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Conte conferma: chiusure fino al 3 maggio. Poi attacca Salvini, Meloni e la Ue

Politica

IL PREMIER: ‘MES INADEGUATO, LOTTEREMO PER GLI EUROBOND’

L’Italia non riapre, salvo poche eccezioni, fino al 3 maggio. Dopo si vedrà, ma sempre con la massima cautela. Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha firmato il nuovo decreto per la proproga delle misure di contenimento del coronavirus, in scadenza il 13 aprile, rimandando l’uscita dal lockdown. “Una decisione difficile ma necessaria”, ha spiegato in conferenza stampa, sottolineando che se “i segnali della curva dei contagi sono incoraggianti” non si può rischiare di “vanificare gli sforzi” fatti. Per questo le eccezioni che vengono introdotte oggi all’obbligo di chiusura sono poche: dal 14 aprile riapriranno cartolerie, librerie, negozi per neonati e bambini e riprenderanno la silvicoltura, la legna, e attività varie forestali. Poi accusa, nominandoli per nome e cognome, Matteo Salvini e Giorgia Meloni di dire “menzogne sul Mes”. Il governo non ha firmato nulla, garantisce il premier. E con le menzogne “rischiamo di compromettere la nostra forza negoziale”, con le menzogne “non si indebolisce il presidente del Consiglio Conte ma l’Italia”. Quindi, riferendosi direttamente alla leader di FdI, dice: Meloni era ministro quando il Mes e’ stato sottoscritto, “se ne assuma la responsabilita’ pubblica”. La reazione di Lega, FdI non si fa attendere. Salvini e meloni parlano di regime.

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte attacca Matteo Salvini e Giorgia Meloni. E il centrodestra insorge: “Metodi da regime”. Critica anche Italia viva, che stigmatizza: “Pessima pagina istituzionale”. Pd e M5s plaudono invece le decisioni assunte dal governo e, in particolare i pentastellati, le precisazioni fatte dal premier sul Mes. “Spingere avanti l’Europa, fare in fretta per attuare i provvedimenti economici e sociali. Dando tempi certi. Sburocratizzare l’Italia, con Colao e tutta la task force immaginare e costruire il futuro. Fatti e obiettivi ambiziosi di Conte e del Governo che condividiamo”, scrive su facebook il segretario dem, Nicola Zingaretti. “No al Mes, si’ agli eurobond. Questa e’ la linea del Movimento 5 stelle, questa e’ la linea del Governo appena ribadita dal presidente Giuseppe Conte, al quale va il nostro totale sostegno nell’ambito di difficili trattative a livello europeo, che richiedono il massimo grado di unita’ e compattezza”, commenta il capo politico pentastellato, Vito Crimi. Tiepide le parole di Matteo Renzi: “Bene riaprire le librerie, come avevamo chiesto, ma bisogna riaprire in sicurezza anche le fabbriche: altrimenti moriremo di fame. La patrimoniale non esiste, bene” ma su “Mes e Europa si faccia un dibattito in Parlamento, non in Tv”. E sono proprio le parole del premier sul Mes, pronunciate in diretta televisiva durante la conferenza stampa in cui annuncia il prosieguo del lockdown fino al 3 maggio, a scatenare la durissima reazione del centrodestra. 

La prima a rispondere è Giorgia Meloni: “Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte indice una conferenza stampa pochi minuti prima dell’edizione più vista dei tg, trasmessa in diretta sulla prima rete del servizio pubblico, per accusare l’opposizione di dire menzogne, senza possibilità di replica e senza contraddittorio. Credo non si sia mai vista una cosa del genere nella storia della democrazia. Il Presidente della Repubblica Mattarella non ha nulla da dire su questi metodi degni di un regime totalitario?”. Poco dopo si fa sentire anche Matteo Salvini: “Usare la tivù di Stato per dire falsità e fare un comizio contro Salvini e contro le opposizioni è roba da regime, roba da Unione Sovietica”. Ma critiche al premier arrivano dalla sua stessa maggioranza, ad ersempio Michele Anzaldi di Italia Viva: “La polemica a reti unificate di Conte contro l’opposizione è stata una pessima pagina istituzionale e televisiva: il premier doveva informare sulla proroga delle chiusure, sul lavoro per la Fase 2, non usare uno spazio di servizio pubblico per fare un comizio propagandistico”. Un plauso arriva invece da Leu, che con Nicola Fratoianni accusa Melonj e Salvini di “soffiare sul fuoco dell’odio”; e dal M5s, che con il capo politico Vito Crimi esulta perchè “il governo dice no al Mes e lavora per avere gli eurobond”, mentre Fdi e Lega raccontano “falsità”.

L’Italia non riapre, salvo poche eccezioni, fino al 3 maggio. Dopo si vedrà, ma sempre con la massima cautela. Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha firmato il nuovo decreto per la proproga delle misure di contenimento del coronavirus, in scadenza il 13 aprile, rimandando l’uscita dal lockdown. “Una decisione difficile ma necessaria”, ha spiegato in conferenza stampa, sottolineando che se “i segnali della curva dei contagi sono incoraggianti” non si può rischiare di “vanificare gli sforzi” fatti. Per questo le eccezioni che vengono introdotte all’obbligo di chiusura sono poche: dal 14 aprile riapriranno cartolerie, librerie, negozi per neonati e bambini e riprenderanno la silvicoltura, la legna, e attività varie forestali. Troppo poco per Italia viva, che anche oggi ha chiesto invece di ripartire per evitare, parole di Matteo Renzi, “che l’epidemia diventi carestia”. Terminato questo nuovo periodo, si vedrà, ma Conte mette le mani avanti: “Non chiedetemi date”. “Siamo tutti – sottolinea – immagino impazienti di ripartire, l’auspicio è che dopo il 3 maggio si possa ripartire con cautela e qualche gradualità ma dipenderà dal nostro comportamento, dobbiamo compiere questo ulteriore sforzo, continuare a mantenere le distanze sociali”. Dunque anche quando ci sarà “una ripresa delle attività a pieno regime” sarà necessario mantenere “protocolli di sicurezza sanitari molto rigorosi” anche per evitare “un contagio” di ritorno. All’avvio vero e proprio della ‘Fase 2’ lavorerà una task force guidata da Vittorio Colao, manager già alla guida di Vodafone. Nel gruppo di lavoro, ha spiegato Conte, ci saranno “esperti, personalità, sociologi, psicologi, esperti dell’organizzazione del lavoro, manager. Lavoreranno dialogando con il comitato tecnico scientifico”. Nel frattempo viene anche aggiornato e integrato il protocollo per la sicurezza dei luoghi di lavoro, già siglato con le parti sociali. “Sarà quello – ha concluso Conte – che consentirà la ripresa di tutte le attività produttive. La raccomandazione ai responsabili delle aziende è di approfittare i questo tempo per sanificare i luoghi di lavoro e attrezzarsi con le misure di protezione, compreso il rispetto delle distanze necessarie degli ambienti di lavoro”. 

Conte ha infine ribadito, ancora una volta, la posizione che l’Italia avra’ al Consiglio europeo, “una posizione chiara, lotteremo per gli eurobond e spieghero’ con forza ancora una volta che il Mes e’ uno strumento inadeguato e insufficiente per l’emergenza. La risposta comune o e’ ambiziosa o non lo e’, non abbiamo alternative. Io non firmerà fino a quando non avra’ un ventaglio di strumenti adeguati alla sfida che stiamo vivendo”, ha concluso. 


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