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E adesso che succede?

Economia e Finanza

di Canio Trione – Economista

Nel calcolo del pil nazionale lo stipendio di un carabiniere si somma al reddito di un idraulico. Poco importa che uno sia “percettore” di tasse mentre l’altro “pagatore” di tasse. Inoltre tra i pagatori di tasse vi sono imprese forti in grado di traslare le proprie tasse su altri (i gestori autostradali per es. ma anche le compagnie dell’energia,…) e pagatori netti (le pmi e i consumatori) che così si trovano a pagare tasse per se e per le imprese forti di cui acquistano i servizi e per i dipendenti statali che mantengono tout court. Se le pmi non hanno convenienza ad espandersi e ad esistere o se addirittura vengono costrette all’inazione per legge, l’intera spesa pubblica deve essere finanziata a debito; se poi si delibera di “aiutare” le pmi con elargizioni di danaro quasi fossero dipendenti pubblici, quel ricorso all’indebitamento si accresce ancor di più. Di quanto? Di cifre vicine al pil stesso.

Questa è la situazione odierna. De decenni fare impresa per le pmi non era più cosa invidiata, la pubblica amministrazione da decenni si è sbizzarrita a cercare metodi per estorcere danari e rendere difficile la vita dei piccoli imprenditori. La favola della loro inesauribile tendenza all’evasione ha alimentato l’odio delle menti più deboli e disinformate verso questa categoria aumentandone la persecuzione e i controlli, restringendola quantitativamente a tutto vantaggio di deficit e debito pubblico (evidentemente gradito al sistema delle banche e della grande impresa che ci lucrava e lucra interessi e profitti che diversamente non avrebbe lucrato). Le Istituzioni pubbliche che esistono per ottimizzare la vita dei cittadini sono divenute una palla al piede per lo sviluppo economico (la famigerata burocrazia) suicidando il sistema.

Oggi il virus si è incaricato di creare un caso di scuola: che succede se la porzione del pil creata dalle pmi chiude? Cioè se le pmi -uniche pagatrici di tasse- vengono fermate?  Esso vale circa il 20% del totale del prodotto interno lordo e quindi, contabilmente, costa un 20% di pil di debito in più; se poi lo dobbiamo sostenere con aiuti pubblici arriveremo al 30%. I nostri sagaci politici pensano che se questo 30% lo finanziamo con titoli sottoscritti dalla banca centrale a tasso zero ce la possiamo fare brillantemente senza molto sforzo. I banchieri centrali faranno la parte dei salvatori della patria con costi modesti (basta un click per creare tanti soldi!) e saremo tutti contenti.

Vedremo presto se è vero o no. Se ci saranno tumulti popolari o no. Se il sistema finanziario sopravviverà o no. Se l’impalcatura giuridica reggerà o no. Oppure se sarà il caos cui si farà fronte con la dittatura politica.

Noi crediamo che sia meglio riconoscere la centralità, la dignità e quindi sacralità e intangibilità delle pmi come segno tangibile e percorso operativo di democrazia e civiltà. La proverbiale adattabilità, capacità di soffrire e rinascere dei nostri imprenditori farà rinascere e rilanciare l’intero sistema economico cominciando proprio dalle aree più deboli e quindi maggiormente dipendenti dalle pmi. Quindi un sistema di norme che sancisca quella sacralità ed intangibilità può da subito invertire la rotta e fermare l’inabissamento che stiamo vivendo… se no, come detto, sarà il caos e la dittatura economica.    


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