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Il corona virus spiegato ai bambini

Arte, Cultura & Società

Ultimamente, sono molte le richieste che ci arrivano, via e mail o via social, su come spiegare ai bambini la problematica che ormai da tempo sta cambiando lo stile di vita di ognuno di noi. Ci si trova a trascorrere molte ore in casa, e spesso è difficile spiegare ai bambini perchè non possono uscire con gli amici o fare una passeggiata al parco. Eppure, per limitare il loro disagio, è necessario fargli capire cosa stiamo vivendo e le motivazioni per le quali tutti noi ci troviamo ad affrontare questi cambiamenti nella nostra quotidianità.

Se infatti queste spiegazioni non gli vengono fornite, i bambini possono sentirsi “in gabbia”, sensazione associata a stati di confusione, disagio, ansia e depressione; è importante quindi che essi capiscano il perchè delle limitazioni a cui ormai tutti noi siamo soggetti. Ai bambini, va infatti spiegato non solo il bene della vita, ma anche il male, quindi ciò che di negativo possono trovarsi a vivere, in modo che possano comprenderlo e affinare le loro risorse interne per affrontarlo. E’ infatti auspicabile che il bambino capisca da subito il senso dell’instabilità della vita, cioè che esistono piaceri, bei sentimenti, gioie, ma anche dolori, frustrazioni, insicurezze. La domanda a questo punto è: come si spiega il corona virus ai bambini? Innanzitutto bisogna ricorrere ad un linguaggio semplice e concreto, che essi possano comprendere, che può esplicarsi ad esempio nella favola, nel gioco o nel racconto inventato al momento.

Secondo Umberto Galimberti, filosofo e psicanalista, un altro modo efficace è far disegnare i bambini, iniziando dal corpo umano: gli si fa quindi disegnare la testa, il cuore, i polmoni, e tutte le parti del corpo, per poi spiegare come un “animaletto” possa entrare nei polmoni e causare difficoltà a respirare, occhi che piangono, tosse, starnuti; li si può poi tranquillizzare, dicendo il vero tra l’altro, spiegando che ai polmoni dei bambini di solito quell’animaletto non piace. Un altro modo di spiegare ai bambini questa condizione di pandemia, dichiarata pochi giorni fa dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, è, secondo noi, l’inventare delle fiabe, che abbiano come protagonista un eroe positivo (in cui il bambino si deve identificare) che sconfigge il male, anche attraverso le rinunce e la pazienza.

Il vero problema, a nostro parere, riguarda la capacità e soprattutto il desiderio dei genitori di “restare” a casa con i bambini,in senso psicologico e affettivo. Infatti, dati i consueti impegni lavorativi, casalinghi e familiari di ogni nucleo, può risultare assai difficoltoso per i genitori comunicare e in un certo senso anche badare ai propri figli. I genitori possono ricorrere in tal senso all’evitamento, al non ascolto, alla bugia, all’insofferenza, alla svalutazione del problema e alla minimizzazione, che sono meccanismi di difesa, più o meno inconsci, a cui si ricorre, ma che danneggiano la psiche del bambino, creando sfiducia, idealizzazione errata della realtà e della quotidianità e in alcuni casi anche psicopatologie.

Inoltre, se trattati troppo precocemente da adulti, i bambini possono inconsapevolmente assorbire ansie, angosce e paure dei genitori. In questi casi, non sarebbe sbagliata per i genitori una consulenza psicologica di sostegno o addirittura una psicoterapia, con l’obiettivo di infondere nel genitore stesso quella fiducia e quel vero senso di protezione di cui un bambino necessita. Per esempio, se il bambino respira un clima di paura rispetto al problema, inconsciamento trasmessogli dal genitore, il genitore stesso dovrebbe affidarsi ad un esperto che l’aiuti a far percepire al bambino un clima di tranquillità e di protezione. Concludendo, la realtà è molto più complessa ed è il senso della famiglia che va ricostruito, valore ormai quasi completamente perso.

Il COVID-19 rappresenta in questo senso un vero momento di riflessione per tutti noi: possiamo nutrirci dei veri valori della famiglia oppure, passata la tempesta, ritornare tutti “delle monadi”, come direbbe Leibniz, ovvero villaggio globale in solitudine, dove tutti sono connessi, ma paradossalmente soli. Possiamo quindi trovare un aspetto positivo in tutta questa difficile situazione, e augurarci che sia l’occasione propizia per ritrovare il senso di quei valori importanti, dati talmente tanto per scontati, che ormai si sono perduti.

Dott. Basilio Fiorentino, psicologo e psicoterapeuta ad orientamento analitico

Dott.ssa Maria Pia Mattiello, psicologa e psicosessuologa in formazione


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