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Chi paga le tasse?

Fisco, Giustizia & Previdenza

di Antonio Vox

Chi paga le tasse in Italia?

Non vogliamo citare elusione, evasione o, comunque, comportamenti fiscalmente illeciti.

Qui vogliamo riferirci a chi paga veramente le tasse.

Non certo i dipendenti della Pubblica Amministrazione Centrale e Locale, o parastato che sia, che, in questa crisi dovuta alla pandemia, non hanno subito i disagi della mancanza di incassi, stando tranquilli e inattivi nella loro botte di benefici.

Infatti, se da un lato, il loro datore di lavoro li retribuisce con uno stipendio lordo; dall’altro, lo stesso datore di lavoro si riprende quanto dovuto per tassazione.

Anche se i loro stipendi e tasse sono oggetto di capitoli contabili diversi, la reale erogazione, per il loro datore di lavoro, è il netto in busta: le loro tasse, infatti, sono, alla fine, una “partita di giro”.

Ci sarebbe da chiedersi come mai lo Stato non semplifichi le procedure delle retribuzioni semplicemente erogando il netto ed evitando così giri amministrativi faticosi, costosi e noiosi: lo Stato si snellirebbe e diventerebbe “più leggero”.

Ma tant’è: è la burocrazia, che non vede l’ora di creare complicazioni.

Ma se i sopracitati non pagano le tasse, chi paga veramente le tasse?

Possiamo ora rispondere: le tasse le pagano i “produttori di reddito” e cioè imprese, partite iva, loro dipendenti; mentre i sopracitati (PAC, PAL, parastato e dipendenti) sono “percettori di reddito” o, detto in altro modo, “produttori di servizi di Pubblica Amministrazione”.

Naturalmente i servizi costano e si pagano con soldi recuperati attraverso il prelievo fiscale o, se questo è insufficiente, ricorrendo ai prestiti ottenuti dal sistema finanziario: pratica corrente nel nostro Paese.

È strano come questi costi, essendo appunto costi, siano inclusi nel PIL (Prodotto Interno Lordo) del Paese: infatti, basta assumere un dipendente pubblico per aumentare il PIL.

Purtroppo, così facendo, non si genera reddito ma costo.

Saputo ciò, ci sarebbe da meravigliarsi come mai la Pubblica Amministrazione, invece di porgere un grazie e di mettersi al “servizio del cittadino” pagante, assuma invece un atteggiamento da burocrazia oppressiva, soffocante, autoreferenziale.

Non sa che, se non c’è la produzione di reddito, essa va in vacanza al mare (per modo di dire), perché non ha più un posto di lavoro?

Sembra proprio un atteggiamento masochista.

Comunque si è capito che esistono due fronti: da un lato, il “sistema produttivo” del paese (quello che produce reddito e paga le tasse); dall’altra il “sistema percettore” del reddito (quello che eroga i servizi di Pubblica Amministrazione).

Ora, non ci vuole molto a concludere che, se non ci sono soldi, non si possono comprare i servizi perché non si può più sostenere il loro costo: quindi i servizi vanno ridotti all’essenziale perché va ridotto il loro costo.

Questa è una verità lapalissiana.

Il 27 Maggio si è svolta una “lunga e infuocata riunione in videoconferenza tra il premier Conte e i 13 sindaci delle Città metropolitane, costretti a fare i conti con voragini nei bilanci, tali da non riuscire più garantire i servizi ai cittadini” – così riporta il Corriere della Sera nella sua edizione del 28 Maggio.

In quella riunione, l’ANCI (Associazione Nazionale dei Comuni Italiani) pretendeva sovvenzioni per € 6 mld perché gli incassi usuali, provenienti dal sistema produttivo del Paese, si sono drasticamente ridotti per la crisi economica del Covid 19.

I sindaci più accesi, dice il Corriere della Sera, quelli che hanno letteralmente perso il loro aplomb, sono stati Beppe Sala di Milano, Antonio Decaro di Bari, Luigi Brugnaro di Venezia, Luigi de Magistris di Napoli, Virginia Raggi di Roma, Dario Nardella di Firenze.

Di fronte ad una richiesta di € 6 mld, il governo ne ha concessi € 3 mld.

I sindaci hanno pensato solo al loro “rosso”, senza curarsi del “profondo rosso” dei loro cittadini e imprese che, comunque oberati di tasse, non hanno più una lira in tasca, visto il lock down imposto.

È inverosimile che i sindaci non pensino a ridurre la spesa, non si attivino per identificare le priorità di tale spesa, non vogliano eliminare le dispersioni e i costi superflui, pretendono di tenere in vita “spese politiche”, elargizioni e sovvenzioni …. continuare comunque nel loro stile di vita, che non possono più permettersi.

Sappiamo tutti che, nei comuni, soprattutto in quelli grandi e metropolitani, vige una grande dispersione finanziaria.

Ma c’è di più: c’è il ricatto del default e della sospensione dei servizi; ma, guarda caso, il ricatto riguarda quelli essenziali e prioritari; mentre gli stipendi e le prebende corrono indisturbati.

Questi sindaci non si chiedono, per ignoranza, chi pagherà quei € 3 mld: noi tutti sappiamo, invece, che sarà il solito sistema produttivo del Paese che dovrà vedersela con nuove tasse.

In questa Italia, con questo regime, c’è chi soffre fallendo e chi continua a spendere spensierato.

Ma non si rendono conto, questi signori, che la crisi ha colpito tutti e che il sistema produttivo del Paese, quello che paga le tasse, non ce la fa più a sostenere il sistema dei servizi della Pubblica Amministrazione, tanti dei quali resi artificiosamente necessari?

Forse è meglio mandare tutti a casa a studiare cosa significhi produrre reddito e ad imparare non l’economia, che sarebbe troppo, ma un po’ di aritmetica, visto che questi soloni, comodamente seduti sulle loro poltrone, dovrebbero sapere che la quota di PIL del sistema produttivo non raggiunge il 45%; mentre la quota di PIL del Sistema di servizi è superiore al 55%; e dovrebbero farsi, poi, la domanda: “come fa il 55% a stare nel 45%?

Antonio Vox


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