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Il Pd lancia la Covid tax ma Conte frena: “Nessuna patrimoniale”

Politica

Il gruppo del Pd alla Camera propone un contributo di solidarietà per i redditi sopra gli 80 mila euro. Coro di no da Italia viva e M5s. Centrodestra all’attacco: “Sono pericolosi”

 
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È un coro di no ad accogliere la proposta del Pd su un contributo di solidarietà ​per gli anni 2020 e 2021, che dovranno versare i cittadini con redditi superiori ad 80.000 euro. In serata è lo stesso presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, a mettere la parola fine sull’ipotesi: “Non è all’orizzonte”.

Nel day after dell’intesa raggiunta dall’Eurogruppo – che scontenta i 5 stelle e crea più di un attrito nella maggioranza, scatenando le proteste del centrodestra, i giallorossi si spaccano sull’ipotesi di una ‘Covid-tax‘ in soccorso dei più deboli.

La risposta di Salvini

Una ‘patrimoniale‘ che viene bocciata senza appello da Italia viva e pentastellati, e che fa insorgere le opposizioni. Matteo Salvini, già sul piede di guerra contro il governo, ‘reo’ di aver detto sì al Mes senza alcun mandato popolare, non usa mezzi termini: “Questi sono pericolosi, sono matti, li fermeremo”.

Mentre i partiti di maggioranza erano ancora impegnati a ‘battibeccare’ sui contenuti dell’accordo raggiunto in sede Ue, arriva come un fulmine a ciel sereno una nota in cui il gruppo del Pd alla Camera, “in piena sintonia con il partito”, si sottolinea, propone che nel decreto Imprese “venga introdotto un contributo di solidarietà a carico dei redditi più elevati, da destinare a tutti coloro che versano in situazioni di povertà a causa della crisi o in situazioni di grave difficoltà per la perdita completa del reddito come i giovani lavoratori autonomi”.

La proposta del gruppo Pd alla Camera

La proposta, anticipano il capogruppo dem a Montecitorio, Graziano Delrio, e il capogruppo in commissione Bilancio, Melilli, prevede “l’istituzione di un contributo di solidarietà per gli anni 2020 e 2021, che dovranno versare i cittadini con redditi superiori ad 80.000 euro e che inciderà sulla parte eccedente tale soglia. La somma versata, rispettando i criteri di progressività sanciti dalla nostra Costituzione, sarà deducibile e partirà da alcune centinaia di euro per le soglie più basse fino ad arrivare ad alcune decine di migliaia di euro per i redditi superiori al milione”.

I dem spiegano che “il gettito atteso è pari ad un miliardo e trecento milioni annui”. L’idea, però, non piace affatto agli alleati di governo, che si affrettano a respingerla. E scoppia la bufera su quella che viene da tutti definita una patrimoniale.  “È una gigantesca fake news”, replica Delrio. Si tratta di un “contributo di solidarietà per venire incontro a quanti, a causa della crisi prodotta dalla pandemia, non riescono nemmeno a procurarsi i beni di prima necessità”. 

No secco da Iv e M5s, è follia

“Dai nostri partner in 24 ore ho sentito no alla riapertura graduale delle imprese, no all’attivazione del sostegno europeo tramite il Mes e sì alla patrimoniale. Auguri Italia!”, scrive su Twitter il presidente di Italia viva Ettore Rosato. Il renzianissimo Luciano Nobili liquida la proposta dem come “una follia”.

Categorico anche il no di M5s: “Non esiste”, sentenzia il viceministro Stefano Buffagni, secondo il quale “questo è il momento in cui i soldi li dobbiamo mettere nelle tasche degli italiani”. Se poi dal Pd “vogliono fare un prelievo, lo facciano dal loro stipendio, come fa da sempre il Movimento 5 stelle”. Non chiude nettamente la porta Leu: “Sono d’accordo sul principio. Dico però che abbiamo bisogno di confrontarci, e anche presto”, osserva Nicola Fratoianni.

Centrodestra all’attacco, inaccettabile una patrimoniale

Di patrimoniale non vuol nemmeno sentir parlare il centrodestra: “E’ inaccettabile. Ci opporremo con tutte le nostre forze. Non c’è bisogno di un nuovo sceriffo di Nottingham”, sentenzia il vicepresidente di Forza ItaliaAntonio Tajani. ​ Categorico anche il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi: ​“Ne penso malissimo: sarebbe un disastro”, afferma. “Come sempre la sinistra sa proporre solo nuove tasse, che sono esattamente il contrario di quello di cui oggi il paese ha bisogno”, spiega l’ex presidente del Consiglio.

Mentre ​Salvini parla di “follia generalizzata”: il Pd “ha proposto la Covid-tax per i ‘ricconi’ che fatturano più di 80mila euro”, mentre Leu “vuole una patrimoniale per chi ha una casa e risparmi sul conto”. I 5 stelle invece vogliono fermare “la Tav e i grandi cantieri. Una follia generalizzata”, insiste il leader leghista, che incalza:“Con le dirette televisive promettono soldi (che non ci sono) e intanto promuovono il Mes e preparano nuove tasse: altro che collaborazione, questi signori non ascoltano gli appelli del presidente Mattarella e degli italiani, questi pensano sono alla loro poltrona, questi sono pericolosi e faremo di tutto per mandarli a casa”. Anche per FdI, che chiama in Parlamento Conte (“deve riferire in Aula sul Mes, no al cappio al collo dell’Ue”, avverte Giorgia Meloni), la proposta del Pd “è inaccettabile”.

Secondo gli azzurri, però, si tratterebbe in realtà solo di “un’arma di distrazione di massa” a cui ricorre il Pd “per nascondere il fallimento in Europa”, osserva Sestino Giacomoni. Lettura smentita da fonti dem, che non negano però un certo ‘fastidio’ per le posizioni assunte dai pentastellati sull’accordo raggiunto nell’Eurogruppo, “troppi distinguo”, viene osservato da alcuni dem in Parlamento, anche sull’operato del titolare dell’Economia. Nel Pd, comunque, si difende la proposta Delrio: “Non è nuova poiché si tratta di una misura fatta anche da governi di Centrodestra, ad esempio nel 2011”, osserva tra l’altro la sottosegretaria al Mise Alessia Morani.   

Ma sempre in Forza Italia ci si chiede come mai non una parola arrivi dal segretario, o dal vice Orlando o dal titolare del Mef: ​”Zingaretti è d’accordo? E anche il ministro Gualtieri, che da qualche settimana è iscritto a quello stesso gruppo parlamentare?”, chiede Mara Carfagna. Il segretario Pd parla in serata, ma sull’Europgruppo, rivendicando l’accordo come “passo in avanti” e smentendo contenga limitazioni alla sovranità italiana. 


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