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In ricordo di Stefano Maria Cicconetti

Cronaca

di Federico Girelli* 

Stefano Maria Cicconetti purtroppo ci ha lasciato. Emerito di diritto costituzionale dell’Università degli Studi Roma Tre, ove per diversi anni è stato anche direttore di dipartimento, al sapere teorico aveva unito la conoscenza del funzionamento concreto delle istituzioni, in quanto prima di entrare nei ruoli universitari è stato consigliere parlamentare della Camera dei deputati.

Ho conosciuto il prof. Cicconetti parecchi anni fa, quando ero ancora all’inizio del dottorato di ricerca: l’amica (e oggi anche professoressa a Roma Tre) Elisabetta Frontoni mi riferì che il Professore appunto voleva conoscermi.

Intimidito, andai; allora non avevo scritto che qualche nota sentenza e Lui mi disse: «Girelli, ho letto i suoi lavori. Mi piace il suo stile chiaro, comprensibile; nel merito, poi, si può essere più o meno d’accordo, ma questo fa parte della dialettica accademica».

Ecco il primo insegnamento che ho ricevuto dal prof. Cicconetti: non bisogna avere paura delle proprie idee, quando si scrive bisogna farlo sforzandosi di farsi capire, senza, naturalmente, rinunciare al confronto con la complessità che uno studio accademico spesso ci pone di fronte.

Questo in fondo è il canone, cui è ispirato il Suo notissimo libro “Le fonti del diritto italiano”, giunto nel 2019 alla sua “Quarta edizione aggiornata alla riforma del Regolamento del Senato”. È un testo su cui si sono formate generazioni di studenti, ma che (vista la mole ed il contenuto) sarebbe riduttivo considerarlo votato alla sola didattica, in quanto si colloca appieno nel quadro del dibattito scientifico sulle fonti normative. Qui l’approfondimento teorico si salda al sapiente pragmatismo di Cicconetti, ove, ad esempio, l’Autore riconosce come il giurista, ad un certo punto, non possa non prendere atto degli orientamenti consolidati della giurisprudenza costituzionale, anche se reputati non del tutto convincenti.

Ricordo quando, in tempi più recenti, il Professore mi telefonò perché aveva letto il mio saggio destinato al Liber amicorum in Suo onore e affettuosamente mi disse: «Federico, ma quante volte mi hai citato! Sei andato a ripescare pure quella mia vecchia monografia sui regolamenti parlamentari!».

Ebbene, la “vecchia monografia” è il libro “Regolamenti parlamentari e giudizio di costituzionalità nel diritto italiano e comparato (Stati Uniti, Germania federale, Italia)” del 1979 (!), ove con nettezza aveva prefigurato il controllo della Corte costituzionale sui regolamenti parlamentari in sede di conflitto di attribuzione fra poteri dello Stato, ipotesi poi ammessa dalla Consulta in modo espresso solo molti anni dopo nella sentenza 120/2014.

Un ultimo ricordo, a me particolarmente caro, perché concerne la Sua presenza nella mia Università al Convegno, organizzato assieme al collega e amico Nicola Colacino, “Corte costituzionale e creazione indiretta del diritto: i (contro) limiti all’immunità degli Stati dalla giurisdizione”, che ha visto la partecipazione di personalità di primissimo piano del mondo accademico (appunto) e delle istituzioni. Il Convegno era dedicato ad approfondire le innumerevoli implicazioni della sentenza della Corte costituzionale n. 238/2014: il giudice di Firenze, Luca Minniti (relatore anch’egli al convegno), nel sollevare le questioni di costituzionalità aveva fatto espresso riferimento adesivo alla teoria della creazione indiretta del diritto, elaborata, approfondita, raffinata proprio da Stefano Maria Cicconetti (nell’ultima edizione delle “Fonti” alle pagine 34 e seguenti ne possiamo ancora leggere l’esplicazione).

Quando Lo invitai a tenere la relazione, (già allora) mi disse: «Sai Federico, non sto molto bene, ho diradato, se non eliminato, tutti gli impegni, però, visto che me lo chiedi tu, vengo volentieri, ma ad un patto: sono stanco, fammi parlare poco, anche perché il professore, che attacca il pistolotto sulla teoria delle fonti, risulta sempre noioso per l’uditorio».

Negli ultimi contatti avuti per e-mail il Professore mi usava la cortese confidenza di firmarsi semplicemente Stefano…

* Professore di Diritto Costituzionale – Università degli Studi “Niccolò Cusano” – Roma


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