fbpx

Competenze statali e regionali in situazioni di emergenza

Politica italiana

Raffaele Vairo

Francesco Boccia, Ministro per gli Affari Regionali, ha fatto oggi (29 marzo) arrabbiare Attilio Fontana, Presidente della Lombardia, e Sergio Zaia, Presidente del Veneto. Ma cosa ha detto di tanto grave da provocare le reazioni dei due Presidenti leghisti?

Semplicemente la verità: nessuna Regione ce l’avrebbe fatta senza l’intervento dello Stato. Le dichiarazioni del Ministro sono state interpretate come un tentativo di ledere la maestà, presunta, dei due leghisti. Come si permette un Ministro del PD formulare critiche, anche se garbate, nei confronti delle Regioni, specialmente quelle del Nord, che da tempo reclamano ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia in alcune materie? Non c’è, forse, dietro le sue dichiarazioni qualche riserva circa la capacità delle Regioni del Nord di svolgere con maggiore autonomia le proprie funzioni?

Una lettura serena, non inficiata da alcun pregiudizio, delle dichiarazioni del Ministro porta a un’interpretazione diversa: in una emergenza di queste dimensioni nessuna Regione avrebbe potuto farcela da sola. L’intervento dello Stato, necessario e prevedibile, costituisce la conditio sine qua non per aver successo nella lotta a una pandemia della gravità del coronavirus. Le Regioni devono riconoscere che l’intervento dello Stato, oltre che necessario, è stato fondamentale.

Ma la polemica ci porta a rivedere i rapporti tra Stato e Regioni. Se non si ha il coraggio di abolirle, in quanto si sono rivelate una fonte inesauribile di spese senza che ne scaturisse un qualche vantaggio per la collettività, almeno si pongano le basi per una discussione, serena e costruttiva, sulle rispettive competenze. E’ giusto, ad esempio, che alle Regioni si lascino competenze in materie delicate qual è la sanità? Francamente, dopo quanto è successo e sta succedendo in questi giorni, la risposta non può essere che negativa. L’intervento delle Regioni si è rivelato parziale e insufficiente. Sia al Nord che al Sud. E’ apparso subito chiaro che la cd supremazia del Nord vale solo per l’ordinaria amministrazione, rivelandosi in tutti i suoi limiti nelle fasi emergenziali. Le ragioni dell’insufficienza ha molte cause. La corruzione che ha distolto fondi pubblici dalla loro destinazione naturale, la istituzione esagerata di strutture sanitarie private nell’illusione che l’interesse pubblico sarebbe stato meglio garantito, l’indulgenza verso gli evasori che ha causato il depauperamento delle risorse da destinare all’assistenza, la politica del numero chiuso per l’accesso alla professione sanitaria, la chiusura di piccole strutture ospedaliere, sono le principali cause dell’affievolimento del diritto alla salute. Ovviamente la responsabilità non è ascrivibile solo alle autonomie locali, ma soprattutto alla politica nazionale che non ha voluto o saputo vedere il disastro cui siamo andati incontro. Specialmente nel Sud. Ma non solo. Basti considerare le condanne di Formigoni e di Galan, rispettivamente Presidente della Lombardia e del Veneto, per convincersi che la corruzione è un cancro che, come il virus, non riconosce e non rispetta i confini.

Intanto, fino a quando non si provveda alla riforma costituzionale del Titolo Quinto, sarebbe opportuno che si predisponesse un quadro normativo che individuasse le competenze dello Stato e quelle delle Regioni nell’affrontare le emergenze. Abbiamo visto, infatti, che il Presidente del Consiglio ha fatto ricorso ai vari istituti costituzionali per assumere i poteri che l’emergenza richiedeva. E’ ricorso alla decretazione d’urgenza prevista dall’art. 77 della Costituzione, ha limitato alcuni diritti costituzionali, quali quelli della libera circolazione delle persone e delle riunioni in luoghi pubblici e/o aperti al pubblico (artt. 16 e 17), al solo fine di esercitare il dovere della tutela della salute “come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività” (art. 32). Ciò ha comportato, qualche volta, quando lo richiedevano la necessità e l’urgenza, l’assunzione di decisioni che non coincidevano perfettamente con la visione che avevano, al riguardo, i cd Governatori, di destra e di sinistra.


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Hai apprezzato i nostri contenuti? Aiutaci a condividerli.

RSS
Facebook
YOUTUBE