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Proposte per il Patto per l’Export

Cronaca

Testo inviato ai Ministri degli Affari Esteri, Luigi Di Maio, al Sottosegretario, Manlio Di Stefano, e ai vertici dell’Ice

ROMA –  L’emergenza Covid-19 ha segnato tutti i settori produttivi del nostro Paese. Ma a soffrire in particolar modo sono state le aziende le cui produzioni sono destinate in gran parte ai mercati esteri. Non a caso la stessa fase di ripartenza ha privilegiato un’apertura anticipata di queste imprese. Ora arrivano dalle Regioni le prime proposte al “patto per l’export”. Infatti la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome nella seduta del 7 maggio, svoltasi in videoconferenza, ha approvato un documento nazionale con i primi suggerimenti in merito.
Le proposte sono state inviate dal presidente Stefano Bonaccini al Ministro degli Affari esteri e della Cooperazione Internazionale, Luigi Di Maio, al Sottosegretario di Stato, Manlio Di Stefano, al Presidente e al Direttore Generale dell’Ice, Carlo Ferro e Roberto Luongo. Nella lettera il Presidente della Conferenza delle Regioni segnala, fra l’altro, la necessità di avviare al più presto un tavolo di coordinamento permanente con le Regioni sui temi dell’internazionalizzazione sulla scorta della positiva esperienza già in essere per la materia dell’attrazione degli investimenti esteri che vede una stretta collaborazione fra le Regioni, i dicasteri competenti e l’Ice-Agenzia.

Di seguito il testo integrale del contributo propositivo della Conferenza delle Regioni.

In occasione della presentazione del Piano Made in Italy la Conferenza delle Regioni ha chiesto al Governo l’adozione di un “pacchetto” di misure straordinarie a supporto delle policy per l’internazionalizzazione delle imprese, con la finalità di affrontare in maniera tempestiva ed efficace su tutto il territorio nazionale le gravi e preoccupanti conseguenze sul sistema produttivo del Paese derivanti dall’emergenza del Coronavirus.

In relazione alla predisposizione del Patto per l’Export, le Regioni ritengono necessario prevedere altresì il loro pieno coinvolgimento all’interno della nuova governance di settore –in coerenza con il dettato costituzionale e nella prospettiva di valorizzare appieno la capacità di intercettare i bisogni e le diversificate esigenze – sul piano della domanda di sostegno e di servizi reali e finanziari – provenienti dalle imprese locali e dalle filiere produttive del Made in Italy.

Le più recenti analisi pubblicate sul fronte delle prospettive economiche globali ed italiane1 confermano la inedita gravità della crisi in corso: l’economia mondiale subirà nel 2020 una contrazione di oltre il 3%. Particolarmente severe saranno le conseguenze della pandemia per le economie avanzate (- 6,2%) all’interno delle quali l’Italia vanterà un triste primato in termini di caduta del PIL (- 9,2%), con una decrescita delle esportazioni stimata al -5,1%. Le stesse analisi convergono nel prevedere che la crisi avrà effetti diversificati sul piano settoriale e geografico e necessiterà sul fronte delle politiche di sostegno di un doppio approccio: generalizzato per quanto attiene ai problemi finanziari e di liquidità delle imprese e modulare e focalizzato in relazione alle politiche per la competitività industriale.

1 Rispettivamente: International Monetary Fund, World Economic Outlook, 14 th April 2020; Confindustria “Le Previsioni per l’Italia. Quali condizioni per la tenuta ed il rilancio dell’economia”, 31 Marzo 2020.

Per un sistema economico e produttivo come quello italiano, fortemente dipendente dalle esportazioni, l’avvio di misure speciali a sostegno dell’internazionalizzazione rappresenta una questione di sopravvivenza e di risposta all’esigenza di recuperare le quote di mercato perdute nonché di sostenere le imprese nel nuovo scenario competitivo internazionale e nei mercati che usciranno prima dalla crisi sfruttando la loro ripresa di domanda e consumi.

Il supporto integrato delle istituzioni pubbliche, nazionali e regionali, sarà pertanto fondamentale per riposizionare le imprese italiane nelle nuove catene globali del valore, che usciranno profondamente mutate dalla pandemia Covid19 consentendo così un adeguato supporto alle imprese nella ricostruzione e ottimizzazione di reti di vendita e di fornitura internazionali.

