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Covid-19: iniziative di sostegno ai comparti dell’industria, del commercio e del turismo

Economia e Finanza

Documento della Conferenza delle Regioni del  

Il testo è stato inviato alla 10° Commissione del Senato

La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, nella seduta dello scorso 23 aprile svoltasi in videoconferenza, ha approvato un documento sulle iniziative di sostegno ai comparti dell’industria, commercio e turismo nell’ambito della congiuntura economica conseguente all’emergenza Covid-19.
Il contributo delle Regioni è stato successivamente inviato, per l’esame dell’atto, alla Commissione 10ª Industria, commercio, turismo del Senato. In linea generale, per le Regioni è necessario agire sul mantenimento della continuità produttiva,dei flussi di approvvigionamento e distribuzione, definendo specifici interventi sulle dinamiche occupazionali e a sostegno della liquidità delle imprese. Dovrebbe essere attivato immediatamente un piano straordinario di investimenti, agendo sulle opere pubbliche, semplificando l’iter burocratico e della spesa sul modello del “Ponte Morandi”, anche attribuendo poteri speciali.
Le proposte da mettere in campo dovrebbero ridurre sensibilmente i fattori di incertezza, sostenendo investimenti e redditi, re-iniettando fiducia nel sistema e nelle aspettative degli operatori e delle famiglie. Ciò cogliendo l’occasione per introdurre semplificazioni legislative ed amministrative indispensabili e non più rinviabili. Le proposte formulate dalla Conferenza hanno riguardato il tema degli investimenti e dei consumi pubblici, la sostenibilità e il sostegno al settore delle imprese. Quale ulteriore contributo, è stato trasmesso al Senato anche un quadro di ricognizione delle disposizioni a favore del sistema produttivo, emanate da Regioni e Province Autonome sul contenimento e la gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19.
Si riporta di seguito il Documento approvato il 23 aprile.
Contributo delle Regioni e delle Province autonome alla X commissione del Senato nell’ambito dell’affare atto n. 445 sulle iniziative di sostegno ai comparti dell’industria, del commercio e del turismo nell’ambito della congiuntura economica conseguente all’emergenza da covid-19

Premessa
Gli effetti socio-economici della diffusione del COVID-19 riguardano innanzitutto la minore capacità delle imprese (al netto dei settori direttamente coinvolti a sostegno dei presidi e delle tecnologie biomediche e dei prodotti farmaceutici) di poter continuare a produrre e a conservare la propria posizione sui mercati nazionali ed internazionali. La riduzione della produzione, in presenza di una elevata capacità produttiva delle imprese, ha un immediato effetto sulla produttività del sistema e sui redditi dei lavoratori, anche in presenza di un utilizzo esteso degli ammortizzatori sociali. Ciò rischia di determinare un conseguente impatto depressivo sulla domanda interna in termini sia di consumi che di investimenti in beni durevoli.
È evidente che la componente privata della domanda, sia interna che estera, risente fortemente dell’incertezza determinata dagli effetti del COVID-19. Oggi i più accreditati centri di previsione stimano per l’Italia una crescita negativa, i cui effetti potranno essere mitigati soltanto da una poderosa azione di investimenti pubblici, in grado di ridare slancio alla crescita, in attesa di una progressiva stabilizzazione dei consumi, di una ripresa degli investimenti privati trainata da fattori di cambiamento come la trasformazione digitale, il miglioramento energetico-ambientale, l’introduzione di nuovi materiali e, infine, il miglioramento del nostro interscambio con i Paesi esteri, sostenuto da una ripresa delle esportazioni il cui moltiplicatore sulla crescita è particolarmente significativo.
La Pandemia da COVID-19 sta avendo ed avrà un significativo impatto anche sul comparto turistico, che per sua natura, sarà anche il settore più colpito dalla crisi e quello che ripartirà più lentamente degli altri settori industriali italiani.
In linea generale, le Regioni ritengono necessario operare, in primo luogo, per il mantenimento della continuità produttiva, sostenendo la continuità nei flussi di approvvigionamento e di distribuzione, nonché definendo interventi specifici sulle dinamiche occupazionali e a sostegno della liquidità delle imprese.
