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Contrasto all’epidemia  corona virus – task force con kit a domicilio

Cultura & Società

Giovanni Mercadante 

E’ una esigenza globale. Serve un commissario per gestire questa situazione, altrimenti troppa burocrazia condizionerà ogni azione.

L’epidemia del corona virus si sta allargando a macchia d’olio su tutta la Penisola.

Le regioni del Sud, che fino alla settimana scorsa  registravano dati non eccessivamente allarmanti, nelle ultime ore stanno diffondendo  veri bollettini di guerra.

E’ la peste del secolo, se vogliamo fare proprio un raffronto storico. Nel 1500 la peste si diffuse in tutta l’Europa con una moria apocalittica  di persone (l’esercito ottomano si era spinto fin sotto le mura di Vienna;  solo la peste la salvò) fenomeno che poi si è ripetuto a fasi alterne nel 1600 (il romanzo dei Promossi Sposi di Alessandro  Manzoni ne è una testimonianza, ambientato nel 1630) e nel 1700.

Il centro storico di Altamura è disseminato di mattonelle in ceramica colorate con immagini sacre dedicate  al Santissimo Sacramento, a S. Rocco, Sant’Irene, Sant’Ambrogio a devozione per lo scampato pericolo su cui sono indicate le date della pestilenza;  era  la fede l’antidoto contro quel flagello.

Non c’erano mezzi farmacologici di contrasto. La peste ad Altamura nel 1527 è raccontata con una iscrizione scolpita sulla traversa della portale dell’antica chiesetta medievale  di S. Liberatore (Piazzetta Martiri), di rito greco-ortodosso.            

Fortunatamente con l’Illuminismo/1700  iniziano le scoperte sulla medicina e si entra in un’altra fase.

Finita la peste, si è passato durante la 1^ guerra mondiale ad un altro bubbone: la spagnola, giunta in Italia dall’America, partita inizialmente dalla Cina. Solo che il fenomeno si registrò in maniera più violenta in Spagna, da cui prese il nome la malattia, detta anche asiatica.

Anche all’epoca decessi a dismisura. Questa patologia fece migliaia di morti ad Altamura soprattutto tra i  prigionieri di guerra austro-ungarici deportati a Casal Sabini. Morirono  migliaia di soldati non solo nel predetto campo di prigionia  ma anche in altre località della Puglia e dell’Italia.

Un piccolo monumento nel cimitero comunale ne ricorda la tragica morte di quei giovani militari.

Per tutto il primo cinquantennio del 1900 questa malattia ha terrorizzato le popolazioni italiane.

Senza dimenticare un’altra epidemia nel 1973-75 , quella del colera che si propagò in tutto il Sud Italia; Puglia, Campania e Sardegna furono le regioni più colpite.

Possiamo dire a questo punto che questi fenomeni batteriologici si manifestano con  cicli storici frequenti, assumendo dimensioni disastrose, difficilmente contenibili in spazi e tempi. La OMS/organizzazione mondiale della sanità è nata proprio per fronteggiare queste emergenze che coinvolgono tutti i paesi del mondo.

Come frenare questo flagello del corona virus? Al momento tutte le autorità medico-sanitarie si esprimono con l’analisi del tampone.

Poiché il contagio può avvenire per via aerea, secondo gli esperti, la mascherina davanti alla bocca è il rimedio migliore per evitare il contagio; e naturalmente restare a casa evitando contatti con altre persone fuori del circuito domestico.

Intanto, sono state adottate misure più drastiche a livello nazionale, con decreti presidenziali,  limitando al massimo la circolazione di persone e beni. Ma queste misure non potranno certamente arginare il fenomeno, perché ci sono sempre delle maglie larghe nella società.

Aziende farmaceutiche e ricercatori scientifici si sono mobilitati per cercare le soluzioni. Il tampone sembra che sia la via più semplice e diretta per verificare i casi portatori positivi di questo virus. Gli asintomatici, quelli che al momento del test non presentano alcun sintomo,  lo manifestano in un secondo momento; questi sono i soggetti  inconsapevoli più pericolosi, perché circolano liberamente e infettano le persone a loro più vicine.

Vista questa situazione emergenziale e poiché  tutti i cittadini sono stati messi in quarantena fino a nuovo avviso, viene spontaneo chiedersi perché non costituire una task force regionale e quindi comunale  con squadre di volontari che consegnano a domicilio un modulo su cui scrivere tutte le proprie generalità e un kit sanitario di prelievo con cui effettuare  le analisi?

Ritiro da effettuare qualche giorno dopo e far  eseguire le analisi in laboratorio, in tempi relativamente brevi. Il monitoraggio sul territorio è facilmente eseguibile vista la permanenza forzata in casa. Questa operazione consentirebbe la realizzazione di un database locale comunale, regionale e nazionale.

Del resto sono stati stanziati milioni di euro per l’emergenza. Questa idea, se presa in considerazione, potrebbe limitare i danni economici.

E’ una esigenza globale inoltre che richiede  subito la nomina di   un commissario  nazionale che possa gestire questa situazione, altrimenti troppa burocrazia condizionerà ogni azione.


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