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Le madri non lo sanno

Interviste & Opinioni

Le madri non lo sanno, ma giorno per giorno provano, rischiano, scoprono, esplorano i mille chiaroscuri della maternità.

Ma non è facile. E la società non aiuta.

Per troppi, troppi anni si è costruito un modello stereotipato di una maternità prototipo, modello che ha influenzato intere generazioni di madri facendole sentire sbagliate, difettate, non buone. Non abbastanza madri.

E questo sguardo giudicante ha contaminato quella relazione interna e costante con noi stesse, dialogo necessario nella nostra vita, soprattutto durante la maternità, che insegna all’ascolto e alla compassione.

Che gran fatica imparare a conoscere altri sguardi, eliminando il giudizio, per nutrire l’ascolto!

Ecco, direi che la base da cui partire, quando si diventa madri, è l’ascolto di noi stesse, delle nostri emozioni e dei nostri bisogni, mentre un’intera società ci impone di focalizzare lo sguardo solo sul nostro bambino o sulla nostra bambina, dimenticando il nostro Io.

Dissonanze della maternità che stridono e graffiano su una lavagna tutta da esplorare.

Perché la maternità e’ scoperta, in qualsiasi sfumatura.

E’ fatica e coraggio, in ogni declinazione.

E’ ambivalenza quotidiana, tra un IO e un Tu non sempre assonante.

E’ esercizio necessario nella ricerca di un baricentro non sempre “comodo”.

E’ partorirsi ogni giorno come madre, accogliendo gli imprevisti che solo la maternità sa donare.

E’ imparare a chiedere aiuto e riscoprire quel patto di sorellanza tra donne, che nei millenni ci ha protetto e permesso di generare figli di cuore, di cielo e di pancia.

E’ scoprire il suono assordante del vuoto e del dolore della perdita.

E’ ricordare a noi stesse di amarci ogni giorno, accogliendoci nelle nostre molteplici differenze e contraddizioni.

E’ generare sorellanza, sostenendoci come donne e madri.

E’ ricordarsi, con consapevolezza, che la pace nel mondo inizia da noi.

Evelyn Zappimbulso


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