Le misure finora messe in campo risultano insufficienti.
Deve essere immediatamente attivato un piano straordinario di investimenti. Bisogna agire dal lato delle opere pubbliche, semplificando l’iter burocratico e della spesa sul modello del “Ponte Morandi”, attribuendo anche poteri speciali.
A tal fine, la Conferenza delle Regioni ha già presentato al Governo, in occasione del parere reso sul DL 18/2020 (Cfr. Documento allegato 1), alcune proposte che mirano ad accelerare gli investimenti ed a rilanciare l’economia, nell’ottica di limitare gli effetti della contrazione verificatasi a causa dell’emergenza COVID-19. Tali proposte incidono sull’ordinamento statale relativo ad alcuni settori di attività che si rivelano strategici nell’attuale fase in cui è necessario ridare slancio all’economia.
Infatti, l’intero pacchetto di proposte sugli appalti e sui loro procedimenti di approvazione (cfr Documento allegato 2) introdurrebbe modifiche con durata temporanea sebbene non breve, in quanto destinata a produrre effetti fino a fine 2022 o in alcuni casi 2023, e impatto notevole sull’attività delle pubbliche amministrazioni interessate, con una significativa accelerazione dei tempi di appaltabilità e cantierabilità delle opere pubbliche.
Tali proposte si affiancano e non sostituiscono le norme contenute all’interno del Codice dei contratti pubblici. Si tratta, infatti, di procedure facoltative.
Fermo restando la necessità di una revisione del codice dei contratti, richiesta da tempo ed attesa dalle stazioni appaltanti e dagli operatori ancora prima dell’emergenza COVID 19.

Le ulteriori proposte da mettere in campo devono sensibilmente ridurre i fattori di incertezza, sostenere investimenti e redditi, re-iniettare fiducia nel sistema e nelle aspettative degli operatori e delle famiglie, cogliendo l’occasione per introdurre semplificazioni legislative ed amministrative indispensabili e non più rinviabili da acquisire indipendentemente dalla fase emergenziale.

Di seguito alcune proposte:
Si impone anzitutto una riflessione finalizzata all’adizione di azioni volte a sburocratizzare e snellire, anche solo per un periodo definito e limitato, le procedure relative agli adempimenti in tema di  verifica della regolarità contributiva, di accessibilità e trasparenza, di protezione dei dati personali, di certificazioni antimafia e in generale dei passaggi che appesantiscono e rallentano le procedure di incentivazione alle imprese, rischiando di rendere intempestiva e vana la risposta pubblica alle esigenze di investimento e ripresa, sempre nel rispetto dei principi di legalità e nell’ottica di promuovere un ambiente libero da condizionamenti e idoneo a tutti gli attori economici e istituzionali.
Al fine di accelerare la fase dei controlli sugli operatori economici da parte delle stazioni appaltanti si può introdurre un sistema di condivisione dei dati contenuti nelle piattaforme di e-procurement obbligatorie per tutte le amministrazioni aggiudicatrici.
È inoltre necessario implementare il Documento di gara unica europea in modalità telematica.
A ciò si aggiunge l’esigenza di sostenere con forza le imprese che operano nel settore degli appalti pubblici chiamate a sopportare ingenti oneri per la sicurezza dei lavoratori nei cantieri, anche a seguito degli accordi del governo con le parti sociali del 14 marzo scorso e in previsione delle future necessità di provvedere alle dotazioni di sicurezza individuale. A tal riguardo pertanto occorre è necessario prevedere un aumento delle somme riconosciute alle imprese appaltatrici per gli oneri di sicurezza sia per gli appalti in corso che per i nuovi affidamenti

Investimenti e consumi pubblici
In questo quadro, come già evidenziato, gli investimenti e i consumi pubblici svolgono un’importante azione di stabilizzazione e di sostegno alla fiducia degli operatori: si tratta in particolare di intervenire per accelerare la ripresa degli investimenti, anche attraverso una semplificazione delle procedure che salvaguardi comunque la qualità e la sicurezza del lavoro, e sostenere nel contempo  la domanda di consumi pubblici non solo nella sanità, esposta all’emergenza del COVID-19, ma anche nel settore culturale e dell’educazione/istruzione, con nuove piattaforme anche telematiche di fruizione dei servizi.

