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Sardegna:“Sant’Efisio – anno bisestile ai tempi del coronavirus”

Arte, Cultura & Società

Il 1° maggio 2020 a Cagliari si sarebbe dovuta svolgere la 364° Festa di Sant’Efisio, una processione di 65 chilometri, tra delle più antiche e lunghe del mondo, composta da un corteo di oltre tremila persone in abiti tradizionali, che giungono da ogni luogo della Sardegna e di cui fanno parte i Campidanesi, i Miliziani, la Guardiania e oltre duecento cavalieri che precedono il santo a marcare le reliquie portate a spalla nell’urna d’argento.

Un trionfo di colori e emozioni, tra preziosi abiti tramandati da generazioni e arricchiti di gioielli in filigrana d’oro, al cui corteo seguono i maestosi buoi e cavalli di razza bardati di fiocchi, fiori e sonagliere  che riempiono l’aria di una nuova musica che va a mescolarsi ai canti, alle litanie, ai suoni delle launeddas.

Ogni anno la manifestazione richiama decine di migliaia di persone da tutta l’isola e dal mondo, unendole in unico linguaggio, quello della Fede, della tradizione e della bellezza, per costituire un fiume di folla che si riversa tra le vie in attesa del passaggio del Santo, in trepida attesa di ogni Sua sosta per rivolgergli una supplica o una preghiera.

La festa in onore del Santo protettore di Cagliari e della Sardegna, ha origine al tempo della peste nel lontano 1652, anno dopo anno, senza interruzioni, la popolazione di Cagliari e dei paesi limitrofi ha sempre mantenuto la promessa fatta al tempo della peste, quando il santo la fece sparire con un miracolo.

Anno 2020, il primo maggio le sirene delle navi e le campane delle chiese, hanno suonato come consuetudine per salutare il Santo, in una Cagliari deserta, calando sulla città un manto di dolore per averla privata di un atto di fede a cui tutta la Sardegna è fortemente legata.

La conseguenza di questa lacerazione, segnerà la storia come un atto ingiustificato del governo nazionale, a fronte di una pandemia del coronavirus che statisticamente ha prodotto meno morti e contagi della normale influenza dello scorso anno.

L’autorità  incide pesantemente in quello che sono le realtà lavorative che si  vivono nella regione, dove è ormai irrecuperabile il danno economico dovuto al settore turistico, oltre che a tutte le attività che da esso traggono linfa per la loro sopravivenza, attualmente a forte rischio di chiusura con conseguente minaccia di povertà.

La sensazione di dittatura alla quale l’intera nazione è  sottomessa, accresce il disorientamento della popolazione, con l’esponente crescita smisurata della paura attraverso il condizionamento di restrizioni, di diffusione continua di  immagini e notizie di morte, costrizione della limitazione negli affetti, delle abitudini, l’ impedimento allo svolgimento del proprio  lavoro, la prospettiva punitiva verso la disobbedienza, sono un mix di emozioni e azioni che hanno paralizzato la ragione delle persone che non hanno potuto godere di un bene tanto atteso quale la Festa di Sant’Efiso.

Il 3 maggio si è sciolto il voto fattogli dalla Municipalità di Cagliari nell’anno bisestile del XVII secolo, la statua del  martire guerriero, è stata trasportata sul pick up della Croce Rossa, in un clima surreale e bandiere listate a lutto, come i nastri neri che hanno cinto i polsi e il collo del santo.

Per la prima volta Cagliari è stata depredata di una tradizione di fede e di gioia, oltre che di un indotto turistico dalle proporzioni di livello mondiale.

Ma soprattutto,  il Santo, dall’interno del suo cocchio dorato trainato dai buoi, non ha potuto compiere il tragitto tradizionale sul letto di petali di rose che inebriavano ogni centimetro del percorso di fede, di speranza, di guarigione e di gioia.

Resteranno impressi nella memoria i pochi visi che, con le lacrime agli occhi, hanno sfidato il decreto e mantenendo le distanze sociali,  hanno rappresentato lo sconforto dei fedeli all’obbedienza forzata verso quella che, dalla gran parte dei cittadini, viene ritenuto un oltraggio alla costituzione.

Per la prima volta nella storia, la festa di Sant’Efisio non è stata accompagnata dai fedeli, la cappa di silenzio è stata rotta soltanto dal fragore delle campane nelle chiese e dalle sirene delle navi in porto.

Speriamo che il Santo, così come nel passato liberò il capoluogo sardo dalla peste, oggi sia auspicio di rinascita della libertà e dei diritti.

Patrizia Demurtas


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