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Cosa devono sapere i genitori per tutelare l’apparato visivo dei bambini

Cronaca

In Italia il 27,8% delle persone vive in condizioni di sovraffollamento abitativo. Questa condizione di disagio è più diffusa per i minori: nel loro caso la quota arriva al 41,9%.

In base ai dati Istat relativi all’anno 2019, l’11,4% delle case non ha balconi, terrazzi e giardini, un aspetto importante – soprattutto in questo periodo – per la gestione della prole, in quanto consente di un contatto con l’esterno e favorisce il dimenticarsi di smartphone, Pc e TV. Quali sono gli effetti di questi dispositivi sulla vista dei futuri giovani?

Il Professor Michele Vetrugno e la Dottoressa Margherita Apruzzese dell’Università degli Studi di Bari hanno risposto ad alcune domande che i semplice curiosità o dal coinvolgimento in cose futili come i videogiochi.

Gli schermi e la loro illuminazione possono danneggiare la vista dei più piccoli?

Gli schermi dei dispositivi maggiormente utilizzati nella vita quotidiana sono dei contenitori di piccole dimensioni ma di molteplici stimoli per l’apparato visivo e conseguentemente per il cervello: essi racchiudono infatti stimoli luminosi, percettivi, cinetici tutti racchiusi in un piccolo spazio che ne amplifica la carica emotiva. Questo coacervo di sensazioni luminose e cinetiche mette a dura prova gli occhi, sia per l’esposizione ai raggi UV sia per la necessità di mantenere a lungo il riflesso dell’accomodazione per la messa a fuoco da vicino. Il sistema visivo di un bambino completa il suo sviluppo nell’arco dei primi 6 anni di vita, pertanto qualsiasi carico venga esercitato in questo lasso di tempo può essere particolarmente nocivo per lo sviluppo di una corretta funzione visiva. Pertanto alla domanda si può rispondere semplicemente che l’interazione dei bambini in età prescolare con smartphone, tablet o personal computer deve essere molto prossima allo 0, visto che il loro utilizzo a quell’età è dettato da semplice curiosità o dal coinvolgimento in cose futili come i videogiochi.

Quali sono in dettaglio i pericoli derivanti dagli schermi elettronici che ormai fanno parte della nostra vita?

I pericoli derivanti dagli schermi elettronici sono molteplici, e possono essere divisi in immediati e a lungo termine. Tra i primi, certamente la sindrome da disconfort oculare è la più frequente: il quadro dell’occhio secco, con i sintomi già descritti, è molto frequente ed invalidante. Ma sono soprattutto quelli a lungo termine che preoccupano maggiormente: la sovraesposizione ai raggi UV mette a dura prova la macula, che è la parte elettiva della retina, con un precoce degrado della sua funzione che viene denominata “maculopatia”;  inoltre è frequente osservare alterazioni della postura (il cosiddetto “Techneck”), che possono provocare frequenti cefalee oltre che alterazioni anche nella deambulazione. Per concludere con i danni di natura psicologica, che si manifestano con introversione, assenza di stimoli creativi, distacco dalla vita sociale, tutti legati alla circoscrizione del mondo del bambino nello schermo che lo avvolge completamente.

Ci sono delle evidenze che indicano un aumento del fenomeno che di cui ci ha parlato?

Il fenomeno è stato studiato ripetutamente negli ultimi anni, con studi multicentrici validati scientificamente, tanto che l’OMS ormai riconosce una “miopia da smartphone” come patologia ben definita, e stima che entro il 2050 metà della popolazione potrebbe essere miopie, con una precocizzazione ancor più marcata della sua insorgenza. Attualmente studi epidemiologici su popolazione europea mostrano che la prevalenza della miopia a 9 anni è già del 12%, aumentando al 18% a 15 anni e raggiungendo il 24% in età adulta.

Potreste dare indicazioni utili per tutelare la vista dei bambini?

I genitori (che abbiano acconsentito all’utilizzo dei dispositivi) possono accorgersi che “il limite è raggiunto” quando notano rossore delle congiuntive, eccessiva secchezza oculare (e quindi i bambini strofinano ripetutamente gli occhi), stanchezza della vista, disattenzione, mal di testa, difficoltà a dormire (è dimostrato che l’utilizzo pomeridiano-serale inibisce la produzione di melatonina).

Quanto tempo i bambini dovrebbero stare all’aperto?

I cinesi, fisiologicamente predisposti alla miopia, hanno studiato molto questo aspetto della vita quotidiana: secondo studi validati scientificamente, i bambini dovrebbero stare all’aperto da 1 a 2 ore al giorno , soprattutto nelle ore centrali della giornata per sfruttare la miglior incidenza dei raggi solari. E’ dimostrato infatti che la luce naturale rappresenta uno stimolo energico alla produzione di dopamina, la quale riesce a contrastare l’allungamento del bulbo oculare e quindi lo sviluppo della miopia. Inoltre le attività all’aperto mettono in gioco il campo visivo periferico e allentano lo sforzo dei muscoli oculari, giacchè la visione è orientata verso oggetti lontani.

A quale età è opportuno effettuare la prima visita oculistica?

I bambini dovrebbero essere visitati un paio di volte in età prescolare: la prima visita dovrebbe essere tra 3 e 4 anni, la seconda ad inizio scuola primaria. Ovviamente bisogna essere un po’ più attenti e scrupolosi se uno o entrambi i genitori sono portatori di difetti di vista o patologie oculari. Un consiglio personale è quello di osservare “come vedono” i propri figli, stando attenti alle loro abitudini (mettere il capo inclinato per osservare meglio, mettersi troppo vicini alla TV, preferire un occhio all’altro, ecc…) e ricordando che i bambini difficilmente comunicano il loro disagio visivo, anche per la paura atavica che essi hanno del dottore.


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