fbpx

Il Lavoro cercato e non atteso durante il Covid-19

Lavoro

E poi ti ritrovi a 50 anni,con due figli adolescenti e un mutuo da pagare, senza piu’ un’ occupazione.

Ti sembra di potercela fare.Lavori da vent’anni,hai cambiato almento 5 agenzie di lavoro interinale e anche qualche azienda.Sei flessibile.Hai ricoperto incarichi importanti.Marzo 2020,sei sicuro che andra’ bene anche questa volta.

Non immagini che sarebbe cominciato” l’ inferno”.Ti svegli ogni mattina per non perdere il ritmo,spedisci 15/20 curriculum al giorno,ma forse solo 2 colloqui in due anni.

“La sua professionalita’ troppo elevata”,come se consola.Le rate del mutuo arrivano lo stesso ogni mese.Devi andare avanti,sei costretto a chiedere un aiuto in famiglia.Con i figli devi minimizzare.

Spesso queste sono le storie che durante la Pandemia si moltiplicano e sono in crescita.

Il lavoro va cercato non atteso.”Chi non vuole lavorare neppure mangi”(2 Tes 3,10),diceva  San PAOLO(5-10 d.C.).Ma quanta valenza si puo’ attribuire oggi al pensiero dell’ apostolo dei Gentili,nello  strascico della crisi economica che oggi piu’ di ieri opprime la nostra societa’? L’ ultima indagine Istat parla di 16,4 milioni sul filo dell’ esclusione sociale,il 27,3% degli Italiani.

Se nell’ Ottobre 2018 la disoccupazione era calata sotto il 10 %,grazie all’ aumento dei contratti a termine,oggi anche per chi dedica il massimo impegno nella ricerca,trovare un lavoro è peggio che”cercare l’ uomo”con la lanterna di Diogene(412 a.C/323°.C)? Riporto in passo del Santo Padre: Invochiamo per la nostra gente un lavoro dignitoso, che sia, come auspica papa Francesco, «libero, creativo, partecipativo, solidale» (EG 192).

Rebus sic  stantibus,ritengo che non siano fuori luogo le parole di San Paolo,nella convinzione che volesse riferirsi a quei soggetti che volutamente fanno la scelta di non lavorare,cioe’ di oziare,o cullandosi del Reddito di Cittandinanza,arroccandosi dietro la crisi economica.

Mi rendo conto che i danni provocati da quest’invisibile nemico, qual è il coronavirus, non sono forieri di buoni auspici.

È un’emergenza a livello globale, quindi nazionale, di conseguenza regionale.

Dobbiamo essere tutti protagonisti se vogliamo risorgere, incominciando ad agire in modo nuovo, nonostante siamo coscienti che i tempi della ripresa definitiva di tutte le attività sono lunghi,dobbiamo adattarci e riscoprire anche  il valore di una rinuncia.

Vada un plauso,invece,ai giovani e meno giovani gli Over 40/50(una categoria spesso dimenticata) che prodigano le loro energie nel cercare lavoro,senza mai perdere la speranza!

Spesso le profonde crisi,si rivelano opportunita’.

Antonello Liuzzi


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Hai apprezzato i nostri contenuti? Aiutaci a condividerli.

RSS
Facebook
YOUTUBE