Sostenibilità’
Un tema da riprendere e valorizzare in termini di priorità di azione è quello della sostenibilità ambientale dei processi produttivi e aziendali, inteso come modello di economia circolare, riduzione degli scarti, attenzione alle emissioni, sicurezza ambientale.
L’attenzione a questi temi non deve essere limitata ad aspetti di responsabilità sociale, ma è occasione di rilancio economico e innovazione ed è una delle leve con cui si deve ripartire, sia perché se si finanziano investimenti è saggio che siano già sostenibili e, soprattutto, perché a fine emergenza coronavirus è prevedibile una maggiore attenzione, da parte dei consumatori e dei mercati, ai temi della sicurezza, tracciabilità, igiene, contrasto all’inquinamento, sostenibilità.

Sostegno al settore delle imprese
L’attività delle imprese risente, come già sottolineato, di un clima di generale incertezza che comporta una riprogrammazione dei piani di attività e una contrazione dei livelli di spesa previsti.
Anche dalle ultime stime del Centro Studi Confindustria emerge che “Gli investimenti delle imprese sono lacomponente del PIL più colpita nel 2020 (-10,6%). Calo della domanda, aumento dell’incertezza, riduzione del credito, chiusure forzate dell’attività: in questo contesto è proibitivo per un’azienda realizzare nuovi progetti produttivi, visto che la stessa prosecuzione dell’attività corrente è compromessa o a forte rischio, come mostra la caduta della produzione industriale. Gli investimenti privati, perciò, crolleranno nella prima metà di quest’anno. …I consumi delle famiglie, nella prima metà del 2020, risentiranno delle conseguenze dell’impossibilità di realizzare acquisti fuori casa, ad esclusione di alimentari e prodotti farmaceutici. Il totale della spesa privata risulterà decisamente inferiore rispetto a quello dell’anno scorso (- 6,8%). Al suo interno si determinerà una sostanziale ricomposizione del paniere, a sfavore di vari capitoli di spesa, quali l’abbigliamento, i trasporti, i servizi ricreativi e di cultura, i servizi ricettivi e di ristorazione”.
Pensare oltre che al credito per l’azienda anche al credito alle famiglie fondamentale per bilanciare la composizione del paniere ed aumentare i consumi migliorando l’economia, come ci insegna anche l’esperienza delle politiche fatte in questi anni per i consumatori.
Una particolare attenzione dovrà essere rivolta al supporto delle attività del turismo, alla luce del pesante calo già avvenuto delle prenotazioni, del commercio internazionale – specie dei prodotti legati al Made in Italy anche con riferimento al rinvio degli eventi relativi alle fiere specializzate – nonché del comparto agroalimentare.
Il fermo produttivo determinato dall’emergenza COVID-19, a differenza di quanto avvenuto in altri Paesi, ha interessato in modo particolare le nostre aree più industrializzate, causando notevoli ricadute economiche. In conseguenza di ciò si sottolinea come il calo dell’attività sarà particolarmente rilevante nei principali mercati di destinazione dei prodotti italiani. Le nostre imprese sono, infatti, più penalizzate da difficoltà produttive e logistiche, con un calo dell’export superiore alla media mondiale.
I prodotti del Made in Italy, pur rimanendo fortemente attrattivi all’estero, in assenza di strategie tempestive, strutturali ed efficaci di presidio dei mercati esteri rischiano di tradursi in una consistente perdita di quote di mercato a favore di paesi concorrenti, difficilmente recuperabili, con particolare riferimento ai settori dell’alimentare, meccanico, fashion, servizi, turismo, logistica. 
A tale riguardo, in occasione della presentazione del Piano Made in Italy, la Conferenza delle Regioni ha illustrato al Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Di Maio, un “pacchetto” di misure straordinarie a supporto delle policy per l’internazionalizzazione delle imprese (Cfr. allegato 3).
