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Ormai sembra che non ci siano più dubbi. Italia ancora chiusa

Politica

Ormai sembra che non ci siano più dubbi. Appare infatti scontata la decisione del governo di prorogare anche oltre il 3 aprile  il lockdown in corso per l’emergenza coronavirus

La serrata totale in atto in Italia ormai da alcune settimane, decisa con i famosi DPCM del governo Conte, per fronteggiare l’emergenza coronavirus, ormai è certo che non terminerà il prossimo 3 aprile, ma verrà prorogata e coprirà anche il periodo temporale che va dal 3 aprile fino al 18 aprile inglobando il periodo delle festività di Pasqua. Il governo è stretto tra più fuochi: da una parte ci sono le esigenze sanitarie che impongono di preservare tutti gli sforzi fatti finora per cercare di limitare ulteriori contagi e nuovo focolai, dall’altra ci sono le esigenze economiche dettate da un Paese che non può continuare a tenere fermo gran parte del proprio apparato produttivo e che sta provocando a detta della Confindustria, della Coldiretti e della Confesercenti, danni per decine di miliardi al nostro Paese.

Viene   evocato lo spettro di una congiuntura economica gravissima che ci porterà al default favorito dal consolidarsi di un debito pubblico senza precedenti e da una economia stagnante in cui si produce poco e si esporta ancora meno privando così il Paese di quella necessaria liquidità che è sempre stata una buona boccata d’ossigeno per la nostra economia. Ma vi sono anche le esigenze sociali di un paese i cui cittadini hanno subito pesanti restrizioni nelle loro libertà personali e di movimento, restrizioni che hanno colpito e colpiscono in maniera molto pesante soprattutto i bambini ed i ragazzi prigionieri nelle loro abitazioni e che da alcuni giorni  mandano segnali di grave insofferenza. A ciò aggiungasi la condizione di estrema povertà in cui versano tanti cittadini che non avevano e che oggi ancor di più continuano a non avere i soldi necessari per vivere e sopravvivere ossia per poter comprare il cibo e soddisfare altri bisogni di primaria necessità.

Il governo è a sua volta convinto d’aver fatto la sua parte stanziando 400 milioni per le esigenze di quest’ultimi ma buona parte dei sindaci degli 8.000 comuni italiani hanno fatto sapere che tale somma è assolutamente inadeguata ed insufficiente a soddisfare le predette esigenze; occorrerà quindi con la massima urgenza prevedere un nuovo stanziamento che parli di miliardi di euro e non di poche centinaia di milioni. Finora il premier Giuseppe Conte si è sempre affidato nelle sue decisioni ed in quelle del governo ai pareri dell’Istituto Superiore della Sanità, ora è arrivato il momento in cui le scelte al netto dei pareri dell’ISS vanno prese tenendo in debito conto anche le stringenti necessità dello stato sociale, dell’apparato produttivo, dei cittadini, delle imprese, delle aziende e di quanti costituiscono la spina dorsale di un paese che vuole tornare al più presto a vivere , alla normalità o quanto meno avverta un allentamento di questa serrata con le sue strette soffocanti.

Al momento le ultime misure restrittive decise dal governo per fronteggiare l’epidemia da coronavirus in atto in Italia, come drammaticamente ormai sta accadendo nel resto del mondo (vedasi la gravissima situazione che si sta sviluppando in America nella quale gli esperti prevedono che a causa del coronavirus moriranno non meno di 200.000 americani)  hanno validità fino al prossimo 3 aprile. I vari rumors però danno per scontato che ci sarà una proroga fino a tutto il 18 aprile: tale proroga sarebbe imposta dai dati sul contagio che rimangono gravi anche se in miglioramento. Intanto continuano le restrizioni: il ministro allo Sport Vincenzo Spadafora ha rimandato a maggio la ripresa degli allenamenti per le società sportive, mentre la collega dell’Istruzione Lucia Azzolina ha confermato che le scuole rimarranno chiuse anche dopo il 3 aprile lasciando intendere che se non ci saranno i presupposti sanitari e miglioramenti rassicuranti le scuole non riapriranno e l’anno scolastico lo si riterrà concluso.

Le giornate perse non potranno per motivi tecnici ed organizzativi essere recuperate durante l’estate e che al massimo si cercherà di assicurare la maturità agli studenti maturandi con commissioni last minute composte da commissari interni e da un presidente scelto dall’esterno dallo stesso Ministero. Insomma anche nella scuola scenari apocalittici. Il sentore è che Giuseppe Conte voglia prima avere sotto mano i numeri relativi all’emergenza coronavirus dei primi giorni di questa settimana per prendere poi una decisione. Più che se prorogare o meno, tutti gli interrogativi sembrerebbero riguardare il fino a quando ci sarà il lockdown e fino a quando il nostro Paese sarà in grado di accettare le durissime restrizioni imposte. Come dicevamo in premessa la voce più insistente che circola è quella del 18 aprile come scadenza del prossimo decreto, anche perché il numero uno dell’ISS Silvio Brusaferro ha così sentenziato: “Arriviamo fino a Pasqua e poi guardiamo i dati per stabilire come procedere”.

Ma a decidere sul piano politico e sociale è l’ISS o il governo presieduto da Conte?. Brusaferro incalza:”Tutto dipenderà “dall’evoluzione dell’epidemia”, specificando poi che anche quando i casi di coronavirus scenderanno a zero, la vita non tornerà come prima per un bel po’ di tempo, almeno finché non verrà trovato un vaccino o un farmaco efficace contro la malattia”. Insomma non c’è da stare allegri. Il governo sempre supportato dai pareri dell’Istituto Superiore di Sanità si accingerebbe a valutare la possibilità di una lenta ma progressiva riapertura di tutte le attività solo dopo Pasqua e comunque non prima del 18 Aprile, con il conseguente allentamento delle restrizioni in atto che dovrebbe avvenire in maniera graduale iniziando proprio dalle imprese e dalla piccole aziende commerciali (quelle escluse dai DPCM), mentre gli ultimi a riaprire dovrebbero essere i grandi luoghi di aggregazione come i grandi centri commerciali non alimentari, le discoteche, i cinema, i teatri, gli stadi, i musei, le discoteche e quant’altro.

Speriamo bene ed incrociamo le dita.

Giacomo Marcario

Comitato di Redazione de “Corrierepl.it”


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