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Gli psicologi chiedono di essere compiutamente riconosciuti come professionisti sanitari

Benessere & Medicina

di Marco Castelli

Nei giorni scorsi il presidente del Consiglio Nazionale Ordine Psicologi, David Lazzari, ha scritto al Governo per chiedere l’adeguamento della formazione universitaria in modo da consentire un compiuto riconoscimento dello Psicologo come vero e proprio professionista sanitario.

Il presidente del CNOP ha scritto sia al Ministro dell’Università che a quello della Salute per evidenziare che, a suo dire, la normativa universitaria non sarebbe adeguata. Da oltre 2 anni lo psicologo sarebbe già – tecnicamente – un professionista sanitario ma, secondo Lazzari, le regole della formazione non sarebbero di tipo sanitario. In Italia ci si troverebbe in una situazione ambigua che danneggerebbe sia gli studenti che i professionisti. Il problema si porrebbe già con l’esame di stato che, a suo dire, dovrebbe svolgersi secondo le stesse regole delle altre professioni sanitarie.

Non è affatto la prima volta che il Consiglio Nazionale Ordine Psicologi sollecita un compiuto inquadramento normativo di professione sanitaria. Nel mese di luglio 2019 il Consiglio definiva un documento inerente lo “Standard Formativo per la Professione sanitaria di Psicologo” con il quale chiedeva, tra l’altro, l’eliminazione dei corsi di laurea in Psicologia erogati a distanza (modalità telematica). Questo perché, secondo l’Ordine, lo studio a distanza sarebbe incompatibile con la natura sanitaria della professione. Una prima vittoria sembrava essere arrivata con il Decreto Ministeriale n. 1171 del 23 dicembre 2019 il quale stabiliva che, a partire dall’anno accademico 2020/2021, i corsi di laurea in Psicologia si sarebbero dovuti svolgere in presenza. Non sono mancati canti di vittoria senonché, a fine febbraio 2020, il Ministero dell’istruzione università e ricerca (MIUR) ha ritirato il Decreto.


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