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La “guerra” del virus

Arte, Cultura & Società

La nostra società rifiuta il senso della morte, del dolore, della sofferenza, soprattutto come chiavi di trasformazione e crescita per tutti e si pone in un’ottica di controllo della realtà che non è data. Il virus diventa, pertanto, il nemico acerrimo da combattere ad ogni costo e vengono indette campagne “belliche”, con tanto di task force, per debellarlo, come appunto in una guerra, con eroi sul campo. Occorre però non dimenticare che “il nemico” è semplicemente un piccolo organismo vivente, uno dei milioni che albergano il nostro corpo e la vita biologica dell’intero Pianeta (…quindi parte di noi); è veramente, nei fatti, così terrifico?

Oppure svolge semplicemente il suo lavoro, cioè quello di riprodursi e diffondersi e tutelare la sua specie e forse molto altro che a noi sfugge…. Catastrofi e pandemie sono sempre esistite e il loro ruolo, universale è, probabilmente (se non certamente), quello di riequilibrare un ecosistema mediante il cambiamento, anche se questo può non piacerci. L’ambiente che ci circonda riflette, in sostanza, noi e i nostri stessi comportamenti ed è inutile far finta che non sia così. Chi è, in fin dei conti, il signor virus? Uno stress-test messaggero, che si insinua in tutti i livelli fisici e sottili dell’essere e della società, per riflettere su cosa siamo diventati; uno specchio, ineluttabile, che ti dice quanto ti sei preso cura di te stesso, della tua salute e di quella dei tuoi simili, del tuo sistema immunitario, dell’ambiente, di come hai amministrato e amministri la comunità; egli, nella bivalenza che contraddistingue ogni cosa al mondo, può essere causa e concausa di morte fisica e psichica, ma anche di trasformazione, di  consapevolezza e rinascita… di benessere, e a ognuno di noi il compito di saper cogliere il messaggio che gli compete… 

Anche la paura e lo sconcerto, che abbassano il nostro sistema immunitario, unitamente all’isolamento e al distanziamento sociale e all’impossibilità di svolgere un corretto stile di vita, sono, a loro volta, attestazioni profonde, dell’incapacità di accogliere e trasformare messaggio e contenuti insiti negli eventi, compreso quello stesso che il virus compia il proprio corso, come ogni ciclo al mondo. Reagire con panico e nel rifiuto della realtà non aiuta a superare; occorre equilibrio, lucidità e saggezza e se si vogliono cambiare gli effetti: occorre cambiare le cause, questo è poco ma sicuro. Nell’antichità (…e ancora oggi, forse, nei sopravvissuti contesti ad organizzazione primordiale) le grandi decisioni venivano prese consultando le arti oracolari, operate da aruspici, sibille, indovini, sciamani e quant’altro, entità certamente partecipi e connesse ai cicli naturali e all’osservazione previsionale, particolare e generale, degli stessi, dei loro segni e delle loro mutazioni, il tutto nella consapevolezza complessiva che, a prescindere dai fatti, non è l’uomo a determinare, semmai a partecipare il divenire e il cambiamento.

Oggi la posizione è altra, i consiglieri sono uomini di scienza e tecnologia che focalizzano la loro attenzione, deterministica, sul singolo fenomeno, delle volte trascurando il contesto e i segnali che questo stesso emana, nel tentativo, di conoscerlo, mapparlo, catalogarlo e, perché no… controllarlo, ma non funziona così, l’universo non si fa dominare, si rinnova al suo interno e, nella sua relatività, ci spiazza, ma, nel paradosso, manifesta, pure i segni per una sua, meravigliosa, lettura d’assieme.

Fedele Eugenio Boffoli

Illustrazione di Anna Zennaro, copertina del libro: “Vivere al supermercato ai tempi del coronavirus” di A. e M. Murgia


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