Si richiede, in particolare, la previsione di veri e propri “Piani industriali di sostegno all’export e all’internazionalizzazione pluriennali” con interventi attuativi (missioni di sistema e settoriali; sostegno alle fiere internazionali italiane; formazione; piani di comunicazione integrata; pacchetti ad hoc di sostegno finanziario) verso i Paesi “maturi” ritenuti strategici, anche con il coinvolgimento delle Regioni.
Il blocco delle attività e degli spostamenti ha, inoltre, fortemente penalizzato il settore fieristico per il quale si ritiene necessario un vero e proprio piano straordinario diretto sia a favore dei Quartieri e degli organizzatori, sia indiretto a favore dell’indotto, da notificare alla Commissione europea, attraverso l’erogazione di contributi a fondo perduto per far fronte agli extra-costi derivanti dalla ri-calendarizzazione degli eventi e dagli adeguamenti strutturali e organizzativi necessari a garantire il loro svolgimento in sicurezza, prestiti ponte a tasso zero, sostegno della liquidità e voucher per i partecipanti.
Un altro tema particolarmente rilevante per il sostegno delle imprese riguarda la crescente esigenza di liquidità per far fronte agli adempimenti obbligatori.
In linea generale anche alla luce del recente D.L. 23/2020, appaiono condivisibili le misure introdotte dal Governo per garantire flussi di liquidità alle imprese e l’operatività delle stesse, per prorogare i versamenti erariali e contributivi e proteggere il tessuto produttivo, attraverso la revisione della normativa relativa al golden power.
In particolare come già richiesto dalle Regioni in precedenza, è stato rafforzato l’intervento del Fondo di garanzia per le PMI a sostegno di PMI e mid cap ed è stato previsto un nuovo intervento di garanzia di SACE a copertura dei finanziamenti bancari concessi alle grandi imprese e alle imprese piccole e medie che abbiano esaurito la propria capacità di accesso al Fondo di Garanzia.
In merito a quest’ultimo aspetto, va tuttavia segnalato che non è stata sfruttata l’opportunità fornita dalla normativa recentemente adottata dalla Commissione europea in materia di aiuti di stato, di elevare le garanzie sui finanziamenti fino al 100% (anche se con alcune limitazioni). In particolare, sono state previste coperture da parte del Fondo di Garanzia per le PMI al 100%, ma solo per finanziamenti fino a 25mila euro.
Va inoltre chiarito il ruolo delle sezioni speciali nell’ambito del fondo centrale istituite su richiesta delle Regioni.
Servono, inoltre misure per la riduzione del pricing dei finanziamenti, in complementarietà con le iniziative statali, interventi di controgaranzia pubblica su portafogli di garanzie concesse dai Confidi, in complementarietà con il Fondo Centrale di Garanzia e misure per la concessione di contributi in conto interessi.
Al contempo, considerate alcune complessità introdotte e la necessità per le banche e gli intermediari finanziari di rivedere le proprie procedure, si richiede di assicurare la massima tempestività nel rendere operative queste misure di sostegno alla liquidità. Si chiede inoltre di esercitare ogni pressione possibile al fine di far introdurre un periodo di sterilizzazione dell’attribuzione di rating di rischio aziendale alle imprese che abbiano richiesto moratoria nei finanziamenti durante il periodo di crisi.
In particolare per quanto riguarda la garanzia SACE, che offre una copertura di garanzia anche alle imprese di grandi dimensioni, vanno velocizzati i tempi effettivi di messa in funzione e chiarite e semplificate le procedure.
È inoltre assolutamente necessario rendere trasparenti e più semplici le procedure che devono seguire i soggetti finanziatori nell’erogazione del finanziamento, nonché assicurare chiarezza con riferimento alla documentazione che le imprese richiedenti devono fornire a corredo delle istanze.
Il meccanismo scelto, che si posa  principalmente sul sistema bancario, purtroppo non garantisce trasparenza e trattamento omogeneo: emerge quindi il rischio di una disparità di trattamento fra i soggetti destinatari e soprattutto, in considerazione della limitatezza delle risorse a disposizione, non è assicurata la copertura di tutte le esigenze manifestate dalle imprese e, in particolare, di quelle che si trovano in una situazione di maggiore difficoltà e che non hanno rapporti consolidati con le banche.