Quanto si sta concretamente verificando sul mercato risulta essere una fortissima difficoltà operativa delle imprese e ancor di più di quelle fortemente internazionalizzate e del nostro sistema di promozione e vendita impegnato all’estero (agenti, tecnici, rappresentanti) o impegnati nell’accoglienza di acquirenti, investitori, partners di ogni genere, a causa dei vincoli e dei comportamenti precauzionali legati all’espansione crescente di COVID19. C’è un forte rischio di isolamento del Paese e del sistema produttivo italiano alla luce della nostra spiccata propensione all’export.

I prodotti del Made in Italy rimangono fortemente attrattivi all’estero, ma i rischi di perdita di quote di mercato a favore di paesi concorrenti, poi difficilmente recuperabili, sono elevati e crescenti in assenza di strategie rinnovate ed alternative di presidio dei mercati esteri.

Preoccupanti sono anche i segnali che arrivano dalle proposte bilaterali di costruzione di “corridoi sanitari” fra paesi europei meno colpiti dal Covid-19 finalizzati alla riapertura selettiva delle frontiere anziché di un ritorno a Shengen.

Si ricorda, come già nel periodo pre-crisi, le Regioni abbiano messo in campo numerosi interventi e strumenti di incentivazione integrati ed effettuato cospicui stanziamenti per sostenere le policies a favore dell’internazionalizzazione, ritenendo tale strategia un volano straordinario per la crescita e lo sviluppo del sistema impresa. Nel 2019 le risorse finanziarie spese dalle Amministrazioni regionali (fondi regionali, europei ed eventuale contributo dei privati) a favore delle imprese attive sui mercati esteri, hanno superato i 118 milioni di euro, per corrispondenti politiche che hanno interessato più di 10.000 imprese su tutto il territorio nazionale. Allo stesso modo, nella pressoché totalità delle regioni italiane sono state poste in atto nelle ultime settimane delle misure di sostegno straordinario a favore delle imprese e delle loro attività domestiche e internazionali per oltre 1 mld di euro.

Alla luce di tale difficile contesto, le Regioni avanzano alcune proposte di lavoro finalizzate a far convergere gli sforzi del sistema pubblico a favore del nostro sistema economico e produttivo. Si richiama in particolare:

● La necessità di una governance più efficiente e coordinata a livello centrale, attraverso la costituzione di una “Task force ripresa Italia” che veda Governo, Regioni e Parti sociali, lavorare assieme per una programmazione congiunta di nuove politiche industriali e per la competitività, con la finalità di raccordare e sincronizzare le misure da assumere a favore della ripresa e del rilancio del sistema produttivo e terziario italiano. L’opportunità è quella di mettere a sistema i numerosi interventi di contrasto alla crisi assunti tanto a livello nazionale che regionale (attraverso specifiche leggi e piani di settore) in favore delle imprese italiane in modo da favorire adeguate economie di scala e di scopo e massimare gli sforzi sul piano dell’efficacia e dell’efficienza nell’allocazione delle risorse e nella programmazione di ulteriori strumenti, incentivi e servizi di sostegno.

● Allo stesso modo, alla luce delle importanti revisioni dell’architettura istituzionale in materia di internazionalizzazione e di politica economica estera approvate di recente dal Governo, si propone la costituzione di un Tavolo di Coordinamento permanente in materia di internazionalizzazione che veda le regioni italiane, il Ministero degli Affari Esteri – nel suo nuovo ruolo di soggetto di riferimento per le politiche di internazionalizzazione – il Ministero dello Sviluppo Economico – che ha conservato la regia per le politiche di attrazione degli investimenti esteri – e l’Agenzia Italiana per il Commercio estero riunirsi periodicamente con l’obiettivo di tradurre in programmi operativi gli indirizzi assunti in sede di Cabina di regia per l’Italia internazionale e declinare attraverso adeguati meccanismi partecipativi e concertativi i piani nazionali di settore. L’istituzione del Tavolo consentirebbe, inoltre, di favorire un più stretto

coordinamento delle politiche, dei programmi e dei servizi reali a favore dell’internazionalizzazione delle imprese e delle filiere produttive del Made in Italy. L’opportunità è di garantire una migliore sincronia delle fasi programmatorie dei piani di internazionalizzazione ai diversi livelli del circuito decisionale, favorendo un approccio programmatico di sistema che è la precondizione di un efficace agire internazionale. Il Tavolo potrebbe altresì prevedere l’attivazione di specifici gruppi di lavoro su tematiche di interesse prioritario (es. accesso al credito) o in particolari comparti produttivi/settori (es. logistica, trasporti, turismo, agroalimentare ecc.).

