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Covid -19  –  conseguenze affettive negli anziani e nei minori

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di Gina Pergianni

Nelle culture dei popoli, gli anziani hanno rappresentato, da secoli, la memoria delle tradizioni, della cultura, dell’accaduto in quei luoghi. Riconoscendo, agli anziani, la capacità di distinzione etica e dei valori , veniva  assegnato loro  il ruolo di “saggi” che tramandano la conoscenza ai giovani affinché possano garantirne la continuità.

Essi hanno avuto ed hanno un ruolo importante nella società e, nell’educazione dei bambini, sono  stati di vitale importanza per secoli. Un’importanza che viene accentuata ulteriormente in una società in cui le donne sono entrate nel mondo del lavoro e dalle crescenti esigenze che derivano  da un mondo globalizzato. E’ in questo scenario  che si evidenzia un piccolo gesto di disinteressata tenerezza: quello compiuto dai nonni.

In Italia, i nonni trascorrono sempre più tempo con i nipoti, si occupano di loro, li fanno mangiare, giocano con loro, li vanno a prendere all’uscita di scuola. I nonni educano con la presenza, con l’amore,  con il rapporto con la famiglia, con contatti frequenti con i propri figli ed i rispettivi nuclei familiari. Per i nipoti, le conversazioni con i nonni forniscono una prospettiva diversa della vita, riconoscono in loro valori senza tempo e il modo in cui si sono concretizzati. Una complicità speciale che dà ai nonni un nuovo senso alla vita.

Il rapporto privilegiato che si instaura tra nonni e nipoti è  un rapporto speciale, che nulla può sostituire, esso è basato sulla complicità ed il gioco, tale che una mancanza di contatto, a lungo termine, come quello che stiamo vivendo, può causare nel bambino un senso di solitudine, di abbandono o peggio di perdita.

L’emergenza da COVID-19 ha stravolto la quotidianità delle persone, gli elementi di precarietà ed incertezza che caratterizzano il presente, creano un fattore di criticità nella gestione del tempo con ritmi inusuali ed assolutamente nuovi.

Molti genitori sono in difficoltà a gestire i propri bambini, obbligati a restare a casa e la soluzione più semplice potrebbe essere quella di lasciarli dai nonni ma  “attenzione a far stare i bambini con i nonni – dice la dottoressa Maria Rita Gismondo  dalle colonne de Il Fatto Quotidiano – i bambini sono il veicolo privilegiato dal virus per raggiungere i nonni. Il contagio è favorito anche dalla impossibilità di prendere misure di minima sicurezza, come la distanza di un metro, non baciarsi, non stringere la mano. Vero è che i bambini non si ammalano, ma possono essere infettati dal Sars-CoV2e avere solo sintomi banali simili influenzali………….. . Questo è il momento, purtroppo, di separare i bambini dai nonni………..”

Oltre alle le scelte politiche, le scelte personali possono fare la differenza, la battaglia che stiamo combattendo contro un nemico invisibile richiede un impegno da parte di tutti nel prendersi cura dei più deboli, dei più anziani. Per vincere ci è chiesto di accettare di farsi da parte, di restare in casa.

C’è una categoria di anziani che non può permettersi di  mettersi da parte: sono i nonni.

Almeno il 50% delle famiglie con figli in età scolare ha “richiamato” la leva dei nonni per un babysitteraggio straordinario, per coprire il tempo della prolungata carenza scolastica che  in questo contesto sono una certezza, forse una delle poche rimaste. Senza nonni molti figli non potrebbero andare al lavoro creando ulteriori e gravi difficoltà a una situazione economica in progressivo aggravamento.

Quali conseguenze affettive avrà provocato questo periodo di reclusione forzata alle relazioni familiari? E una volta finita l’emergenza quanto ci vorrà per recuperare i normali rapporti, a tornare a baciarci, ad abbracciarci?

Se per crescere in armonia i bambini hanno bisogno della presenza degli adulti, dei nonni, che spesso sono pilastri fondamentali in quanto li accudiscono sin da piccoli, è pur vero che come nonni ci si sente più amati e si percepisce il senso della continuità.


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