La medesima esigenza di semplificazione e snellimento delle procedure si richiede per quanto riguarda gli interventi di natura fiscale, con riferimento in particolare alla una ulteriore sospensione dei versamenti tributari e contributivi
Le Regioni hanno espresso forti preoccupazioni per le chiusure attuate con riferimento a determinati settori e per il fatto che ancora non sono chiare le modalità di riapertura.
È necessaria una riflessione per  consentire al più presto la riapertura delle attività economiche relative a quei settori maggiormente colpiti, quali, in aggiunta a quelli già citati, della moda, del tessile e abbigliamento, dei servizi relativi alla cura della persona e degli animali, del marmo e del legno, dell’arredamento, dell’edilizia privata e dell’attività di spettacolo ed intrattenimento, nella salvaguardia della tutela della salute e nel rispetto dei protocolli sulla sicurezza nel lavoro.
Inoltre, si richiedono i seguenti interventi:
1. prevedere un intervento importante per preparare e sostenere la ripresa attraverso la concessione di contributi a fondo perduto tale da assicurare il sostegno del tessuto produttivo nella fase della ripresa;
2. definire una strategia coordinata tra i livelli istituzionali per rilanciare gli investimenti pubblici;
3. accelerare la liquidazione delle risorse pubbliche (anche su fondi europei) mediante semplificazione delle verifiche (ad es. su DURC e Antimafia), prevedendo controlli ex post a campione al termine dell’emergenza per pagamenti al di sotto di 1 milione di euro;
4. Garantire il rispetto dei tempi e velocizzazione dei pagamenti da parte delle PPAA nei confronti delle imprese creditrici (massimo 30 giorni).
5. Prevedere una misura di sostegno alla domanda, consistente nella sospensione delle rate di mutuo o prestito contratto da famiglie ed imprese con il sistema bancario, per un periodo di tempo da valutare (da uno a tre mesi). L’impatto potrebbe essere molto potenziato, in riferimento alla circostanza che il cittadino e l’impresa avrebbero a disposizione per il periodo previsto la liquidità che sarebbe stata prevista per il pagamento delle rate di debito, alimentando una sorta di “effetto tredicesima”.
In relazione in particolare al punto 1, pur considerando la necessità di gestire la ripresa delle attività produttive nel rispetto delle condizioni di sicurezza, nei tempi e nelle misure tecniche e organizzative è necessario assolutamente programmare sin da subito la fase 2 post-Covid 19, perché è alto il rischio di una crisi diffusa delle imprese e a cascata delle rispettive filiere. Al contrario delle situazioni post sisma, dove, al di là del disagio materiale, gran parte delle imprese si era organizzata rapidamente per riprendere l’attività, in questo caso lo stop forzato rischia di aggravare pesantemente la posizione finanziaria, generare colli di bottiglia lungo le catene del valore e vedere erose le quote di mercato.
Accanto agli strumenti che il Governo deciderà di mettere in campo, è indispensabile prevedere un intervento a livello regionale, più rapido e vicino alle esigenze dei territori, dei rispettivi sistemi e delle imprese. Bisogna rapidamente sfruttare le condizioni favorevoli consentite dal Temporary Framework per quanto riguarda gli aiuti di Stato anche prevedendo e degli auspicabili strumenti di finanziamento via indebitamento che si decideranno a livello europeo.
Nel complesso delle azioni che il Governo potrà prevedere a gestione centrale, sarebbe opportuno prevedere un fondo straordinario da ripartire tra le regioni per sostenere la ripartenza delle imprese sul territorio in maniera diretta e incisiva con piani di azione straordinari.
Lo strumento base potrebbe essere il sostegno a “Piani di rilancio produttivo delle imprese”.
