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Salviamo il soldato ‘Riccardo’, di anni sei

Cronaca

Riceviamo e volentieri pubblichiamo la pressante richiesta della Sigra Sussiste Veronica Ersilia, presidente dell’Associazione Scarpette Bianche, di Legnano,  in merito alla grave situazione di un bimbo di anni sei che neccessità di immediata assistenza risposta da parte delle autorità competenti.

Noi del Corriere Nazionale, sensibili alle problematiche sociali, ci rendiamo portavoce di questo pressante appello lanciato dall’Associazione Scarpette Bianche per salvare un bimbo di anni 6. In caso di non intervento delle autorità competenti, a cui ques’articolo sarà inviato, per conoscenza e competenza, via pec, il bimbo rischia molto. 

‘Storia del piccolo Riccardo abbandonato dalle Istituzioni in piena emergenza covid19

Quella che si va ad esporre è una storia triste, incredibile, ma vera, che riguarda un minore di soli 6 anni che chiameremo Riccardo.

L’Associazione Scarpette Bianche, in persona del presidente sig.ra Sansuini Veronica Ersilia,  si occupa di affidi illeciti di minori, ossia di casi in cui i minori ingiustamente vengono allontanati dalle rispettive famiglie ad opera delle istituzioni ( come es. avvenuto nei fatti accaduti a Bibbiano). 

Si evidenzia che l’obiettivo primario dell’associazione è la tutela dei bambini e adolescenti, anche nei confronti della stessa famiglia laddove la stessa si rivela pregiudizievole per il minore.

Nel mese di gennaio 2020, tale associazione è riuscita a riportare a casa, dalla rispettiva mamma (che chiameremo Tizia), il figlio minore Riccardo, che era stato allontanato dalla famiglia nell’anno 2017, per essere collocato presso una casa-famiglia.

Grazie al certosino lavoro dei professionisti dell’associazione, la madre ha ottenuto dal Tribunale per i Minorenni di Bologna il collocamento presso di sé del minore, in attesa dell’espletamento della CTU disposta dallo stesso giudice minorile, previa conferma dell’affidamento del minore all’ente, ossia ai Servizi Sociali procedenti.

La madre, all’epoca del collocamento del minore, conviveva con un compagno (che chiameremo Alfa), che non è il padre del minore Riccardo.

Il nucleo familiare poteva contare sul solo reddito del compagno, posto che la Tizia non lavora.

L’associazione, a seguito del collocamento, teneva monitorata la situazione familiare a tutela e garanzia del minore.

La sera del 16.04.2020 Alfa informava la ns. associazione che, quella sera, lo avevano chiamato sul posto di lavoro, poiché la compagna, Tizia (madre di Riccardo), aveva assunto un rilevante quantitativo di sostanza alcolica, mentre si trovava a casa sola, insieme al figlio.

Il compagno si era precipitato presso l’abitazione e ivi, in un disordine generale, trovava la compagna in camera che dormiva ed il piccolo Riccardo sveglio che giocava in salotto e non aveva ancora cenato.

Alfa chiedeva alla compagna Tizia, che nel frattempo si era svegliata, il motivo di tale condizione e la medesima iniziava ad inveire contro di lui e a picchiarlo davanti al minore.

Nella collutazione Alfa cercava a fatica di difendersi e fermare Tizia, che, comunque, continuava a percuoterlo, sino a tumefare il volto del compagno.

Il bambino, a fronte della scena, piangeva e gridava.

Successivamente Alfa riusciva a staccarsi da Tizia e la stessa, nel tentativo di spostarsi dalla stanza per recarsi nell’altra, urtava contro un mobile e cadeva a terra, procurandosi una ferita al volto.

Alfa confidava all’associazione che già altre volte la compagna si era ridotta in quello stato, che, oltre all’alcool, abusava anche di farmaci nella specie tranquillanti, persino dell’ansiolitico utilizzato dal medesimo, che consumava ingerendo interi flaconi alla volta.

Oltre a ciò Alfa ha riferito alla ns. associazione che un giorno si è accorto che la ex compagna Tizia faceva giocare il figlio Riccardo, facendogli bruciare, nel forno acceso, le macchinine di plastica, che, a dire della madre, era un normale gioco.

Quella sera, riferiva sempre Alfa, era intervenuta una pattuglia dei Carabinieri, alla quale aveva spiegato l’accaduto e la situazione critica in cui si trovava il minore.

Ciò è bastato per far pensare, sia alla ns. all’associazione che ad Alfa, che i carabinieri intervenuti, attesa la gravità della situazione,  avrebbero  informato le autorità preposte alla tutela minorile.

Dopo due giorni dall’accaduto Alfa, in considerazione che il clima familiare era teso e Tizia continuava ad ingiuriarlo e minacciarlo di denuncia, poiché lo riteneva responsabile della ferita al volto, che, invece si era procurata da sola, anche per evitare ulteriori problemi e scenate avanti al minore, decideva di lasciare l’ abitazione familiare per trasferirsi altrove.

