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La libertà come espressione della dignità della persona, pensieri per il 75° della Liberazione

Politica

Markus Krienke

Il 75° della Liberazione è stato celebrato in assenza di molte dimensioni della libertà. Un 25 aprile in condizioni di reclusione forzata sicuramente ci ha fatto riflettere in modo più intenso ed esistenziale su ciò che la giornata rappresenta. Ma allo stesso momento questa situazione non deve indurci a ridurre il valore della libertà “soltanto” all’aspetto della libertà di movimento.

Certamente, con essa è essenzialmente connessa la possibilità di realizzarci – anche ma non soltanto attraverso il lavoro –, di concretizzare progetti di vita, di vivere le relazioni che riempiono la nostra vita con senso e via dicendo. Pensiamo anche alla parziale restrizione di molte libertà fondamentali – soprattutto ma non soltanto di movimento, di riunione, all’istruzione e la libertà religiosa – per la salvaguardia del fondamentale diritto alla salute e quindi nel nome di una solidarietà nazionale, e il dibattito su come la collisione tra molti beni e diritti fondamentali deve essere risolto attraverso la realizzazione adeguata del principio della proporzionalità. E infine, consideriamo che anche la domanda sulla strategia della “riapertura” (“Fase 2”) per assicurare il ripristino delle libertà economiche e politiche – la possibilità di poter assicurare ai cittadini e al Paese una base materiale, e di garantire un ordinario svolgimento delle istituzioni democratiche – è una parte importante del ritorno alla “libertà”.

Già con questi spunti veloci e approssimativi otteniamo uno sguardo sulla molteplicità delle dimensioni che implica l’alto valore della libertà – e comprendiamo perché Alcide De Gasperi ha istituito il 25 aprile come festa nazionale a partire dal 1946. Solo pochi anni dopo avrebbe affermato una frase importante: «Alla giustizia sociale, che è relativa alla situazione delle varie economie, bisogna aggiungere – anzi far precedere – il sentimento, il postulato e il consolidamento delle libertà politiche, in una parola: la difesa del sistema democratico.

Questa è la premessa indispensabile e assoluta per tutti i popoli; questo è il problema principale dell’unità europea». In altre parole, anche se ci dividiamo sulle questioni intorno alle politiche concrete di “giustizia sociale”, tra posizioni più liberali e quelle più socialiste, l’affermazione della libertà e della democrazia è quel presupposto che ci deve sempre unire e che non può mai essere messo in dubbio, perché solo in questo modo abbiamo la possibilità di avere opinioni diverse sulle politiche concrete. Assicurare politicamente la libertà, però, in Europa è sempre stato un problema centrale, e troppo spesso fu sacrificato ai nazionalismi, totalitarismi, a ideologie ed egoismi. Solo un’Europa unita, così concludevano De Gasperi, Adenauer e Schuman, questo alto ideale di libertà potrebbe mai essere realizzato – quel alto ideale che è il presupposto indispensabile per la realizzazione della persona

. Per questo avviarono con la “Dichiarazione Schuman” il 9 maggio 1950 il progetto europeo che oggi si chiama “Unione Europea”. Ricordarci proprio nel giorno della Liberazione che è stato tale progetto ad assicurarci una vita in libertà, sicurezza e benessere, e che pertanto va ripensato e rafforzato dopo questa emergenza del coronavirus, è pertanto dovuto allo stesso nostro ideale di “libertà”.


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