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Il Senato respinge la sfiducia a Bonafede. Italia Viva scongiura la crisi

Politica italiana

 Il Senato salva il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede. L’Aula di palazzo Madama ha respinto entrambe le mozioni di sfiducia presentate contro il Guardasigilli. La prima, quella in cui il centrodestra contestava la scarcerazione dei boss per l’emergenza coronavirus e la mancanza di trasparenza sulla nomina del vertice del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap) e’ stata respinta con 160 voti contrari e 131 favorevoli. La seconda, invece, di cui era prima firmataria Emma Bonino e che metteva in discussione tutta la politica giudiziaria del ministro, e’ stata bocciata con 158 voti no, 124 si’ e 19 astenuti. Fondamentali per la maggioranza sono stati i voti di Italia viva. Dopo giorni di agitazione, Matteo Renzi ha infatti deciso di votare contro i due documenti, scongiurando cosi’ una crisi di governo. 

In Aula, dove era presente anche il premier Giuseppe Conte, dopo la discussione generale, e’ intervenuto Bonafede. “Quando si giura sulla Costituzione si decide di essere in tutto e per tutto uomo delle istituzioni – ha premesso il ministro -. In queste ultime tre settimane si e’ alimentato fuori da qui un dibattito fatto di allusioni e illazioni ma essendo uomo delle istituzioni ho risposto molteplici volte portando avanti la forza e l’evidenza dei fatti”. Bonafede ha spiegato che la “lotta al malaffare, senza compromessi” ha sempre animato la sua attivita’ politica e che sulle scarcerazioni dei boss c’e’ stata una “coltre di menzogne senza contatto con la realta’”. A suo dire, “e’ totalmente falsa l’immagine di un governo che avrebbe spalancato le porte delle carceri addirittura per i detenuti piu’ pericolosi”. Quanto alle scarcerazioni dei boss, il Guardasigilli ha tenuto a precisare che sono state applicate le leggi vigenti, in vigore “da piu’ di 50 anni e che nessuno aveva mai cambiato”. Detto questo, Bonafede ha fatto un’apertura sulla prescrizione. Sulle prossime riforme della giustizia, ha precisato, “il confronto nella maggioranza sara’ costante, approfondito e improntato alla leale collaborazione. Tante volte ci siamo interrogati e anche divisi in maggioranza in ordine alla prescrizione. Su questo punto sara’ importante istituire una commissione ministeriale che permetta di valutare l’efficacia della riforma sia nel processo penale che civile. La garanzia e la tutela della difesa sono due valori imprescindibili”.

Subito dopo il ministro, ha preso la parola Renzi. “Nell’annunciare che voteremo contro le mozioni di sfiducia, riconosciamo al centrodestra e alla senatrice Bonino di aver posto temi veri – ha affermato -. Le mozioni non erano strumentali ma non le voteremo per motivi politici”. Poi, rivolgendosi direttamente a Bonafede, ha continuato: “se noi votassimo oggi secondo il metodo che lei ministro ha utilizzato nella sua esperienza parlamentare verso i membri dei nostri governi, lei dovrebbe andare a casa. Ma noi non siamo come voi. Il premier ha detto che ove ci fosse stato un voto contrario a un ministro il governo sarebbe andato a casa, e noi lo ascoltiamo”. Insomma, dopo l’incontro di ieri tra Conte e la deputata renziana Maria Elena Boschi nella maggioranza sembra tornato il sereno. Il capogruppo del Pd al Senato Andrea Marcucci tuttavia puntualizza: “da oggi inizia una nuova fase per il governo al ministero della Giustizia. Tutta la maggioranza ha respinto le strumentali mozioni di sfiducia rivolte al Guardasigilli ma Bonafede non potra’ andare avanti nello stesso modo, serve una discontinuita’ piu’ forte e netta tra il governo con la Lega e l’attuale esecutivo con Pd, Iv e Leu”.


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