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Bankitalia: effetto pandemia, in Italia pil -9% nel 2020 e +4,8 nel 2021

Economia e Finanza

Le previsioni di Palazzo Koch: contrazione dei consumi pari all’8,8% quest’anno, prima di una risalita del 4,6% il prossimo. Eurostat: pil eurozona giu’ del 3,8% nel primo trimestre, in Italia -4,8%. Istat: a marzo crollo di fatturato e ordinativi dell’industria, -25,8% e -26,5%.

Il Pil in Italia potrebbe calare del 9 per cento nella media di quest’anno per poi espandersi del 4,8 per cento nel 2021; gli investimenti potrebbero scendere del 12,4 per cento mentre l’occupazione potrebbe diminuire quest’anno di quasi il 10 per cento, per poi recuperare metà della caduta nel 2021. È l’impatto della pandemia da Coronavirus sull’economia italiana secondo la Banca d’Italia, che fotografa un’evoluzione preoccupante anche se – viene sottolineato in uno studio pubblicato oggi – in queste condizioni “formulare previsioni macroeconomiche diventa estremamente arduo: le simulazioni rappresentano soprattutto analisi di scenario, basate sulla valutazione dell’impatto di ipotesi epidemiologiche ed economiche alternative”. “L’incertezza sulle ripercussioni economiche della pandemia è molto elevata”, spiega via Nazionale ricordando che in Italia il PIL ha registrato una flessione del 4,7 per cento nel primo trimestre e sottolineando che le indicazioni finora disponibili suggeriscono una contrazione dell’attività economica ancora più intensa nel trimestre in corso, cui dovrebbe far seguito un recupero nella seconda metà dell’anno. Tra le componenti, la spesa delle famiglie risentirebbe principalmente delle limitazioni connesse ai provvedimenti di sospensione dell’attività e della contrazione del reddito disponibile conseguente al calo dell’occupazione, seppure attenuata dalle misure espansive del Governo. Gli investimenti scenderebbero di oltre il 12 per cento nel 2020 e recupererebbero solo una parte della caduta l’anno successivo; vi inciderebbero gli effetti della maggiore incertezza sulle prospettive dell’attività economica.

 Le esportazioni di beni e servizi si ridurrebbero di circa il 15 per cento nel 2020, riflettendo l’andamento della domanda estera e il sostanziale arresto nell’anno in corso dei flussi turistici internazionali, per poi espandersi dell’8 per cento nel 2021. Le importazioni seguirebbero una dinamica simile, con una discesa di oltre il 17 per cento quest’anno e un parziale recupero il prossimo. L’inflazione al consumo risentirebbe della caduta del prezzo del petrolio e del forte ampliamento dei margini di capacità inutilizzata. L’occupazione, misurata in termini di unità di lavoro equivalenti, diminuirebbe quest’anno, di quasi il 10 per cento, per poi recuperare metà della caduta nel 2021. Il numero di occupati si ridurrebbe tuttavia in misura più contenuta, attorno al 4,0 per cento nel 2020, grazie all’esteso ricorso alla Cassa integrazione guadagni. Le cose potrebbero però andare anche peggio: sviluppi negativi potrebbero manifestarsi a seguito del protrarsi dell’epidemia, con la necessità di contrastare possibili nuovi focolai, con ripercussioni sulla fiducia e sulle decisioni di spesa dei cittadini e di investimento delle imprese; di cali più consistenti nel commercio mondiale e strozzature alle catene globali del valore; di un ulteriore deterioramento delle condizioni finanziarie.

In questo scenario Bankitalia introduce le ipotesi tecniche che il commercio mondiale si riduca di circa il 20 per cento nell’anno in corso; in conseguenza di nuovi focolai gli effetti delle misure di contenimento dell’epidemia gravino per un tempo più prolungato sull’attività produttiva nella seconda parte dell’anno, con un più protratto impatto sul PIL, seppur più contenuto rispetto a quello delle misure adottate tra marzo e aprile; un deterioramento delle condizioni finanziarie, corrispondente a un incremento dei rendimenti a lungo termine di 100 punti base e un irrigidimento delle condizioni del credito pari a circa la metà di quanto osservato durante la crisi finanziaria globale, amplifichi gli effetti sull’economia. Queste ipotesi avrebbero effetti aggiuntivi sul PIL nell’anno in corso rispettivamente di -1,5, -1,3 e -1,2 punti percentuali. In questo quadro – affermano i tecnici di Palazzo Koch – il prodotto scenderebbe quest’anno di quattro punti in più rispetto al primo scenario; la ripresa sarebbe più graduale nel 2021. Neanche qui, peraltro, si considerano eventuali effetti, non lineari e difficilmente quantificabili, che potrebbero derivare da episodi diffusi di insolvenza tra le imprese che incidano in misura marcata sulla capacità produttiva dell’economia, o da nuove ondate epidemiche globali.  


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