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Paese dalla passionalità intensa e dalle strutture fragili

Arte, Cultura & Società

Tutte le emergenze rappresentano una sfida particolarmente difficile per una democrazia. C’è bisogno di assumere decisioni drastiche, rapide e la tentazione di prendere delle scorciatoie pericolose diventa forte.
Il fascino insidioso delle dittature si presenta in modo suadente quando la situazione sembra andare fuori controllo. Per questo la trasparenza delle decisioni e il rispetto dei principi fondamentali dell’ordinamento sono così importanti. Com’è importante una capacità di adattamento che dimostri la vitalità di una democrazia, la sua idoneità a fronteggiare qualunque pericolo e a tutelare la vita dei cittadini senza tradire la sua natura. Come non sentire, oggi, l’attualità delle parole di Aldo Moro che abbiamo ricordato il 16 marzo scorso, anniversario del suo rapimento?
Poco più di due settimane prima di quell’evento, il 28 febbraio 1978, in piena emergenza economica e terroristica, lo statista democristiano aveva tenuto il suo ultimo, memorabile discorso ai gruppi parlamentari della Dc.
Aveva detto tra l’altro: “Siamo davanti ad una situazione difficile, una situazione nuova, inconsueta, di fronte alla quale gli strumenti adoperati in passato per risolvere le crisi non servono più … e se questo Paese dalla passionalità intensa e dalle strutture fragili, fosse messo ogni giorno alla prova di una opposizione condotta fino in fondo? Ecco su che cosa consiglio di riflettere per trovare un modo accettabile per uscire da questa crisi”.
La sua visione esprime in modo mirabile lo spirito con cui una democrazia può e deve fronteggiare un’emergenza. E’ lo spirito con cui lo scorso 11 marzo le Camere hanno approvato con voto unanime lo scostamento di bilancio che ha aperto la strada dal maxi-stanziamento del decreto “Cura Italia”. In quell’occasione deputati e senatori si sono organizzati per assicurare i numeri necessari al voto e rispettare le norme anti-contagio. Una soluzione “creativa” che però ha funzionato grazie alla collaborazione di tutti i gruppi. Ora che i capigruppo di entrambi i rami del Parlamento hanno fissato il calendario delle prossime settimane, senza adottare quelle procedure semplificate che pure erano state prospettate da molti, il clima politico sembra tornato conflittuale.
Ma il Paese non può permettersi un percorso a ostacoli per le misure varate dal governo, fatta salva naturalmente la possibilità di correzioni in corsa con il contributo costruttivo anche dell’opposizione.
Per questo il Capo dello Stato non perde occasione per chiedere a tutti, nei discorsi pubblici e, nelle ultime ore, anche a livello informale, uno sforzo di collaborazione. E’ assolutamente necessario per l’attività parlamentare e, se possibile ancor di più, per mandare un segnale agli italiani, sia quelli che sono in prima linea nella lotta contro il virus, sia quelli che partecipano con un comportamento responsabile alla battaglia comune, accettando limitazioni finora impensabili.
I sondaggi rivelano un consenso mai visto prima per le iniziative del governo.
Forse è come se gli italiani mandassero questo segnale: è il governo di questo Paese, non di una parte contro l’altra, sosteniamolo. Le forze di opposizione hanno tutto da guadagnare nel tenere un atteggiamento dignitosamente costruttivo e responsabile. In questi giorni è stato spesso citato il precedente di Winston Churchill che dopo aver guidato la Gran Bretagna contro Hitler perse le elezioni del 1945. Non è né un auspicio né un timore, ma un tributo alla forza della democrazia che, secondo un celebre aforisma attribuito proprio a Churchill, è “la peggiore forma di governo possibile, fatta eccezione di tutte le altre sperimentate finora”.
 
Evelyn Zappimbulso

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