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Stima di Confcommercio, nel 2020 quasi 267mila imprese rischiano di chiudere

Cronaca

di Marco Castelli

L’Ufficio Studi Confcommercio lancia un allarme per le imprese del commercio e dei servizi che, in mancanza di un rapido miglioramento della situazione economica, rischiano di chiudere: sarebbero circa 267mila le imprese che, per tutto il 2020, smetterebbero definitivamente di operare. Secondo una stima definita “prudenziale”, 1/3 delle imprese a rischio operano nel commercio e 2/3 nei servizi. Il conteggio includerebbe le imprese già oggi chiuse (che non riapriranno) ma anche le imprese attualmente aperte alle quali non converrà più rimanere in attività. L’incidenza dei costi fissi, che ad esempio nel commercio al dettaglio può arrivare al 54%, non consentirebbe di raggiungere un bilancio positivo a fronte di una domanda insufficiente, come quella che pare attualmente essere.

I settori più colpiti

L’attuale emergenza sanitario-economica colpirebbe in particolare le micro-imprese, cioè quelle a gestione personale o con al massimo un dipendente, per le quali la riduzione dei ricavi anche solo del 10% potrebbe portare alla cessazione dell’attività. Tra negozianti e ambulanti, in diverse migliaia rischierebbero quindi la chiusura e conseguentemente, si ha ragione di pensare, le relative eventuali famiglie cadrebbero in seria difficoltà economica. Correrebbero un rischio lievemente inferiore, ma pur sempre serio, gli operatori del turismo e della ristorazione.

L’Ufficio Studi Confcommercio ha tenuto conto, nella stima del 10 maggio u.s., della mortalità delle imprese definita “normale” e di quella prevista a causa dell’emergenza Covid-19, evidenziando che da un 5% del 2019 si potrebbe passare ad un 7% nel 2020. Tanto più in là nel tempo si avrà un’apertura piena delle attività economiche e una domanda in crescita, quante più imprese chiuderanno “nella forma giuridica, secondo la proprietà e la location attuale”.

A quanto sin qui espresso, si aggiungono le considerazioni del 5 maggio u.s. – sempre di Confcommercio, sempre “prudenziali” – in base alle quali nel 2020 si assisterà ad un crollo dei consumi per 84 miliardi di euro. Ipotizzando un ritorno totale alla normalità il 1° ottobre prossimo, più del 75% delle perdite sarà a carico di alberghi, bar e ristoranti (i più colpiti in assoluto), poi dei comparti vestiario e calzature, automobili e moto, servizi ricreativi e culturali.


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