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Polmoniti e Coenzima Q10

Noi e la Salute

C’è una concreta possibilità che questa sostanza possa accellerare il processo di guarigione dal Covid-19  

In questi giorni di emergenza sanitaria, provocata dal diffondersi praticamente inarrestabile del Covid-19 (più tecnicamente chiamato SARS-Cov2), i nostri ospedali sono invasi da pazienti che, in modo più o meno grave, manifestano i pericolosi sintomi di una affezione respiratoria a carico dei polmoni. In tale situazione la parola d’ordine è senza ombra di dubbio “guarire e dimettere più pazienti possibile, prima che ne giungano di nuovi”. Soddisfare questo requisito potrebbe fare la differenza tra vincere o perdere questa sfida che la natura ci ha lanciato in modo così inaspettato e brutale.

In tale ottica, un grosso aiuto potrebbe arrivare da un supplemento di Coenzima Q10 da aggiungere ai protocolli di cura sperimentali dei pazienti Covid attualmente ricoverati con sintomatologie respiratorie importanti. Vediamo il perchè un opportuno supplemento di questa sostanza potrebbe supportarci in modo determinante.

Il vero dramma del malato di Covid: la crisi respiratoria

 Il grosso pericolo delle manifestazioni cliniche legate al Covid-19 sono dovuti alla riduzione della capacità dei polmoni di poter assorbire e trasmettere al nostro organismo il gas più importante in assoluto per la nostra sopravvivenza, ovvero l’ossigeno. Anche se il concetto di crisi respiratoria, come causa più determinante della mortalità da Covid-19, possa sembrare banale, il motivo biochimico che sta dietro alla drammaticità di un evento del genere non è assolutamente semplice e scontato, soprattutto per i “non addetti ai lavori”. Vale dunque la pena prenderci dieci minuti del nostro tempo per capire innanzitutto una fondamentale differenza che sussiste tra due processi connessi tra loro, ovvero tra la respirazione polmonare e la respirazione cellulare, per poi passare a descrivere, nel modo più comprensibile possibile, come il Coenzima Q10 interviene su tali processi.

Respirazione Polmonare e Respirazione Cellulare

La respirazione polmonare o respirazione esterna è quella che bene o male conosciamo tutti, ed è schematizzata nel disegno che mostra come l’interno i nostri polmoni siano una camera di scambio di gas, nei quali il sangue “usato” cede anidride carbonica e si ricarica della opportuna quantità di ossigeno e, così “rinnovato”, ritorna ad irrorare di ossigeno tutte le cellule del nostro corpo. Per questo motivo quando inspiriamo facciamo il carico di gas “nuovo”, ovvero l’ossigeno, e quando espiriamo non facciamo altro che espellere la sua forma “usata”, ovvero una miscela di acqua e anidride carbonica, ceduta appunto dal nostro organismo.

Quello che è più complicato è spiegare il processo di respirazione interna ovvero la respirazione cellulare, ciò che in pratica succede all’ossigeno una volta che viene rilasciato dai nostri globuli rossi. Per semplificare la questione diciamo che l’ossigeno serve a creare una riserva di energia, vitale per qualunque processo del nostro metabolismo, chiamata ATP, senza la quale moriremmo nel giro di pochi secondi. Miliardi di molecole di ATP nel nostro corpo vengono continuamente consumate e dunque l’ossigeno serve a formarle nuovamente, processo che avviene in appositi organuli delle cellule denominati mitocondri.

Ma da solo l’ossigeno non riuscirebbe a fare ciò: ha bisogno di numerosi enzimi che catalizzano tutta una serie di reazioni biochimiche. In particolare stiamo parlando di complessi enzimatici mitocondriali di vario tipo (nel disegno sono raffigurati in verde), ed è qui che entra in gioco il Coenzima Q10, anche chiamato Ubidecarenone; esso infatti entra in gioco nel funzionamento di almeno tre questi complessi enzimatici, il che vuol dire che se non ci fosse questa molecola la formazione degli ATP verrebbe compromessa e il nostro organismo (per prima cosa il muscolo cardiaco!) morirebbe per asfissia cellulare.

Volendo spiegare più nel dettaglio la funzione del Coenzima Q10, bisogna partire con la considerazione che le suddette reazioni biochimiche di formazione degli ATP si basano sullo scambio di elettroni tra molecole che che si trovano in luoghi e posizioni diverse tra loro; il Coenzima Q10 si fa carico di questo problema fungendo da “navetta shuttle” e trasportando gli elettroni verso la loro destinazione all’interno dei mitocondri. 

Influenza dei livelli di Coenzima Q10 sulle funzioni respiratorie

Va da se che se il Coenzima Q10, che riveste una funzione così importante nella sintesi degli ATP, reazione di cui l’ossigeno è il carburante, venisse a mancare o fosse presente in quantità insufficienti, l’organismo andrebbe incontro alla stessa infausta sorte di quella causata da un’insufficienza di ossigeno.