Le imprese che hanno subìto le conseguenze della crisi che vogliono rilanciare la produzione e il mercato avranno bisogno di un sostegno finanziario particolarmente significativo e articolato per la realizzazione rapida di piani aziendali che possono comprendere:
1. Ristrutturazione del debito (allungamento delle scadenze dei mutui, o altre tipologie di operazioni, con copertura della garanzia);
2. Ricostituzione dei magazzini (acquisto materie prime, componenti, semilavorati, ecc.);
3. Piano di marketing (spese promozionali);
4, Investimenti produttivi e organizzativi (investimenti in particolare nelle tecnologie digitali);
5. Ricerca e sviluppo (sviluppo di nuovi prodotti e nuove soluzioni anche in relazione al mutato scenario competitivo).
Si allega, inoltre, un quadro di ricognizione delle disposizioni a favore del sistema produttivo emanate da Regioni e Province Autonome in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19 (allegato 5)
Con riferimento al settore del commercio considerate le difficoltà e le gravi criticità per le imprese commerciali e della Somministrazione di alimenti e bevande la cui attività è sospesa per effetto delle misure relative all’emergenza, si ritiene di:
· Provvedere al trasferimento alle regioni e province autonome di un fondo di prima emergenza (fase 2) finalizzato a
– concedere un aiuto a fondo perduto alle imprese del commercio e della somministrazione che hanno dovuto tenere sospese l’attività, che possa dare copertura anche al mancato guadagno in base al confronto di fatturato stesso periodo anno precedente;
– Concedere un aiuto per le attività di somministrazione di alimenti e bevande e per il piccolo commerci che a seguito del coronavirus e nel passaggio alla seconda fase dovranno adeguare le loro strutture per permettere la cd distanza sociale.
· dover incentivare la riduzione dei canoni di locazione degli immobili commerciali a beneficio delle imprese medesime, si propone di inserire, oltre alla misura che prevede un credito di imposta a beneficio dell’esercente pari al 60% del canone di locazione mensile,
– inserire una disposizione analoga nei confronti dei proprietari degli immobili commerciali, che introduca un credito di imposta pari al 40% del canone di locazione mensile a fronte di un accordo per la corrispondente riduzione del canone medesimo
-prevedere un credito di imposta a favore dei commercianti su aree pubbliche che hanno dovuto sospendere attività nei mercati e nelle fiere
Sostegno agli investimenti in digitale delle imprese
La crisi da COVID-19 ha mostrato l’importanza di organizzare l’attività dell’impresa utilizzando al massimo le tecnologie digitali, sviluppando competenze trasversali ai diversi processi e riorganizzando tutto il sistema di comunicazione interna ed esterna all’impresa. E’ pertanto necessario intraprendere un’azione specifica di sostegno allo sviluppo digitale delle imprese attraverso voucher/contributi che promuovano e sviluppino le tecnologie digitali coinvolgendo anche i processi di formazione ed apprendimento necessari, con effetti anche sul commercio elettronico, l’assistenza a distanza e l’implementazione di sistemi manifatturieri avanzati. In particolare, è necessario:
1. Sostegno alla trasformazione digitale delle imprese. Dopo industria 4.0 occorre investire sui seguenti due fronti:
a. soft digital skills per tutti i lavoratori e alte competenze digitali per la trasformazione digitale delle imprese;
b. e-commerce, supportando le imprese, con un piano straordinario, a promuoversi e a vendere on line.
1. Interventi di semplificazione e accelerazione a favore della realizzazione del Piano Banda Ultra Larga – FASE 1 Aree Bianche e FASE 2 Aree Grigie.
a. per la FASE 1 occorre:
– sbloccare secondo criteri di urgenza i permessi da parte di ANAS, RFI, Sovrintendenze, Comuni, Consorzi di Bonifica, ecc.;
– permettere l’affidamento diretto dei servizi di progettazione a soggetto territoriale da parte di Open Fiber (occorre considerare che l’attuale società che progetta- individuata con gara pubblica – è in stato fallimentare e ciò sta rallentando non poco i lavori);
– accelerare i necessari chiarimenti in ordine alla rete unica nazionale con la convergenza su di essa delle infrastrutture esistenti. Si tratta di una infrastruttura strategica per il Paese e, quindi, va deciso che dovrà essere una e una sola, in mani pubbliche e data in concessione;
– attivare subito i fondi dei voucher per dare connettività alle scuole anche assegnandoli alle Regioni che si impegnano a realizzare i lavori in tempi stretti (non con la modalità voucher ma con investimenti diretti della P.A.; il servizio in un secondo momento potrà essere gestito dal Consorzio GARR su mandato del MIUR);
– superare il problema delle maestranze al fine di completare le tratte iniziate e rimaste in sospeso ed avviare quelle da tempo autorizzate;
– intervenire per accelerare i tempi degli interventi di bonifica delle palificate Enel.
