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L’orso Papillon è stato catturato dopo una latitanza di 289 giorni

Cronaca

L’orso bruno più ricercato d’Italia, dentro della trappola coperta da un telone camouflage trainata da un fuoristrada, è tornato nel recinto dell’area faunistica dedicata del Casteller a Trento Sud da dove era fuggito all’alba del 15 luglio dello scorso anno

Orso Papillon

 

È durata 289 giorni la ‘latitanza’ dell’orso M49 catturato nella notte in Trentino. Mentre si aggirava nei boschi delle Giudicarie nel Trentino occidentale, il plantigrado, ribattezzato “Papillon” dal ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, di tre anni e mezzo e del peso di 167 chilogrammi è finito in una ‘trappola tubo’.

L’orso bruno più ricercato d’Italia, dentro della trappola coperta da un telone camouflage trainata da un fuoristrada, è tornato nel recinto dell’area faunistica dedicata del Casteller a Trento Sud da dove era fuggito all’alba del 15 luglio dello scorso anno. L’ultima operazione, quella che ha portato alla cattura, risale alla serata di ieri quando nella zona di Tione sono entrati in azione gli uomini del Corpo provinciale della forestale che hanno piazzato la trappola. L’animale e’ stato catturato e trasportato sveglio, sotto il costante controllo veterinario, come previsto dai protocolli.

Quella dell’orso M49 è stata tra le vicende più seguite in Italia dell’estate 2019 prima della crisi di Governo di agosto. Una storia a puntate che ha occupato per giorni e settimane pagine interne dei quotidiani nazionali e lunghi servizi televisivi dedicati. Il provvedimento di cattura ma soprattutto la possibilità di abbattimento, aveva causato attriti tra il governatore trentino leghista Maurizio Fugatti e il ministro Costa. Quest’ultimo criticando l’ordinanza aveva piu’ volte ribadito il suo no all’abbattimento.

La ‘M49 story’ inizia in una notte d’estate, quella tra domenica 14 e lunedì 15 luglio dello scorso anno. Catturato dal personale del Corpo Forestale Trentino mediante trappole tra i boschi di Val San Valentino in Val Rendena, l’orso è stato portato nell’area faunistica del Casteler. Dopo essere stato rinchiuso, attorno alle ore 3 della notte, tolto il radiocollare che consentiva il monitoraggio degli spostamenti, M49 dopo circa due ore era riuscito a fuggire scavalcando la recinzione elettrificata da 7.000 volt certificata dal ministero e dall’Ispra. Per diverse settimane e’ stato ‘foto-trappolato’ tra i boschi della Marzola tra Trento e la Valsugana. Il presidente Fugatti era subito intervenuto con l’ordinanza che prevedeva anche l’abbattimento e immediate erano divampate le polemiche con gli animalisti sul piede di guerra che avevano chiesto l’intervento del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. 

Col trascorrere dei giorni gli avvistamenti dell’orso M49 diventavano, però, sempre più rari. Ad agosto i suoi spostamenti, seppur silenziosi perché non lasciavano particolari tracce di ‘pasti’, iniziavano a farsi più frequenti, dalla Vigolana alla valle di Cembra fino all’Alto Adige. La vigilia di Ferragosto dello scorso anno alcuni cacciatori di Faedo avevano segnalato ai forestali altoatesini orme di orso nel fango.

In quel periodo in Provincia di Bolzano c’era un altro problema, quello del lupo che sbranava le pecore nei masi di montagna. Una questione che non giocava certo a favore dell’orso M49 che, per peggiorare la situazione, aveva anche terrorizzato un escursionista – un giornalista della Rai di Bolzano – nel canyon del Bletterbach e spaventato due pastori che si trovavano in una roulotte nella zona di passo Oclini.

Il governatore altoatesino Arno Kompatscher, riferendosi a quanto prevedeva il piano Pacobace, aveva quindi firmato anche lui un’ordinanza uguale a quella dei ‘cugini’ trentini che prevedeva prima la cattura e, in caso di pericolosità per l’uomo, anche l’uccisione.

Nel frattempo il plantigrado continuava a vagare libero tra boschi e montagne. L’ultima traccia lasciata nel 2019, l’11 ottobre nel Vanoi: un torello ucciso. Poi il lungo letargo tra la Val Calamento e il gruppo del Lagorai. Due mesi fa, sfidando le basse temperature e la neve, era comparso tra i boschi di Castello Molina di Fiemme lasciando alcune tracce. Le doti di ‘camminatore’ non sono mai mancate a M49, anche con una ventina di chili in piu’ presi in inverno. Successivamente il plantigrado si era messo in ‘viaggio’ verso l’Alto Adige, in direzione di Malga Cugola sugli Oclini, zona già da lui ‘visitata’ l’estate scorsa.

Un mese fa, in piena emergenza sanitaria di coronavirus, i primi ‘raid’ con tanto di danneggiamenti. Prima di trasferirsi sulle montagne della Carega, ai confini col Veneto, aveva distrutto la finestra di una baita in montagna sopra il paese di Brusago sull’altopiano di Pine’, sempre in Trentino.

Nell’ultimo periodo il plantigrado aveva effettuato lunghi spostamenti dal Trentino orientale alle sue aree d’origine e durante i movimenti numerose sono state le intrusioni in abitazioni, baite, rifugi, malghe ed altri stabili fino a scendere nella valle dell’Adige. L’orso M49 non ha neanche avuti problemi ad attraversare un’autostrada per arrivare fino alla Giudicarie dove, pero’, gli uomini del corpo forestale hanno messo fine alla sua latitanza. Per ora


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