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Riflessioni di una giovane studentessa al tempo del Covid-19

Arte, Cultura & Società

“ Oggi mi sento di scrivere questo testo, guardando fuori, il mondo esterno, solo attraverso la finestra della mia cameretta. Sento il dolce suono degli uccellini e vedo stormi di essi, librarsi alti nel cielo. Unica colonna sonora, in un assordante silenzio. Avverto un profumo di mare ed in lontananza, intravedo la mia scuola. Così vicina al mio cuore, ma lontana nella vita reale.

All’inizio di quest’anno, il 2020, tutto sembrava andare per il verso giusto. Fino a quando, un giorno, non sentimmo parlare in televisione di un virus che si faceva strada in Italia e nel mondo intero. Sto parlando del Coronavirus, per il quale, sembra non esserci una cura. Da quel momento, tutti cominciammo ad agitarci ed avere paura. A scuola, i nostri professori, iniziarono a dirci, seppur tranquillizzandoci, che non saremmo entrati in aula, per precauzione, per almeno due settimane, a partire dal 5 marzo. Ricordo benissimo, allora, le reazioni dei miei compagni. Urlarono dalla gioia. A differenza mia, il cui volto e cuore si intristirono profondamente, all’idea di non poter vedere i miei amici per tanti giorni. Poi, mi feci coraggio, convinta ed animata dal pensiero che tutto sarebbe finito presto. Invece, io e la mia famiglia, sempre attraverso i TG ed i media, apprendemmo che la quarantena si sarebbe dovuta prolungare fino ad aprile.

Scoppiai a piangere. Quante lacrime solcarono il mio viso. Il mio unico punto di forza, fu il pensare a tutti i momenti felici che avevo trascorso con i miei compagni. Quanto mi manca la felice e spensierata quotidianità trascorsa con loro: dalla scuola alle gite, le partite di pallavolo, i primi innamoramenti, l’ansia dettata dalle interrogazioni e dai compiti in classe. Poi, cominciò la didattica a distanza, cioè le lezioni attraverso il Computer. Infatti, ogni mattina mi collego con i miei professori e compagni, in una vera e propria classe virtuale. Ma, non è la stessa cosa dello stare a scuola. Mi mancano tanto anche i miei familiari. Soprattutto i miei nonni. D’altra parte, penso ai risvolti positivi di questa pandemia. L’ambiente, ad esempio, è meno inquinato, perché circoliamo pochissimo con le automobili o con altri mezzi. Spesso, sento gli altri dire: “ Andrà tutto bene, ce la faremo.”

Ed io penso di si. Magari, continuando a stare in quarantena, piuttosto di girovagare in città per motivi, spesso, inutili. Quindi, facciamo anche noi la nostra parte, per quanto duro sia. Lo so benissimo! È tanto dura, per tutti. Soprattutto per noi adolescenti che, magari, avremmo tutto il diritto di goderci la nostra età, nella più assoluta spensieratezza.”

Elena Troiano, seconda media.


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