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Mario Draghi e lo scenario economico

Economia e Finanza

di Antonio Vox

Mario Draghi, sul Financial Times: “Una tragedia di proporzioni bibliche”;

bisogna mobilitare tutte le risorse disponibili, senza riserva;

il debito pubblico aumenterà a dismisura ma “una distruzione permanente della capacità produttiva e quindi fiscale, sarebbe ancora più dannosa per l’economia”.

Da più parti si invoca Mario Draghi perché accetti l’invito a scendere in campo, tanto che Mario Monti, secondo ADNKRONOS lo sponsorizza: “Nome eccellente per uscire dalla crisi”.

Ma che cosa ha Draghi di così speciale?

Draghi, come tutti noi, è fatto di due cose: la personalità e il pensiero.

Sul primo c’è poco da dire: è un leader, al contrario del curiale Giuseppe Conte. Essere leader é una attitudine naturale.

Sul secondo, bisogna osservare che, superando consolidati pregiudizi e fatiscenti luoghi comuni che uccidono il libero pensiero, Mario Draghi propone un percorso di pragmatica logica.

L’opinione pubblica si sofferma su slogan, riproposti reiteratamente dai media, come “whatever it takes”; quasi a confondere slogan e persona, tanto che si potrebbe usare i primo per richiamare il secondo.

L’opinione pubblica si sofferma sul carisma, quasi ad invocare un intervento del salvatore che poi, di solito nella storia, fa seguire delusioni a illusioni.

Non ci si sofferma mai abbastanza sull’insegnamento del pensiero e su come affrontare le dinamiche dello scenario economico sociale, visto come sistema complesso.

Per semplificare, si dovrebbe “pensare alla Draghi” anche se non ci fosse Draghi.

Solo allora si potrà dire di aver compiuto il salto di qualità richiesto da dinamiche complesse di sistemi complessi, tipiche della Società attuale.

Cosa dice Draghi?

·         La pandemia ha creato situazioni emergenziali esplosive che, inevitabilmente produrranno gravi recessioni;

·         per contrastare queste situazioni emergenziali c’è bisogno di grandi e imprevedibili masse monetarie, pena la distruzione delle capacità produttive e l’irrecuperabile perdita di posti di lavoro;

·         queste masse monetarie, la cui dimensione è oggi solo ipotizzata, debbono essere trovate, a poco prezzo (tassi d’interesse ridotti allo zero) e subito;

·         è necessario che l’Europa resti unita, pur nel cinismo e individualismo dei singoli Stati.

È una capacità del pensiero libero porsi le domande nel modo corretto per facilitare l’individuazione delle soluzioni più appropriate.

Draghi lo ha già dimostrato al tempo del “Quantitative Easing”, il 26 luglio del 2012 alla Global Investment Conference di Londra.

Il QE è stata la politica monetaria che ha già salvaguardato l’unione Europea dalla disgregazione prevista da tanti economisti e da più parti.

Ora, è indicativo che Mario Monti, che conosciamo come filogermanico fautore del rigore, proponga Mario Draghi come personalità capace di portarci fuori dalla crisi, anche se giustifica la sua scelta come “persona terza, fuori dai giochi”; forse ha capito, invece, che al pensiero di Draghi non ci sono alternative.

Qui nasce il conflitto in sede europea; in particolare sul MES e sugli Euro Bond si scontrano due visioni contrapposte: quella che possiamo chiamare “Visione Draghi”, contro quella, obsoleta, che potremmo chiamare “Visione Teutonica” della Lagarde, dei falchi tedeschi, dei paesi del Nord Europa.

La “Visione Draghi” prevede una Unione Europea coesa compatta e mobilitata perché solo l’unità e la coesione garantiscono ai Paesi membri l’accesso più agevole al mercato finanziario.

La “Visione Teutonica”, la abbiamo subita in questi anni: massimo rigore e rigido controllo che sfocia, spontaneamente, in insopportabili limitazioni di libertà.

Il rischio che la pandemia diventi “la tomba dell’Europa” è grande.  

Antonio Vox

Partito Liberale Italiano

Commissario per la Regione Puglia

Presidente del Consiglio Nazionale


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