Alfa ha tentato di informare i Carabinieri della sua decisione di allontanarsi dal nucleo familiare, ma invano, in quanto per due volte i militari lo hanno invitato a ripresentarsi il giorno seguente.

Tizia, non accettando la decisione del compagno, lo informava di essere incinta di un figlio del medesimo, nonostante i numerosi test fatti avessero dato esito negativo.

Anche una persona vicina alla famiglia prendeva contatto con l’Associazione e chiedeva aiuto al fine di tutelare il piccolo Riccardo, che oramai si trovava solo in casa con la madre in quelle condizioni.

Tale persona riferiva all’associazione che la madre in passato aveva detto numerose bugie sul suo passato e che era solita manipolare tutti quelli che incontrava, con estrema bravura e dovizia e del fatto, altresì,  che sostanzialmente Tizia era una persona completamente diversa da come si presentava.

L’ex compagno confermava il racconto di tale persona.

La ns. associazione che, si ribadisce, ha come obiettivo primario  la tutela dei minori, anche nei confronti del genitore pregiudizievole, allarmata dai fatti di cui era venuta a conoscenza, si adoperava prontamente per sollecitare un intervento da parte delle autorità preposte alla tutela dei minori.

Dal 20.04 al 29 aprile 2020, numerose sono state le segnalazione a chi di dovere e di competenza, al fine di sollecitare l’immediato intervento delle autorità preposte e coinvolte nella vicenda del piccolo Riccardo, purtroppo senza risultato alcuno.

Sono stati contattati più volte i carabinieri territorialmente competenti, i quale puntualmente riferivano che del caso se ne dovevano occupare i Servizi Sociali procedenti, sono stati contattati telefonicamente più volte anche i Servizi Sociali che hanno in carico il minore, i quali annotavano il nome del minore, assumevano informazioni circa la vicenda, senza, di fatto, porre in essere alcuna attività di intervento e/o risolutoria della vicenda.

Le segnalazioni al servizio sociale procedente in data 21.04.2020 è avvenuta anche a mezzo mail, come dagli stessi richiesto, nella quale si rappresentava la gravità della vicenda e l’urgente necessità di intervenire a tutela del minore.

In data 24.04.2020, atteso che, le precedenti segnalazioni non avevano sortito alcun riscontro positivo, si decideva di mandare una comunicazione, via PEC, direttamente al Tribunale per i Minorenni di Bologna (avanti al quale pende il procedimento relativo al minore), rappresentando la situazione in cui versava (come versa ancor oggi il piccolo Riccardo), allegando il materiale probatorio a conforto di quanto segnalato.

La situazione, nel frattempo, assumeva connotati sempre più drammatici in quanto Tizia manifestava atteggiamenti sempre più preoccupanti.

Ed invero, tra i vari, Tizia mandava messaggi scritti e vocali wzapp all’ex compagno, alternando momenti in cui lo ingiuriava e minacciava, a momenti in cui pronunciava frasi affettuose, a momenti in cui lo benediva ed in nome di Dio lo perdonava.

Si ha prova che Tizia si sia avvicinata ad una setta e/o gruppo religioso.

Tizia, inoltre, sul social FB postava frasi mistiche religiose di perdono e martirio ed in particolare la frase che “ che per la famiglia avrebbe fatto di tutto, ma proprio di tutto”.

In data 27.04.2020 alle ore 16.23 Tizia contattava sul cellulare una signora (che chiameremo Beta), che conosceva tramite FB, in quanto presidente di un’associazione che tutela i bambini, alla quale, tra le varie frasi prive di logica, riferiva di non riuscire a prendersi più cura del figlio Riccardo, che, peraltro, odiava, in quanto responsabile del fallimento della sua relazione con Alfa.

La sig.ra Beta riferisce quanto segue” …mi accorgevo immediatamente che era (intende Tizia) in stato confusionale e sentivo la voce del bambino…era completamente disconnessa sembrava ubriaca e lei mi diceva che non era in grado di prendersi cura del bambino…mi passava al telefono il piccolo Riccardo che mi diceva che era preoccupato per la mamma in quanto cadeva spesso a terra…”.

Beta, allarmata dalle parole della Tizia, temendo per il minore, immediatamente smetteva la spesa al supermercato e si precipitava in auto, in direzione dell’abitazione di Tizia, per verificare la situazione.

Durante il tragitto, durato all’incirca due ore, Beta ha continuato a tenere Tizia al cellulare, per evitare che la stessa potesse fare del male al minore.

Beta, giunta presso l’abitazione di Tizia,  la trovava in palese stato di alterazione psichica, probabilmente dovuta ad assunzione di sostanze alcoliche o forse altro, con un aspetto dismesso e la casa in disordine.

Il bambino, quando Beta è arrivata in loco, era ad aspettarla alla finestra, e sembrava apparentemente tranquillo.

Dopo un breve colloquio Beta faceva notare a Tizia che sarebbe stata disponibile a prendersi cura temporaneamente del piccolo Riccardo e nel contempo l’avrebbe aiutata a trovare un supporto psicologico.

