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Salvini scrive a Mattarella dopo le rivelazioni sulle chat dei magistrati

Politica italiana

Lo scoop della Verità sulle toghe intercettate. Il leader leghista: “Da quelle telefonate emerge l’avversione nei miei confronti, la mia fiducia nelle toghe vacilla”. Poi la telefonata “cordiale” con il capo dello Stato

 Salvini e Mattarella

 

Telefonata cordiale tra il Capo dello Stato Sergio Mattarella e il senatore Matteo Salvini. Il leader della Lega – viene riferito dal partito di via Bellerio – ha espresso il proprio stupore per le rivelazioni del quotidiano La Verità (preannunciando al capo dello Stato l’invio di una lettera), la preoccupazione per la situazione economica e l’amarezza per i pesanti attacchi di alcuni parlamentari della maggioranza di governo nei confronti della Lombardia duramente colpita dalla tragedia del Covid-19. 

“Mi domando se è normale che due magistrati diano della m… al ministro dell’Interno e che ritengano che vada attaccato anche se sugli sbarchi ha ragione. Mi sembra che possa funzionare così in Cina, in Venezuela, in Corea del Nord non in una democrazia libera come quella italiana”, ha poi commentato Salvini, a Tg2 Post.

“Anche se ha ragione dobbiamo attaccarlo”

“La fiducia nei confronti della Magistratura adesso vacilla al cospetto delle notizie sugli intendimenti di alcuni importati magistrati italiani, per quanto emerso e riportato nell’articolo de La Verità”, è uno dei passaggi della lettera che il leader della Lega ha inviato a Mattarella. “L’articolo pubblicato sul quotidiano La Verità in data 21 maggio 2020 dal titolo “La chat delle toghe su Salvini: Anche se ha ragione lui adesso dobbiamo attaccarlo” documenta uno scenario gravissimo: diversi magistrati nei loro colloqui privati (intercettati nell’ambito del procedimento a carico del dottor Luca Palamara) concordavano su come attaccare la mia persona per la politica sull’immigrazione che all’epoca, quale Ministro dell’Interno, stavo portando avanti”, osserva Salvini.

“L’avversione nei miei confronti – aggiunge – è evidente al punto che, secondo quanto risulta dalle intercettazioni riportate sul quotidiano, uno dei magistrati, il dottor Palamara, pur riconoscendo le ragioni della mia azione politica, individuava nella mia persona un obiettivo da attaccare a prescindere. Intenzione che veniva condivisa da altri magistrati. Le intercettazioni pubblicate documentano come l’astio nei miei riguardi travalichi in modo evidente una semplice antipatia”.

“In tal senso – continua Salvini – è inequivocabile il tenore delle comunicazioni dei magistrati intercettate: “Mi dispiace dover dire che non vedo veramente dove Salvini stia sbagliando” – “No hai ragione ma ora bisogna attaccarlo”. “Io credo che rafforzano Salvini cosi'” – “Lo temo anch’io”. “C’è quella merda di Salvini, ma mi sono nascosto”. “Oggi Sangermano ha fatto un intervento in Cdc praticamente contro di me perorando una linea filogovernativa su dl Sicurezza. In separata sede, ma davanti a tutti quelli del gruppo ho posto la questione e ho avuto l’appoggio di una buona parte di noi”. 

Salvini: “La fiducia nella magistratura vacilla”

 “Come noto, a ottobre – ricorda Salvini – inizierà l’udienza preliminare innanzi al GUP presso il Tribunale di Catania ove sono chiamato a rispondere dell’ipotesi di sequestro di persona per fatti compiuti nell’esercizio delle mie funzioni di Ministro dell’Interno, in linea con l’azione di governo tesa al contrasto dell’immigrazione clandestina. Per quanto si legge nell’articolo del quotidiano è proprio tale tema politico ad aver suscitato l’avversione nei miei confronti dei magistrati, protagonisti di quelle comunicazioni pubblicate – spiega il leader della Lega -. Non so se i vari interlocutori facciano parte di correnti della Magistratura o se abbiamo rapporti con i magistrati che mi giudicheranno, tuttavia è innegabile che la fiducia nei confronti della Magistratura adesso vacilla al cospetto delle notizie sugli intendimenti di alcuni importati magistrati italiani, per quanto emerso e riportato nell’articolo de La Verità”.

Ed ancora: “Quelle frasi captate nell’ambito del procedimento a carico di Palamara palesano, invero, una strategia diffusa e largamente condivisa di un’offensiva nei miei riguardi da parte della Magistratura. Tutto ciò intacca il principio della separazione dei poteri e desta in me la preoccupazione concreta della mancanza di serenità di giudizio tale da influire sull’esito del procedimento a mio carico”. “Mi appello al Suo ruolo istituzionale, quale Presidente della Repubblica e dunque Presidente del CSM, affinché mi venga garantito, come deve essere garantito a tutti i cittadini, il diritto ad un processo giusto, davanti a un giudice terzo e imparziale, nel rispetto dell’art. 111 della Costituzione”, conclude il leader della Lega.

 


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