b. per la FASE 2 va, invece, chiesto all’EU di sbloccare in tempi rapidissimi la possibilità di intervenire sulle aree grigie utilizzando anche i fondi dei voucher previsti per cittadini ed imprese si tratta di una opportunità di investimento (posti di lavoro) e di competitività del sistema produttivo nazionale che è installato per la maggior parte nei piccoli e medi centri che sono oggi “aree grigie”.
3. Campagna nazionale per le competenze digitali e per la cittadinanza digitale per ogni cittadino della Repubblica Italiana mediante occasioni di formazione su pochi basilari elementi di soft digital skills (anche in integrazione e complementarietà con azioni rivolte alle imprese). Dovrà essere un’Azione coordinata a livello regionale con le strutture della formazione professionale e/o con le scuole/università.
Sostegno a favore del Turismo
Un’azione specifica di sostegno alla domanda dovrà essere indirizzata al settore del turismo che conta ormai per il 10% sul nostro PIL; si tratta di prevedere azioni integrate a livello nazionale ed internazionale attraverso ENIT accompagnando tale promozione con un rafforzamento della programmazione delle attività a scala territoriale riguardanti i beni ambientali, culturali, le rassegne, i festival etc. per ridare forza alle comunità provate dall’emergenza del COVID-19, come già evidenziato nel confronto con il Ministro Franceschini (Cfr Documento allegato 4) che ha portato alla previsione di uno specifico tavolo di crisi per il settore turistico con la presenza, tra gli altri, delle Regioni.
In relazione a questo settore strategico per la nostra economica si evidenziano le seguenti misure necessarie:
1. Decretare lo ‘Stato di crisi’ attivando il procedimento previsto dall’art 27 del Decreto Legge 22 giugno 2012 n. 83 convertito con Legge n 134 del 2012.
1.bis consentire l’equiparazione e il riconoscimento formale, da parte dello Stato, della Pandemia da COVID-19 alle calamità naturali intervenendo con l’Art. 50 del Regolamento Ue 651/2014 che prevede “Aiuti destinati a ovviare ai danni arrecati da determinate calamità naturali” nella forma dell’esenzione.
2. Prevedere un’apposita linea d’intervento specificamente per il settore turistico, nell’accordo in atto tra Governo e Regioni, nell’utilizzo dei Fondi Fesr e Fse della programmazione 2014-2020 
3. Costituzione di un nuovo Fondo Europeo speciale per il turismo (“FEST”), articolato sul modello “FESR” dotato di adeguate risorse da attivarsi nella prossima Programmazione 2021-2027.
5. Proposta di un apposito “Decreto Turismo” che preveda in un unico specifico provvedimento, i primi interventi e misure di supporto al settore del turismo.

Lavoro e redditi
Nel corso del confronto con il Governo sul D.L. 18/2020 molte delle richieste regionali hanno trovato accoglimento. L’azione a sostegno del lavoro e dei redditi è stata avviata ed implementata, infatti, con la previsione degli ammortizzatori sociali in deroga su tutto il territorio nazionale unitamente all’aumento della platea dei lavoratori interessati nonché ad un’estensione delle tutele a quei settori inizialmente non coperti dagli strumenti ordinari.
E’ necessario ora che tali misure vengano prorogate oltre i termini attualmente fissati dal D.L. 18/2020 con il conseguente stanziamento di risorse adeguate, per accompagnare l’uscita dall’emergenza.
Si richiama, comunque, la necessità di prevedere la copertura di tutte le tipologie di lavoratori stagionali contemplati dalla legge con misure di sostegno al reddito nonché ulteriori interventi per i lavoratori autonomi per dare copertura effettiva del danno derivante dal fermo attività. 
 


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