Allo stesso modo possiamo dedurre che una maggiore quantità di Coenzima Q10 nella dieta ha l’effetto di rendere il processo di sintesi degli ATP più efficiente. Conosco personalmente un nutrizionista che stimo (Giorgio Biressi, Viterbo) che è riuscito a risolvere casi di apnea notturna e di cefalea (quest’ultima probabilmente dovuta ad una qualche forma di insufficienza mitocondriale) mediante somministrazione di Coenzima Q10.

Quello che ci si dovrebbe chiedere a questo punto è se un supplemento di Coenzima Q10 in persone che soffrono per una condizione di respirazione compromessa dalla polmonite, causata da Covid-19, possa alleggerire gli effetti di una scarsa ossigenazione sanguigna ed evitare il “tilt” metabolico conseguente all’insufficienza respiratoria.  E c’è da chiedersi inoltre se tale supplementazione possa di conseguenza alleggerire il carico di lavoro richiesto ai polmoni e quindi possa aiutare a stabilizzare il malato di Covid-19.

Deficienza di Coenzima Q10 in soggetti  anziani e/o malati

Ci sarebbe molto su cui riflettere a proposito di un possibile parallelismo tra le mortalità causate da polmonite e i livelli di Coenzima Q10.  Innanzitutto c’è un aspetto prettamente fisiologico legato all’età che andrebbe considerato .  Mi riferisco alla diminuzione fisiologica dei livelli di Q10 coll’incedere degli anni; infatti, l’organismo umano contiene alti livelli di Coenzima Q10 per i primi 25 anni di età per poi andare incontro a graduale ma inesorabile diminuzione nel proseguo della propria esistenza. E già questa evidenza, unita a quella che la maggior parte delle conseguenze cliniche più gravi del Covid-19 si concentra in pazienti anziani, dovrebbe farci riflettere.

Ma a parte questo c’è da dire che, cosa molto più importante, in ambito clinico sono ampiamente documentate condizioni patologiche nelle quali i livelli di Coenzima Q10 sono inferiori al normale, talvolta insufficienti a garantire una respirazione cellulare efficiente. In questa sede non mi voglio dilungare ad elencare e parlare di tutte le patologie nelle quali ciò avviene, ma quel che conta è che sicuramente le infezioni virali sono tra queste (vedi ad esempio il recente studio pubblicato: Influenza Other Respir Viruses, 2019 Jan; 13(1): 64–70).

Deficienza di Coenzima Q10 in soggetti  che assumono statine (farmaci contro il colesterolo alto)

Oltre ad un aumentato fabbisogno dovuto alla deficienza di ossigeno, va anche considerato un fattore aggiuntivo che aggrava ulteriormente il quadro clinico del malato di Covid-19 che non sia adeguatamente supportato da un’integrazione di Coenzima Q10. Mi riferisco a quei casi (e non sono pochi) di pazienti che soffrono di ipercolesterolemia, e che dunque fanno uso di farmaci a base di statine. Perchè dico questo, perchè le statine inibiscono l’enzima HMG-CoA reduttasi, ovvero l’enzima che è alla basedi tutta una serie di reazioni che portano alla sintesi endogena del colesterolo… il problema è che tra queste reazioni c’è anche la sintesi endogena del Coenzima Q10!

Quindi in questi casi a maggior ragione sarebbe necessario somministrare coenzima Q10 in quantità ancora più importanti, visto che le statine rischiano di sopprimere quasi completamente la quantità di questa sostanza vitale in pazienti dal quadro clinico già così duramente provato. Dal momento che anche qui parliamo in genere di persone decisamente avanti con gli anni (ipercolesterolemia nei giovani è molto rara) ecco che qui mi sembra che il discorso comincia, nel suo insieme, ad avere un certo senso.

Per quanto riguarda invece gli studi già effettuati sull’argomento Q10-polmoniti possiamo affermare che il discorso non è nuovo, cosa che va a supporto di quanto detto sin’ora. Si veda a questo proposito, ad esempio, il lavoro di A. Farazi e collaboratori (Iran Red Crescent Med J, 2014 Dec; 16(12): 18852) i quali, accanto alla classica terapia antibiotica, somministrano per l’appunto Coenzima Q10 (200mg pro die) a malati di polmonite, osservando come conseguenza di ciò una più pronta guarigione dei pazienti.

Infine vorrei spendere due parole sulle problematiche sollevate da alcuni medici circa una possibile interazione del Coenzima Q10 con gli anticoagulanti cumarinici come il warfarin. Ebbene, è stato fatto uno studio clinico randomizzato a doppio ceco su 24 pazienti (Ugeskr Laeger, 2003 Apr 28;165(18):1868-71) e la conclusione è stata che non vi è alcuna interazione del Q10 con tale farmaco.

Giorgio Borioni, Ph.D

(giorgio.borioni@unitus.it)


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