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Non restare indietro

Arte, Cultura & Società

In novanta giorni di Pandemia ufficiale, l’Italia è precipitata nella più grave crisi economica degli ultimi settant’anni. Appare evidente che sarebbe necessario approntare provvedimenti che frenino l’impoverimento del Paese. E’ vero che siamo un Paese UE, ma riteniamo che sia importante far conto, soprattutto, sulle nostre forze.

 Il difficile è stabilire come e a che prezzo politico. Accanto ai problemi occupazionali, si sono anche inseriti quelli economici. La “liquidità” comincia a scarseggiare e, accanto al disagio fisico, s’è fatta strada pure quello morale e la chiara percezione di una disinformazione che, se non sanata, contribuirà ad alimentare ne nostre ansie e le nostre paure. Le scadenze fiscali non sono state posticipate e i dispositivi di protezione economica, almeno per ora, sono più apparenti che concreti.

 Quindi, il concetto di “sostegno” sarebbe da diffondere in modo concreto e senza lacci politici. Neppure di quelli proiettabili nel futuro. La salute è importante, ma senza la certezza di vivere una vita “ante Coronavirus” appare sempre più impossibile. Il termine “solidarietà” potrebbe essere un mezzo per ridare fiducia a coloro che si sono trovati privi di mezzi di sostentamento in un Paese pronto a “chiedere”, ma avaro nel “dare”.

Insomma, sarebbe da favorire un meccanismo socio/previdenziale di protezione per chi ha perso la prospettiva di un lavoro. L’Italia è in “crisi”. Non ci sono altri termini per dare corpo a questa situazione. Ora, la solidarietà dovrebbe occupare il posto della sfiducia e l’assistenza quella dell’egoismo.

 Per non restare indietro, fuori e dentro il Bel Paese, è indispensabile un piano di protezione sociale che sembra, almeno per ora, inapplicabile a causa di una politica vissuta solo a fronte del termine “emergenza”.

Giorgio Brignola


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