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Il Golden Power: una protezione alle imprese ai tempi del Covid-19

Politica italiana

Il Coronavirus ha colpito in maniera massiccia il sistema economico di molti paesi. In Italia, il suo effetto non è stato da meno. Le prospettive, in rapporto alla situazione attuale, non sono delle migliori e la fase di ripartenza porterà con sé il gravoso compito di risanare questi mesi di pesante sofferenza. Lo Stato e, conseguentemente, l’esecutivo giocano un ruolo chiave in questo scenario. Aiuti, supporto e protezione avranno un’importanza non trascurabile. In particolare, con D.L. n. 23 dell’8/04/20 (c.d. Decreto Liquidità) sono stati disposti aiuti e forme di protezione nei confronti del sistema economico. L’attenzione vuole porsi su un aspetto specifico del disposto: il Golden Power. Un meccanismo di protezione che però da solo non può bastare; anzi, in realtà, solleva un discorso ricorrente sulla nostra economia: la frammentarietà e scarsa diversificazione sull’export. Dati che sono messi in luce dal recente rapporto di KPMG per il Corriere della sera (“Covid-19, Golden Power e aggregazioni industriali: impatti sul mercato italiano”)

Il Golden Power è, in accordo con le notizie di questo mese, lo strumento che servirà a proteggere le aziende italiane. Infatti, un problema importante che potrebbe palesarsi come scenario futuro è la possibilità che le perdite delle aziende italiane possano esporsi a eventuali scalate da aziende estere. Situazione che il governo sta cercando di tenere in conto fornendo uno strumento in grado di tutelare il tessuto economico italiano.

Un super potere per il Governo

Parliamo di un sistema ampiamente dibattuto in ambito europeo da sempre in bilico e vacillante nel suo rapporto con l’idea di mercato libero e circolazione di capitali.Adesso il suo uso sembra essere importante per preservare gli assets chiave del nostro sistema economico. Il contesto italiano è frammentario, composto per la maggior parta da piccole e medie imprese. La storia certamente non appare nuova considerando la lunga discussione che negli anni si è avuta a riguardo. Piccole realtà che affrontano non senza difficoltà la battaglia import/export. Il rapporto KPMG sopra citato rivela uno scenario ancora basato su realtà sulla media e piccola impresa. Parliamo del 92.6 % nel turismo, 86,1 % nell’alimentare, 81,6% nelle costruzioni il 96,10%, 86.6% grande distribuzione, 65,8% nell’auto-motive e nelle utility 93.8%. Situazione che rivela come il fattore culturale del “piccolo è meglio” non giova e non costituisce un punto di forza in momenti storici attuali. Il sistema del Golden Power può solo costituire una cura momentanea e non una soluzione definitiva e duratura. Genera, anzi, problematiche sull’intromissione nella circolazione del capitale e, ancor più, aumenterebbe burocrazia. A doversi bilanciare sono i principi di libera iniziativa, circolazione dei capitali e tutela del patrimonio economico. La situazione attuale sta, infatti, contribuendo a ridurre la capitalizzazione delle imprese nel mercato azionario e indebolendo le imprese dal punto di vista delle liquidità. L’ingresso di capitali stranieri nell’ottica di una situazione normale possono rappresentare giovamento e nuova linfa; attualmente costituirebbe, però, una svendita di settori chiavi e un danno all’economia e nell’ottica dell’esecutivo una minaccia all’italianità. Questa particolare arma nelle mani del governo consentirà di porre il veto su determinati acquisti. Veto che potrà impedire eventuali scalate e cambiamenti di assetti societari dannosi per l’economia.

Nel dettaglio del Golden Power: origini ed evoluzioni

Il Golden Power è disciplinato e regolato dal decreto legge n.21 del 15 marzo 2012 convertito dalla legge 56 dell’11 maggio 2012. Le ultime modificazioni ante decreto, risalgono al 2019 con Decreto Legge 25 marzo 2019 (convertito in legge n. 41 del 20 maggio 2019). La sua disciplina e i suoi vari campi di applicazioni sono dettagliatamente descritti sul sito stesso del governo.

Il Golden Power origina da un’evoluzione del Golden Share, meccanismo che prevedeva una sorta di partecipazione d’oro con particolari poteri dello stato in aziende chiave.  Il D.L. n. 21 di marzo 2012 ha superato il vincolo della partecipazione, con la nuova confermazione, infatti, l’esercizio del potere non è più subordinato a una quota societaria, ma a una sorta di potere di veto da parte del governo. La rilevanza del settore ai fini del sistema economico è diventato il principio di azionabilità insieme alla valutazione e ponderazione d’interessi. L’evoluzione del 2012 ha subito un’ulteriore modifica, come precedente ricordato, nel 2019 con un importante amplificazione dei settori d’interesse. Il vincolo all’azione è “La minaccia di grave pregiudizio” che permette di azionare questo meccanismo di difesa. Meccanismo che si estrinseca in tre principali azioni: opposizione all’acquisto di partecipazione, veto all’adozione di delibere societarie e imposizioni si specifiche condizioni e condizioni.

La nuova formulazione con il decreto di aprile

Il Decreto liquidità prevede un Golden Power potenziato. Agli articoli 15-16-17 viene, infatti, definito il perimetro di azione: i settori sono ampliati e le soglie più restrittive. Inoltre, fa molto discutere l’estensione del perimetro anche alle operazioni intracomunitarie. Una protezione, quindi, rafforzata intra ed extra UE. Una soluzione che prevede un sistema allargato in grado di ricomprendere anche le piccole e medie imprese. I settori non saranno più soltanto difesa, sicurezza, energia, trasporti e telecomunicazioni. Il suo utilizzo adesso è esteso a nuovi settori e con la possibilità di tutelare le PMI. A esso si accompagna una procedibilità d’ufficio e la possibilità di nuove soglie di segnalazioni alla Consob di operazioni inferiori al 3 e 5 cento precedentemente previste. A preoccupare è, inoltre, il settore bancario e finanziario che è ai primi posti in termini di crollo di valore e il più soggetto al rischio di aggressioni estere a prezzi di saldo. 

Una soluzione dagli aspetti controversi

La nuova formulazione dovrebbe far riflettere su un problema ancora poco affrontato e solamente discusso. La scarsa capacità del panorama italiano di fronteggiare le scalate estere. Il monito è verso un sistema che favorisca le aggregazioni e potenziare il settore. La soluzione controversa del Golden Power dovrebbe essere limitata e non duratura,ed evitare di ostacolare eventuali future procedure d’internazionalizzazione.  Inoltre, i rischi connessi a un sistema di Golden Power molto articolato sono principalmente burocratici e rischiano di intasare il meccanismo. In più, adesso si aggiunge l’annosa questione che potrebbe disincentivare gli investimenti e avere un effetto del tutto opposto a quello sperato. La questione degli intralci burocratici potrebbe minacciare una norma, che seppur momentanea, rischia di diventare un ostacolo non solo al libero mercato, ma anche allo stesso sviluppo e internazionalizzazione delle imprese.  


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