● Con riguardo alla Cabina di Regia per l’Italia internazionale, il suddetto Tavolo di Coordinamento consentirebbe anche di rafforzare il lavoro comune rispetto alle attività preparatorie e di programmazione dei lavori della Cabina, garantendo un maggior coinvolgimento delle istituzioni regionali nella fase del lavoro “a monte” così da individuare in maniera maggiormente condivisa e sinergica le priorità geoeconomiche, settoriali e territoriali per lo sviluppo della nostra competitività internazionale. In coerenza con questa esigenza, si propone altresì di assegnare al costituendo Tavolo di Coordinamento permanente per l’internazionalizzazione lo specifico compito di istruire un documento di proposta per il varo di specifiche “Linee guida per l’internazionalizzazione 2021-2023” che dovranno ri-orientare in maniera innovativa e inedita la politiche per l’internazionalizzazione nella fase di ripresa dei mercati internazionali sostenendo efficacemente le nostre imprese e i diversi contenuti di offerta del Sistema Italia in uno scenario globale profondamente trasformato. L’opportunità è inoltre quella di valorizzare la Cabina di Regia per favorire una saldatura sul piano della programmazione tra le azioni promozionali a favore dell’internazionalizzazione (in uscita) e quelle a sostegno dell’attrazione di investimenti esteri (in entrata) e tra i diversi – e sinora scollegati – specifici ambiti delle attività di promozione integrata, potenziando così il suo ruolo di centro strategico di indirizzo, coordinamento e monitoraggio della politica economica estera dell’Italia.

Dalle Linee guida occorre poi passare alla:

o previsione di veri e propri “Piani industriali di sostegno all’export e all’internazionalizzazione pluriennali” con inediti “pacchetti” di interventi attuativi tra loro collegati (missioni di sistema e settoriali; formazione; piani di comunicazione integrata; misure ad hoc di sostegno finanziario) sia verso i Paesi “maturi” che in mercati lonta

ad alto potenziale e ritenuti strategici. A tal proposito, si sottolinea la necessità di rendere più efficace il flusso informativo verso le Regioni da parte di ICE in relazione all’attuazione del Piano Made in Italy con particolare riferimento alle iniziative promozionali.

o Per garantire una efficace cooperazione ed una sistematizzazione tra le attività ICE e quelle degli enti regionali in materia di export si propone di re-introdurre (ma rinnovati meccanismi di funzionamento assai più snelli e semplificati rispetto al passato) l’istituto dell’Accordo di programma ICE-Regioni, trasformandolo in un Accordo Quadro MAECI Regioni al fine di definire annualmente e bilateralmente programmi di lavoro comune, definendo congiuntamente obiettivi, risultati attesi di breve e medio periodo, azioni da realizzare e quadro delle risorse comuni da mettere in campo. Ciò consentirebbe di integrare i rispettivi piani di lavoro così da superare sul piano nazionale le rilevanti asimmetrie informative fra i diversi enti di settore e le imprese beneficiarie, che limitano la conoscenza e l’utilizzo da parte di queste ultime dell’ampia gamma di servizi reali per l’internazionalizzazione a loro indirizzato e, sul piano internazionale, di valorizzare appieno la rete estera.

o Particolare importanza potrebbero assumere all’interno di tali piani, specie in questa fase di limitata operatività internazionale, misure rivolte a favorire la digitalizzazione delle imprese (voucher per avvalersi di Digital Export Manager, riconversione digitale delle iniziative di promozione e di organizzazione dei B2B aziendali). Al riguardo, si propone l’adozione di un Programma speciale per il rafforzamento della presenza di prodotti italiani nelle grandi piattaforme di e-commerce internazionali che contempli anche la possibilità di varare nuove piattaforme tecnologiche e innovativi strumenti di promozione digitale delle produzioni italiane nei mercati internazionali. Tali misure andrebbero intraprese di pari passo con il potenziamento, in accordo con il MISE, e con la massima celerità, degli strumenti a sostegno degli investimenti delle imprese per Industria 4.0, nonché per la più rapida ed efficace attivazione dei servizi connessi alla strategia industria 4.0 anche con la massima sinergia con le strategie e gli strumenti regionali, proprio per superare le difficoltà operative delle imprese del made in Italy sui mercati esteri.

o E’ inoltre necessario un approfondimento sull’internazionalizzazione di beni immateriali, con differenti modalità di promozione. L’ alta concentrazione di Centri di Ricerca e Università in alcune realtà regionali ha consentito di coinvolgere nelle politiche di internazionalizzazione degli ultimi anni, tra l’altro, il mondo delle start up.

