solidi e sinceri che si cibano di autenticità, semplicità e voglia di vivere.

La scrittura di Bertoldi Riccardo è così intimistica, passionale e trasuda emozioni intense. Sarà facile per il lettore entrare in empatia con Leonardo e Sara perché sono due giovani come tanti che imparano dai propri errori a vivere davvero lasciando da parte i “se” e i “ma” buttandosi a capofitto nella pura vita affrontando la paura del rischio.

Con “Abbiamo in sospeso un bacio (io e te), Bertoldi ci invita a liberarci dei nostri limiti mentali per vivere pienamente le emozioni e le occasioni che la vita ci pone di fronte al nostro cammino per non vivere più di rimpianti, occasioni mancate e situazioni sospese. Ne parliamo in questa interessante intervista con l’autore di questo romanzo imperdibile.

Com’è nata l’idea di scrivere questa emozionante storia d’amore?

Avevo voglia di raccontare un nuovo modo di conoscersi e di innamorarsi. Sara e Leonardo si conoscono solo di notte, in un negozio di musica in cui si chiudono dentro e tirano giù la serranda (metafora del lasciare il mondo fuori), lei attraverso i testi delle canzoni che scrive e lui attraverso le fotografie che scatta. Questo dà via ad un “gioco” in cui loro si conoscono “al contrario” e si renderanno conto, ad un certo punto, di conoscere tantissime intimità l’uno dell’altra, ma di non sapere quelle piccole banalità che solitamente si chiedono ai primi appuntamenti.

La parola chiave di questo romanzo è “leggerezza”, quella leggerezza che è il segreto di ogni rapporto e che, proprio per questo, dovrebbe essere custodita con cura.

Nel tuo romanzo fai la differenza tra “amore vero” e “amore giusto”. Ci spieghi meglio i due concetti?

Questa distinzione nasce dal fatto che, secondo me, il grande amore lo abbiamo perso (quasi) tutti, e che quindi, nella vita reale, molto spesso non si sposa quell’amore che ti ha davvero fatto diventare matto, ma quello che ci ha portato quella serenità alla quale miriamo più o meno tutti. Credo che tanti matrimoni abbiano come basi “l’accontentarsi”, ma Sara e Leonardo non hanno voglia di stare a questo. Hanno voglia di credere ancora in quell’amore capace di tenerli svegli la notte.

Leo e Sara, i protagonisti del tuo romanzo sono distanti fisicamente ma non col cuore. Secondo te fa più male la distanza fisica o quella dell’anima al giorno d’oggi?

Credo che siano direttamente collegati e che sappiano, dunque, fare male allo stesso modo. Quando si ama la distanza fisica può diventare la chiave per avvicinare le anime ancora di più. Eppure, quella vicinanza, fa male se non si può annullare.

Leo ha paura di innamorarsi perché essenzialmente teme la felicità. È una paura nella quale molti lettori si identificheranno. Come superarla?

Penso che il segreto per essere felici sia rendersi conto che il sorriso non sta quasi mai nelle nostre paure, ma nel correrci incontro.

Rischiare è fondamentale in amore. Cosa significa per te il rischio?

Il rischio secondo me è accettare, ancora prima di tuffarsi, che quella storia potrebbe anche farci male un giorno, ma fregarsene un po’ e vivere quello che sentiamo. Per fortuna, d’amore non muore nessuno.

È meglio vivere di rimpianti o rimorsi?

Come scrivevo in “Resti?” un giorno non ci pentiremo degli sbagli, ma di tutte le corse che non abbiamo fatto.

Quanto è cresciuto artisticamente Riccardo Bertoldi da “Resti?” a “Abbiamo un bacio in sospeso (io e te)?

Faccio davvero molta fatica ad auto-valutarmi. Credo che a scrivere s’impari scrivendo, e io cerco di continuare a farlo e rubare più consigli possibili dalle persone che sanno farlo meglio di me.

Quanto di Riccardo Bertoldi possiamo rintracciare in questa storia?

Se in “Resti?” mi ero nascosto nel luogo in cui è ambientato, Nosellari, e negli amici del protagonista. In “Abbiamo un bacio in sospeso, io e te” sono molto dentro nel punto di vista che emerge dalle parole dei protagonisti. E anche nel modo nuovo che inventano di conoscersi.

Perché il lettore de IlCorriereNazionale.net dovrebbe leggere il tuo romanzo?

Questa è una domanda che mi fanno spesso, soprattutto alle presentazioni, ed è una domanda a cui cerco sempre di non rispondere, anche perché consigliare il mio libro mi sembra scorretto. Io ho solo scritto una storia…

Mariangela Cutrone


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