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L’Italia, l’Europa e il masochismo della politica nostrana

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di Raffaele Vairo

La nostra è una democrazia rappresentativa: i cittadini elettori scelgono i loro rappresentanti attraverso l’esercizio del voto. Gli eletti non rappresentano i loro elettori ma tutto il popolo: “Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato” (art. 67 Costituzione). In parole povere, gli eletti non sono vincolati al loro collegio elettorale né al corpo elettorale nel suo insieme, la loro è una funzione pubblica e le loro funzioni e i loro poteri sono disciplinati dalla Costituzione. Ne consegue che non possono sentirsi vincolati da istruzioni popolari e non devono rendere conto agli elettori del loro operato.

L’art. 1, comma secondo, della Costituzione a tale proposito recita: “La sovranità appartiene al popolo , che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”. Dunque, i Membri del Parlamento, deputati e senatori, sono i rappresentanti del popolo (rappresentanza politica), ma esercitano i loro poteri nel rispetto, almeno in teoria, dei soli limiti costituzionali. Ciò non impedisce che i membri del Parlamento siano condizionati dagli umori dei loro elettori e dalle future campagne elettorali. Pertanto, quando si dice che la nostra classe politica è di una mediocrità che fa spavento si afferma che il Parlamento, proprio per il principio della rappresentanza, è lo specchio fedele della mediocrità del popolo.

Tanto premesso, non possiamo scandalizzarci se il Governo del Paese è composto da personalità prive della autorevolezza necessaria per affrontare e risolvere i problemi. Le continue risse tra capi e capetti di partiti non trovano la loro composizione nell’attività del Governo e del Parlamento, anzi diventano un grosso freno a una politica che si ispiri al principio di solidarietà. A tal proposito Angelo Panebianco, illustre politologo e opinionista del quotidiano Il Corriere della Sera, quando parla del popolo italiano, afferma, senza alcuna esitazione, che esso è animato dallo spirito di fazione, che è l’esatto contrario dello spirito di solidarietà. A ciò si aggiunga che i rappresentanti del popolo hanno lo sguardo rivolto al loro patrimonio elettorale che non coincide con il bene pubblico che viene posto all’ultimo posto della scala gerarchica al vertice della quale ci sono interessi di parte. E, quindi, la loro attività politica è contaminata da una visione della funzione politica svolta, quasi esclusivamente, quale esercizio del potere a fini personali o, al massimo, di partito.

E’ quello che sta accadendo in questi giorni. I partiti, in vista del vertice europeo, invece che cercare una collaborazione tra loro, continuano a litigare e accusano il Governo di consegnarsi e consegnare l’Italia agli usurai europei con grave danno economico per il nostro Paese. E quello che è più grave è che essi si adoperano a convincere i loro rispettivi elettori che le loro affermazioni sono verità evangeliche, dogmi inconfutabili. E non è che l’Europa si comporta diversamente. A parole dichiara che a fondamento dell’Unione c’è, in primo piano, la solidarietà, ma nei fatti ogni Paese si comporta esattamente come i nostri sovranisti.

Nel senso che ciascuno dei 27 Paesi si impegna a conseguire risultati utili per sé anche in danno degli altri. Con lo stravolgimento dei principi dei padri fondatori che vedevano nella realizzazione, attraverso l’Europa, degli ideali di pace e di sviluppo solidale. In conclusione, possiamo affermare che questa è un’Europa senz’anima, che si manifesta piuttosto come un sodalizio affaristico caratterizzato dalla prevalenza di interessi nazionali. Così continuando, prima o poi l’Europa si sfalderà e i danni, molto gravi, si riverseranno su tutti, anche sui Paesi che si ritengono più furbi degli altri.


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