Tizia, a questo punto, fidandosi di Beta, le affidava il figlio Riccardo  ed accettava che la stessa lo portasse per qualche giorno presso la rispettiva abitazione;  alla notizia il piccolo Riccardo manifestava felicità ed approvazione, tanto che, immediatamente caricava nel baule dell’auto di Beta i propri giochi ed effetti personali.

Il piccolo Riccardo, durante il viaggio di ritorno a casa di Beta, la informava che “la mamma andava da un muro all’altro poi cadeva ed io cercavo di rialzarla da terra” ; in più di un’occasione il piccolo ha riferito a Beta che era preoccupato per la mamma che non stava bene e che la mamma era un “pochino buona”,” non faceva da mangiare”, ma gli permetteva “di mangiare i taralli”.

Nel contempo Beta informava dell’accaduto la ns. associazione, che conosce in quanto operiamo nello stesso settore.

All’una di notte tra il 28 e il 29.04.2020 Beta riceveva una telefonata dalla pattuglia dei carabinieri, che, nel frattempo, allertati dall’ex compagno di tizia, si erano che recati presso l’abitazione della stessa ed ivi avevano appreso che il minore Riccardo si trovava da una sua amica, appunto Beta.

Alla mattina seguente (28.04.2020) Beta si recava presso la stazione dei Carabinieri della sua giurisdizione e presentava un esposto, nel quale raccontava quanto accaduto; Beta manifestava ai carabinieri le sue preoccupazioni riguardo al minore e chiedeva un celere intervento di chi di dovere, per risolvere la situazione, in quanto il minore, tornando dalla madre, si sarebbe ritrovato nuovamente in pericolo.

La madre in data 29.04.2020 prendeva contatto con Beta,  dicendole di riportare a casa immediatamente il figlio, in quanto le mancava e non poteva fare a meno di lui, alternando toni pacati a toni aggressivi.

Beta, notando che nonostante le tante segnalazioni, nessuno era intervenuto a tutela del minore, ricontattava nuovamente la ns. associazione, avvisando che la madre sarebbe arrivata a prendere il figlio minore verso le ore 13.00 alla stazione, e che non avrebbe potuto impedire questa evenienza.

La ns. associazione, a questo punto, prendeva contatto con la Procura presso il Tribunale per i Minorenni Bologna, chiedendo di parlare con il sostituto procuratore per i minorenni di turno e/o reperibile, facendo presente all’operatore che vi era una situazione di grave e imminente pericolo, anche di morte, per il minore di soli 6 anni.

L’operatrice trasferiva la chiamata ad altro ufficio e al nuovo interlocutore pubblico veniva nuovamente evidenziata la vicenda e la gravità della stessa.

Con il nome del minore l’operatrice, da una verifica al computer, notava la pendenza del procedimento in essere e, pertanto, occorreva  rivolgersi al giudice assegnatario dello stesso.

Si faceva presente che il centralino del Tribunale per i Minorenni, come riferito dal precedente operatore, a causa dell’emergenza Covid19, non era operativo, e che, comunque si era già provveduto ad informare il Giudice procedente con la PEC in data 24.04.2020, rimasta priva di riscontro, e che attesa l’urgenza della situazione che oramai si protraeva da troppo tempo, risultava assolutamente necessario parlare con il procuratore reperibile, o chi per lui, atteso che l’ulteriore  trascorrere del tempo, in assenza di intervento, poteva andare a discapito del minore.

L’operatrice insisteva che bisognava contattare il giudice assegnatario del procedimento. Veniva richiesto all’operatore il numero di cancelleria del Giudice o, comunque, il numero di chi poteva occuparsi del problema nell’immediato, rimarcando nuovamente la gravità della situazione, purtroppo senza esito alcuno.

L’operatore, infatti, riferiva che non conosceva il numero richiesto e non sapeva a chi rivolgersi e che non sapeva cosa altro fare.

Nel frattempo alle ore 13:00 la madre si presentava all’appuntamento con Beta per riprendersi il figlio e riportarlo a casa.

Concludendo, sono trascorse due settimane dall’inizio della situazione di pericolo in cui versa il piccolo Riccardo e, nonostante le numerose segnalazioni e richieste di intervento a chi di dovere, il minore attualmente è ancora solo in casa con la madre.

Spesso si assiste ad allontanamenti sommari e repentini di minori dalle famiglie per motivi che poi si accertano essere ingiusti, con conseguenti danni irreparabili sia ai minori che alle rispettive famiglie.

Per quale motivo, a fronte delle numerose segnalazioni sopra esposte, nessuno di dovere e competenza sia ancora intervenuto per proteggere il piccolo Riccardo, non è dato di capirlo.

Sussiste ampia prova documentale e registrazioni che attestano la veridicità dei fatti su esposti, a disposizione di chi di dovere nel rispetto della legge sulla privacy.

Scarpette Bianche

Il Presidente

Sansuini Veronica Ersilia         


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