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La fantasia, con la Costituzione, non va al potere

Interviste & Opinioni

Con l’arrivo del nuovo coronavirus, i giuristi non hanno perso occasione per divenire pensosi. È
mai possibile che la difesa della salus pubblica ponga nelle mani dell’inquietante Governo di turno quanto di più sacro vi è, ovvero la nostra libertà e dignità di individui, operanti in una società oramai soffocata a colpi di Dpcm? È il dilemma di sempre, con cui il giurista si confronta da lunga pezza. Esso interroga dunque le nostre coscienze di cittadini e operatori del diritto. Di fronte ad un evento lacerante e tale da porre in discussione il mondo in cui viviamo, dovremmo divenire i cani da guardia rilassati e pasci del Potere? O dovremmo invece ricordarci dei libri che abbiamo compulsato in tempi più felici del vecchio prof. dalla suadente voce, modulata sui toni dell’inespugnabile cittadella delle libertà costituzionali? Non vi è incertezza sul fatto che la
Costituzione serve di più, proprio nei casi in cui si comincia a blaterare che del suo apparato
sarebbe meglio fare a meno. Insomma, l’emergenza non è un pretesto per accantonare le garanzie costituzionali; anzi, il contrario, visto che esse son proprio predisposte per risolvere i conflitti tra autorità e libertà. Per alcune voci, la libertà delle persone sarebbe a repentaglio. Anzitutto, si sospetta che la riserva di legge contenuta nell’art. 16 della Cost. sia stata elusa, perché una libertà fondamentale viene dosata goccia a goccia da un atto amministrativo, al quale compete per giunta decidere quale area del paese si accenda di rosso, con le ricadute che ciò comporta sulla libera circolazione dei cittadini. Provvedimenti così incisivi sfuggono all’area della libertà di circolazione e rifluiscono nel ben più delicato ventre dell’art. 13 della Cost.: la libertà personale. Essi, quando investono direttamente i singoli riscontrati positivi al test, assumono poi un carattere inevitabilmente individualizzante, sicché ci vuole il giudice per convalidarli. L’art.)13, infatti, ha una virtù di cui è privo l’art.)16, ovvero la riserva di giurisdizione, oltre che di legge. Perché il Costituente ha voluto il giudice in un caso e non nell’altro? Perché il giudice indipendente e imparziale, nella storia dello Stato di diritto, serve a prevenire l’arbitrio del potere, la permanente tentazione di sopraffare i deboli e umiliare gli spiriti liberi. Ebbene, l’arbitrio ha sempre una vittima, tra i molti che lo scampano. È, questo, un concetto relazionale: non si può essere arbitrari se non con più persone di fronte, perché nel vizio incorre solo chi offende l’uguaglianza e, infatti, la legge arbitraria viola l’art.3 della Costituzione, privando gli uni dei beni che agli altri sono graziosamente ottriati. Lo Stato di diritto si inventa il giudice, affinché il peccato resti nelle intenzioni del potere e mai tracimi nelle opere. Con il coronavirus, invece, è la legge stessa a prendere atto della diffusività del fenomeno; a descrivere i presupposti dell’intervento; a stabilire quando impiegare le maniere forti; a comminare sanzioni. Il legislatore elenca misure restrittive della libertà di circolazione e, saggiamente, ne rimette l’applicazione all’esecutivo. A questo punto, ritagliare zone rosse e graduare la gravità delle misure in rapporto all’evoluzione della pandemia è mera discrezionalità, in
parte tecnica, di alta amministrazione. Si badi, non può essere altro che discrezionalità
amministrativa, non solo perché non vi è legislatore al mondo che possa star dietro, con i suoi tempi, ad un virus che corre, ma anche perché proprio nell’apprezzamento scientifico dei dati a disposizione risiede la garanzia di adeguata, proporzionale e non arbitraria imposizione delle misure afflittive, una volta che la legge le abbia configurate in termini generali. La Costituzione stessa, nel difendere ad oltranza la nostra dignità di essere umani, ci obbliga tutti a combatterla nel modo più vigoroso possibile, anteponendo a ciò ogni altro interesse pubblico, perché la vita, la vita di tutti, vale di più. La Costituzione, quindi, è stata applicata nella sua intima essenza: assicurare la vita, la salute e la dignità delle persone. Certo, si sarebbe potuto far meglio, magari la tecnica legislativa non è quella del codice napoleonico, ma neppure vedo in giro troppi Savigny che abbiano titolo per rampognare. Mi domando ancora: la Costituzione, pur applicata, è tuttavia adeguata per rispondere in modo efficace alla sfida? Si dice che gli Stati autoritari sono meglio attrezzati per far fronte alla crisi, ma, nonostante sia più debole, teniamoci stretta la nostra democrazia liberale. Lo Stato di diritto, nel pieno rispetto della legalità costituzionale, può chiudere in casa milioni di persone con decreto-legge; serrare uffici, aziende, fabbriche, studi professionali; requisire immobili; affidare
appalti pubblici sopra-soglia comunitaria a trattativa privata; trasferire personale medico e sanitario da una Regione all’altra e tutto questo con i giornali che scrivono e i giuristi che criticano. Ogni cosa, poi, sotto il controllo del Parlamento, i cui membri, con le adeguate cautele e protezioni sanitarie, non si vede perché non possano riunirsi e svolgere il proprio fondamentale ruolo di controllo del Governo. Certo, abbiamo l’opposizione, l’opinione pubblica, il regionalismo. Ma le Regioni servono anzitutto ad alimentare sul territorio la fiamma della democrazia, distribuendo il potere in linea verticale. Sul piano della politica costituzionale, la crisi del coronavirus ha testato con esiti forse più positivi che negativi la tenuta del nostro decentramento, pur con tutti gli inconvenienti che si sono manifestati. Il giurista, dunque, deve rendersi accondiscendente per il bene pubblico o battersi per la verità? Con il coronavirus il dilemma non si pone, perché salute pubblica e verità hanno camminato insieme. La Costituzione è salva e ci salva e questo è l’importante. Mi congedo allora con un modesto appello agli amici, ai colleghi, agli stimati cattedratici, ai lettori di ogni ordine e grado: per una volta stiamo buoni, se possiamo. La fantasia, con la Costituzione, non va al potere.
Evelyn Zappimbulso 

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