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Avvocati: Unaep, applicare dl Cura Italia anche ai giovani tirocinanti

Cronaca

Ammettere direttamente agli esami orali, utilizzando eventuali modalità
online di svolgimento dei colloqui, tutti coloro che hanno effettuato
recentemente esami di Stato per accedere ad una professione ma che sono
bloccati per l’emergenza Covid-19 che non consente la validazione degli
scritti e quindi il passaggio all’esame per l’abilitazione alla
professione. Una proposta, sulla scia di quanto disposto nel decreto
Cura Italia per i giovani medici in attesa di abilitazione, che l’Unione
Nazionale Avvocati Enti Pubblici (Unaep), per voce del suo presidente,
avvocato Antonella Trentini, chiede di estendere, come misura
emergenziale, a tanti giovani laureati e in possesso dei requisiti per
accedere all’esame di stato, a partire proprio da migliaia di giovani
avvocati che rischiano di vedere rinviato a data da destinarsi
l’ammissione agli esami orali e quindi alla possibilità di accedere alla
professione e al mondo del lavoro.

“Il meccanismo che interviene, con l’art. 102 del decreto Cura Italia,
sull’esame di abilitazione all’esercizio della professione di medico si
fonda sulla presunzione che il conseguimento della laurea magistrale e
il giudizio di idoneità sui risultati relativi alle competenze
dimostrate nel corso del tirocinio, abiliti all’esercizio della
professione. Si tratta di una disposizione meritoria che porterà,
secondo quanto riportato nel testo di legge, all’abolizione dell’esame
di stato per la professione di medico. Una misura condivisibile – spiega
Trentini – ma che, per tutelare il diritto di tutti, occorrerebbe
estendere emergenzialmente anche agli altri giovani laureati con “laurea
magistrale ed idoneità sui risultati relativi alle competenze dimostrate
nel corso del tirocinio”, che in virtù del factum principis del blocco
di tutte le attività di correzione collegiale di esami già svolti, o del
loro espletamento, si vedono privati della possibilità di ingresso nel
mondo del lavoro”.

“E’ il caso, ad esempio, dei giovani futuri avvocati che nello scorso
dicembre (2019) hanno sostenuto le prove scritte di un anacronistico
esame, che si svolge una sola volta all’anno in una bolgia dantesca
della durata di tre giorni. I risultati delle prove scritte al fine
della ammissione o non ammissione agli esami orali, di norma sono attesi
per giugno-luglio dell’anno successivo (2020), mentre gli esami orali
terminano di norma nel mese di giugno di quello successivo ancora
(2021). Una situazione di incertezza che costringerà presumibilmente i
giovani tirocinanti a rifare le prove scritte nel mese di dicembre
2020″.

“Questo arcaico meccanismo che regola l’accesso alla professione di
avvocato quest’anno si è inceppato: forse sarà proprio la farraginosità,
la lunghezza (tre prove scritte), e vetustà di questo sistema di
abilitazione che ha fatto perdere appeal alla professione forense, se
l’esercito degli aspiranti avvocati si è sempre più assottigliato. Dai
dati reperiti on line, infatti, emerge che il numero degli candidati
all’ultima sessione di dicembre 2019 si è quasi dimezzato in sei anni.
Il governo – conclude la presidente di Unaep – nel convertire in legge
il dl Cura Italia potrebbe riportare ad equità e dare speranza ai tanti
giovani futuri professionisti, rimuovendo emergenzialmente, a valere
solo sul 2020, l’esame di abilitazione sostenuto nel 2019, dopo aver
ottenuto il giudizio di idoneità sul tirocinio svolto al fine di
“salvaguardare la forza lavoro”.


Lo comunica in una nota l’Ufficio Stampa di Unaep.


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