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Un governo a corto di idee

Politica

Di Luigi Benigno

Tecnicamente lo stato di pandemia è cessato. Le misure economiche annunciate dal governo sin qui, solo in parte erogate, devono lasciare il campo ad un piano economico pluriennale sufficientemente ambizioso se si vuole garantire la, necessaria, ripresa economica.

Le misure assistenziali non seguite da misure di sviluppo provocherebbero solo un indebitamento ulteriore del Paese e non sarebbero utilizzabili per favorire la ripresa.

Il governo avrebbe dovuto agire su un doppio binario sin dall’inizio; il primo diretto a contrastare la crisi sanitaria ed economica, la seconda ad approntare un programma di ripresa economica attraverso iniezioni di finanza agevolata a favore di progetti di sviluppo e rilancio imprenditoriale validati, con il necessario discrimine legato alla validità dei progetti ed alla tempestività di proposizione degli stessi.

Questa crisi sanitaria ed economica ha dimostrato la totale assenza di una pianificazione di emergenza disvelando la fragilità e la vulnerabilità del nostro Paese, incapace di reagire a crisi esogene in grado di incidere profondamente sulla vita delle persone e sul tessuto economico.

Tanto più è accentuata tale situazione in una economia fragile come quella italiana; sembra che l’esecutivo sia a corto di idee e che sia incappato nelle maglie della burocrazia non riuscendo a connotare le azioni del carattere di straordinarietà e speditezza.

Il rischio della tenuta sociale è quantomai realistico. La fin qui mancata riaccensione del motore produttivo genererà un minore gettito per lo stato, quindi una contrazione delle entrate che potrebbe mettere in serio pericolo le entrate statali, quindi la necessità di finanziare la spesa pubblica.

Gli analisti stimano il rapporto deficit/ pil ben oltre il 150% entro la fine del 2020. Tale rapporto potrebbe addirittura essere ottimistico.

Sembra che quello che il governo ha tentato di far passare come successo in Europa, tale non sia. Il recovery fund non è ancora operativo né si conoscono le condizioni. Il Mes sembrerebbe uno strumento che ha delle condizionalità implicite che possono essere derogate solo con la modifica del trattato istitutivo. Sembra, ancora una volta, che l’unico intervento probabile, perché annunciato, sarà l’acquisto di titoli pubblici ad opera della Bce; pur tuttavia tale intervento avrà la sola funzione di contenere la speculazione ma non di contenere l’indebitamento ulteriore del Paese.

Siamo alla cruna dell’ago, in una pericolosa stasi che potrebbe provocare danni ben maggiori della più pessimistica delle previsioni.

Il Capo dello Stato ne prenda atto e solleciti il Parlamento con messaggi adeguati per aprire subito un dibattito parlamentare oppure per staccare la spina al governo che, di questo passo, ci accompagna verso il baratro.

 


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