fbpx

Un anno scolastico senza foto di classe

Cronaca

di Marco Castelli

Qualche giorno fa Anna Ascani, viceministra dell’Istruzione, ha pubblicato un post Facebook nel quale racconta la storia di Francesco, un bambino piemontese di 9 anni, che ha disegnato la sua classe scrivendo “visto che quest’anno non possiamo fare la foto di classe, ci ho pensato io”. La viceministra ha evidenziato la sofferenza di tanti bambini che, durante questo anno scolastico “a metà”, non hanno più potuto abbracciarsi e socializzare. La voce dei bambini, però, non tarda a farsi sentire visto che, come in questo caso, qualcuno riesce a fornire una risposta a problemi enormi e inaspettati come l’attuale emergenza Covid-19. Anna Ascani si dice consapevole “che i più piccoli hanno assolutamente bisogno di recuperare le relazioni in presenza: per permetterlo pensiamo a gruppi più piccoli, con più attività da affiancare a quelle ordinarie come musica, arte, sport, creatività digitale e laboratori, da svolgere anche in altri spazi”.

Al di là delle decisioni che il Governo prenderà, sia per quanto riguarda la conclusione di questo anno scolastico che in merito all’avvio del prossimo, non si può non considerare l’amarezza di migliaia di bambini e di insegnanti che hanno dovuto interrompere bruscamente le usuali attività didattiche. A febbraio si sanciva già lo stop alle gite scolastiche le quali, specie per le ultime classi del primo e del secondo ciclo di istruzione, costituiscono un importante “evento di addio” condiviso da alunni e docenti. A marzo è arrivato anche lo stop alle lezioni in presenza e con esso l’impossibilità di condividere quelli che Anna Ascani definisce  “momenti di socialità, elementi fondamentali quanto l’apprendimento”. Alunni e insegnanti sono stati privati delle campanelle d’ingresso e di uscita, dei tanto attesi minuti di ricreazione e, purtroppo, anche delle foto di classe che da sempre suggellano la conclusione di un percorso scolastico che ciascuno ricorderà per tutta la vita.

I nuovi media, di cui i nativi digitali sono maestri indiscussi, possono aiutare a sviluppare soluzioni fantasiose. In tanti hanno creato slideshow, composti magari dalle foto scattate durante il periodo precedente al lockdown, fotomontaggi e opere grafiche divertenti e emozionanti. Francesco, il bambino piemontese di cui ha parlato la viceministra, ha fatto il suo disegno su carta che poi ha avuto eco sul web. Tutto questo, evidentemente, può funzionare grazie al supporto di social network e chat di classe ma molti (a dire il vero, in particolare, i genitori) rimpiangono le vecchie foto di gruppo stampate su carta e destinate ad ingiallire con il passare dei decenni.

 


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Hai apprezzato i nostri contenuti? Aiutaci a condividerli.

RSS
Facebook
YOUTUBE