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Italia unita, facciamoci gli auguri

Cultura & Società

Torino, 1861. Viene proclamato dal neo Parlamento il nuovo Regno d’Italia, con Vittorio Emanuele II di Savoiacome primo Re d’Italia. L’allora Presidente del Consiglio, Camillo Benso Conte di Cavour, presentò al Senato un progetto di legge che constava di un solo articolo. Il regio decreto così recitava:

Articolo unico. Il Re Vittorio Emanuele II assume per sé e suoi successori il titolo di Re d’Italia.

Nel 1911 venne istituita in quel giorno una festività nazionale. La festività nazionale venne poi abolita, ma nel 2011, in occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, il 17 marzo è tornato per un solo anno ad essere festa nazionale.

Italia. Verde, perché sempre spera. Soprattutto in questo momento. Bianca, perché ricorda ciò che è stata. Fedele all’antico. Rossa, perché è nata dal sangue delle battaglie. Desta. Come nel nostro inno. Attenta, vigile. Mai come ora, nella distanza, unita. Fraterna. L’Italia che amiamo è l’Italia del soccorso. L’Italia dei medici, l’Italia degli infermieri, l’Italia dei volontari. L’Italia che aiuta. “Tutti fratelli” dicevano le donne del popolo, ricordate dal fondatore della Croce Rossa, Henry Dunant, mentre prestavano assistenza ai feriti della Battaglia. Questo è il messaggio che voglio trasmettere con il Tricolore che svetta e che ci ricorda che siamo “Tutti fratelli.” D’Italia.

L’Italia in cui ci riconosciamo è un’Italia che non piega la testa. Che vuole lanciare un segnale forte, per ciascuno di noi e per tutti gli altri. Sia italiani, che oltre il confine. Un’Italia che non si sente seconda a nessuno. Anche nel momento dell’emergenza. Anche nella paura. “Chi vincer ci può?”. Questo è il secondo messaggio, facciamolo nostro.

Migliaia di uomini rischiarono la vita per fare l’Italia. Molti ne morirono. Ricordando il passato, troviamo la forza per affrontare il presente.

L’Italia s’è desta: aderiamo a questa chiamata patriottica, ricordando ciò he fummo, orgogliosi di quello che siamo, fiduciosi in ciò che sempre saremo. Fratelli d’un’Italia che anche ora, s’è desta.

Evelyn Zappimbulso


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