Pertanto le attività di internazionalizzazione dovrebbero ricomprendere anche azioni di supporto a vantaggio delle imprese che producono e vendono prodotti caratterizzati da diversi gradi di immaterialità, di trasportabilità, conservabilità e replicabilità, di interazione produttore-utilizzatore, di simultaneità tra produzione e consumo; trasferimento tecnologico, quindi, trasferimento di know-how in generale.

o Altrettanto fondamentale è individuare un pacchetto di misure a sostegno del comparto dei beni industriali, uno per tutti il settore dell’automotive, le cui esportazioni erano già in forte calo prima dell’emergenza sanitaria (nel 2019 le esportazioni italiane di autoveicoli hanno registrato -8%).

o È necessario, inoltre, con riferimento agli interventi di finanza agevolata per l’export, garantire un elevato livello di semplificazione e immediatezza, per favorirne il rapido utilizzo da parte delle imprese destinatarie delle ingenti risorse finanziarie messe a disposizione. Semplificazione in senso normativo, amministrativo, ma anche a livello di comunicazione affinché le imprese riescano a districarsi tra tutte le misure messe in campo.

o L’urgente predisposizione di un Piano straordinario di comunicazione e promozione dell’immagine internazionale a sostegno dei settori economici più colpiti dall’attuale crisi che non si limiti alle filiere produttive ma includa in maniera sinergica, sul piano dei messaggi da veicolare, le componenti legate al turismo, alla cultura e all’enogastronomia e agli altri settori industriali sopra indicati, coinvolgendo insieme ai Ministeri competenti anche ICE ed ENIT e con un ruolo di primo piano delle regioni italiane. L’opportunità è di coinvolgere attivamente attraverso gli enti regionali i principali consorzi produttivi italiani così da definire affidabili ed efficaci contenuti di comunicazione. Il Piano dovrebbe inoltre prestare una particolare attenzione nei confronti di quelle

filiere strategiche del Made in Italy colpite da azioni e campagne di disinformazione e da comportamenti di concorrenza sleale che rischiano di far perdere loro importanti quote di mercato. Ciò anche coinvolgendo autorità nazionali e comunitarie nelle azioni di contrasto a tali fenomeni.

o Per quanto concerne il Sistema fieristico nazionale si ritiene necessario un vero e proprio piano di sostegno e rilancio di settore, con un intervento sia diretto nei confronti dei principali soggetti fieristici italiani sia indiretto a favore dell’indotto, da notificare alla Commissione europea, attraverso:

▪ la costituzione di un Fondo straordinario nazionale per le filiera fieristica che preveda a fondo perduto il ripiano delle perdite e dei mancati incassi; l’erogazione di contributi a fondo perduto per far fronte agli extra-costi derivanti dalla ri-calendarizzazione degli eventi e dalle necessità di investimenti infrastrutturali necessari per garantire la sicurezza post-Covid; prestiti ponte a tasso zero e altri interventi a sostegno della liquidità; misure straordinarie a sostegno dell’occupazione, il finanziamento di progetti di digitalizzazione delle manifestazioni fieristiche.

▪ Sul fronte del sostegno all’internazionalizzazione delle Fiere, tale piano dovrà essere accompagnato da misure di sostegno per i partecipanti alle diverse attività fieristiche ri-calendarizzate. L’esigenza è inoltre quella di partire dalla profonda crisi sistemica in atto per definire, attraverso un programma di lavoro condiviso tra Stato, Regioni ed imprese, il rafforzamento e la riorganizzazione del settore, favorendo una integrazione a rete tra la filiera fieristica e quella turistica e dell’accoglienza, eliminando le competizioni crescenti sul piano dei contenuti e dei calendari tra i diversi sistemi fieristici italiani.

▪ E’ necessaria infine una nuova strategia comunicativa integrata e sinergica fra Stato e Regioni, valorizzando il Calendario fieristico come strumento di promozione internazionale anche presso la rete estera delle Ambasciate e dell’ICE.

▪ E’ fondamentale un impegno del Governo in sede europea per armonizzare le regole di accesso ed organizzative delle manifestazioni fieristiche formulando Linee guida unitarie per l’accesso in sicurezza ai quartieri fieristici per depotenziare l’emergenza Covid 19.

▪ Un ulteriore impegno dovrebbe riguardare la realizzazione di Fiere virtuali quale componente complementare e non sostitutiva della necessaria maggiore digitalizzazione delle principali fiere italiane. 


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