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“La puttana: bene indispensabile allo sviluppo di società senza veri diritti “

Arte, Cultura & Società

In Italia periodicamente vengono avanzate, da parte di questo o di quel rappresentante della destra, proposte che mirano alla riapertura delle cosiddette “ case chiuse “. Pare così di assistere a competizioni sportive che con cadenza biennale o triennale hanno luogo, come le Olimpiadi ogni quattro anni nell’antica Grecia. “Ma che c’entra? Non sono fenomeni paragonabili tra loro lo sport e la riapertura delle case chiuse! “qualcuno obiettera`ed in effetti poco hanno in comune, tranne l’interesse manifestato dalla gente nei confronti dei due fenomeni che, per lunghissimo tempo, nella Grecia antica avrebbe reso insopprimibili gli agoni sportivi quadriennali ed in tempi più recenti, rende in Italia la discussione sulle case di tolleranza un tema sensibile e sempre di un certo interesse.

È di un annetto fa la proposta di Matteo Salvini che pare soprattutto volta ad assicurare che le donne che si prostituiscono, paghino regolarmente le tasse per il “lavoro “svolto. È dunque perfettamente inutile cercare nel progetto salviniano motivazioni diverse da quelle che assicurino allo stato nuove entrate.

Ovviamente una proposta politica incapace di inquadrare una problematica nella sua complessità, ma solo di banalizzarla e di ridurla ad un semplice do ut des, che prescinda dalla peculiarità di “ciò che do affinché tu dia”, persino in tempi tanto difficili non pare probabile che possa fare molta strada.

Ma facciamo un passo di lato.

In America, le battaglie per i diritti civili portate avanti dai neri, hanno senz’altro assicurato, sia pure dopo scontri sanguinosi, un miglioramento delle condizioni di vita degli afroamericani, sebbene su questi risultati sarà necessario vigilare sempre e non abbassare mai la guardia. Non intendo in questa occasione discutere su quanto in proposito sta accadendo nella vecchia Europa, limitandomi solo a sottolineare che nessun risultato, neppure il più glorioso e civilizzatore è in grado di vaccinare gli esseri umani dai peggiori morbi che ha sempre dimostrato di essere capace di saper e voler contrarre.

In  ogni battaglia giusta contro una presunta oppressione di taluni su altri, non vi è una difesa migliore che quella portata avanti dai diretti interessati, che potranno ricevere il supporto emotivo e concreto di altri non direttamente coinvolti, ma che non potranno mai, in ragione di questo sostegno, sottrarsi all’impegno diretto nella lotta, che ottiene  dei risultati apprezzabili solo partendo dalla ribellione personale dell’uomo ad essere oggetto dell’ingiustizia degli altri esseri umani.

Analogo discorso si può fare per le battaglie condotte dagli operai per ottenere salari e condizioni di lavoro migliori.

Tuttavia, tranne rare eccezioni e tutte concentrate negli anni settanta, pochi o nessuno di noi ha potuto assistere a cortei nei quali le prostitute rivendicavano la tutela dei loro diritti. Questo non significa che nel mondo non si siano comunque espresse per la propria difesa, ma che non lo abbiano fatto, almeno qui in Italia, nelle forme di lotta che da sempre consideriamo canoniche e la ragione non è difficile da comprendere: su di esse grava uno stigma millenario fatto per lo più di vergogna, che rende la condizione di queste donne molto più delicata, nonché ovviamente più difficile da difendere, di qualsiasi altro consorzio umano bisognoso di tutela.

Ma torniamo alla proposta di Salvini, che ritiene che sia giuridicamente doveroso tassare le prostitute in quanto lavoratrici autonome e che non pare minimamente sfiorato dal dubbio che non possa trattarsi di un normale lavoro qualcosa che vede il proprio corpo oggetto di compravendita (non è necessario aver superato brillantemente il concorso in magistratura per averlo ben chiaro).

Il nostro diritto, tutto il nostro diritto, si sforza di porre i cittadini  in condizioni di uguaglianza formale e sostanziale nei rapporti con gli altri e non può esistere uguaglianza laddove  non si disponga di niente altro che il proprio corpo per procurarsi da vivere.

È dunque presente già qui una macroscopica violazione delle norme che sono alla base del nostro ordinamento, anche se pare che nessuno se ne accorga o voglia accorgersene, perché in fondo, affinché taluni godano di diritti è necessario che altri ne siano di fatto privi.

È certo un mondo pieno di contraddizioni il nostro, nel quale si ha ben chiaro il concetto di uguaglianza, ma si sa che è necessario che alcuni non siano poi così uguali, affinché si possa continuare a disporre di essi in maniera da trarvi il maggior profitto possibile. Anzi, a quanti ingenui si indignano al pensiero che esistano ancora oggi sacche di inimmaginabile povertà anche e soprattutto nelle ricche metropoli occidentali, converrà ricordare che la potenza di una civiltà si fonda quasi sempre sullo sfruttamento degli ultimi. Non era dunque grande e potente la civiltà romana? Eppure (o infatti) la sua era un’economia schiavista. L’intera ricchezza dell’Europa e dell’America non sono state in gran parte finanziate dallo sfruttamento delle colonie anche negli anni in cui si affermò l’Illuminismo e Cesare Beccaria in Italia metteva in discussione la pena di morte?

Rosamaria Fumarola   


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