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COVID 19 – situazione sanitaria in Italia

Cronaca

di Gina Pergianni

Prima di cominciare ad esercitare la professione,  ogni medico è tenuto a prestare giuramento. Esso parla della dignità del malato e del rispetto della sua vita, della diligenza nell’esercizio della professione, dei doveri inseriti nel Codice che ogni medico è tenuto a rispettare. Il momento del Giuramento è quello in cui concretamente si esplica il senso della professione di medico, le ragioni dell’essere medico e gli obblighi che ogni medico ha in quanto tale.

Allora non chiamiamoli eroi,  ma……………..

Grazie alle severe politiche di risparmio ci ritroviamo una sanità pubblica  in  grado di  garantire solo e con difficoltà l’ordinario. Purtroppo aver concentrato, da decenni,  l’attenzione sui bilanci economici tagliando sostanzialmente i fondi alla sanità e alla ricerca,  ha reso il nostro sistema sanitario fragile e non adatto alla gestione di eventi eccezionali nonostante l’eccellenza della qualità delle prestazioni sanitarie rese.

Nel 2019, secondo l’OCSE, l’Italia si attesta sotto la media , sia per la spesa sanitaria totale sia per quella pubblica, precedendo solo i Paesi dell’Europa Orientale e, nonostante una spesa sanitaria inferiore alla media, nel nostro Paese, abbiamo la quarta  più alta aspettativa di vita di tutta l’OCSE,  grazie alla prevenzione, agli stili di vita e all’alimentazione più sana.

Secondo il rapporto della Fondazione Gimbe “ nel decennio 2010-2019 il finanziamento pubblico  del SSN è aumentato di 8,8 miliardi di euro, crescendo in media dell’ 0,9% all’anno,un tasso inferiore a quello dell’inflazione media annua pari a 1,07%”. Ciò vuol dire che in termini assoluti il finanziamento è cresciuto,  ma  negli anni i vari governi che si sono succeduti pur prevedendo e  promettendo  finanziamenti ingenti, questi non sono stati mai   realizzati  o sono stati  ridotti al minimo per tagli conseguenti a varie manovre o per esigenza di finanza pubblica.

Alla Sanità sono state destinate sempre meno risorse di quelle programmate e calcolate sul fabbisogno e al di là dei tagli era stato deciso, negli ultimi 20 anni,  la riduzione del numero degli ospedali e dei posti letto, soprattutto nel pubblico, aumentando la quota del privato che non fornisce gli stessi servizi, come i posti di terapia intensiva.

Il numero dei medici per abitante in Italia è superiore alla media dell’UE, ma il numero dei medici che esercitano negli ospedali pubblici e in qualità di medici di famiglia è in calo. In generale i tagli alla Sanità hanno portato un calo del numero degli addetti sanitari, tra medici e infermieri, soprattutto nel pubblico.

Una “cura dimagrante” che non aveva fatto i conti con  gli  imprevisti.

L’imprevisto è arrivato, si chiama COVID-19 . I primi casi di polmonite anomala in Italia vengono segnalati a dicembre 2019 con un picco di 40 polmoniti in una settimana nella città di Piacenza, segue Milano e Como ai primi di gennaio 2020, segnalando un sovraffollamento di casi di polmonite anomala negli ospedali cittadini, circa duecento casi .

Non scatta il Piano antipandemia governativo del 2016. Il Ministero della Salute il 5 gennaio  scriveva in una circolare che l’OMS “non raccomanda alcuna misura specifica per i viaggiatori”. E’ stata disattesa tutta la serie di adempimenti che il Piano prevede in caso di emergenza di un nuovo virus con indicazioni chiare su come muoversi e……. il virus ha circolato liberamente.

Alla fine di gennaio 2020 sono stati confermati i primi due casi a Roma, una coppia di turisti cinesi  sbarcati a Milano-Malpensa e che avevano visitato la città a bordo di un autobus turistico, ricoverati all’Ospedale Spallanzani di Roma risultano positivi al virus SARS-COV-2.  Successivamente viene confermato un focolaio di infezioni COVID-19 e rilevato un aumento dei casi nonché i primi decessi.

Al di là delle polemiche sulla gestione dell’emergenza quello della spesa sanitaria è uno degli aspetti centrali di questa storia in cui la mancata fornitura di protezioni individuali ai medici ed agli infermieri, la quasi totale assenza delle attività di sanificazione pubblica, e la mancata esecuzione dei tamponi agli operatori sanitari, ha fatto si che tra i medici, in virtù della sopracitata scelta di essere medico, c’è stato un alto tributo di vite.

Non chiamiamoli eroi, chiediamo che a questi uomini e donne, medici ed infermieri, operatori sanitari e personale tutto,  venga assegnato il Nobel per la Pace.

redazione@corrierenazionale.net


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