fbpx

Offensiva del racket delle estorsioni a Siracusa, bombe dopo il lockdown

Cronaca

Questi segnali potrebbero dire due cose: la richiesta di riscossione dei soldi non percepiti durante l’emergenza sanitaria o un aumento delle tariffe per il pizzo.

 

È tornata a farsi sentire, a suon di bombe, la criminalità organizzata a Siracusa. Nella notte tra giovedì e venerdì scorsi un ordigno è deflagrato contro l’ingresso di una macelleria che si trova in viale Santa Panagia, non molto distante dal palazzo della Questura di Siracusa e nel territorio di un clan mafioso locale. L’episodio è stato preceduto dal ritrovamento, a partire dalla fine del lockdown, di tre bombe artigianali inesplose: la prima sul parabrezza di una macchina le altre due sull’asfalto, a ridosso di alcune palazzine.

Dietro tutti questi episodi aleggia l’ombra del racket delle estorsioni, costretto, per l’emergenza sanitaria che ha imposto il blocco delle attività economiche, a non fare incassi. “Potrebbe trattarsi di un segnale ben preciso rivolto ai commercianti” spiega Paolo Caligiore, leader provinciale delle associazioni antiracket di Siracusa, per il quale “questa è una città dove tanti pagano il pizzo”.

Ed è lui stesso a fornire una chiave di lettura di questi episodi, che, comunque, comprendono una serie di incendi, tra cui l’ultimo, nella notte tra il primo ed il due giugno, ai danni di un market. Gli attentatori, secondo la ricostruzione degli agenti di polizia, hanno usato un’auto per sfondare la vetrata; poi hanno appiccato le fiamme. “Mancava da tempo questa violenza – spiega all’AGI Caligiore – a questo punto c’è da ritenere che il lockdown ha avuto una influenza pure nella criminalità organizzata.

Questi segnali potrebbero dire due cose: la richiesta di riscossione dei soldi non percepiti durante l’emergenza sanitaria o un aumento delle tariffe per il pizzo. Spetterà, comunque, alle forze dell’ordine ed alla magistratura non solo risalire agli autori ma anche decifrare questi messaggi”. Ma, secondo il leader delle associazioni antiracket di Siracusa, la città siciliana è omertosa, sono in pochi a denunciare. “Per sconfiggere questo fenomeno – sottolinea – serve collaborare ed è quello che dovrebbero fare i commercianti e gli imprenditori di questa città. I nostri canali sono sempre aperti così come ci sono i fondi a disposizione delle vittime del racket ma occorre uno scatto in avanti”.

Nel conto dell’offensiva del racket vanno messi diversi incendi alle auto, in poco meno di un mese ne sono state date alle fiamme una decina, buona parte delle quali in via Barresi, nel rione della Mazzarrona, una delle principali piazze dello spaccio di Siracusa. Nei giorni scorsi, la parlamentare nazionale di Fratelli di Italia Maria Carolina Varchi ha presentato un’interrogazione al governo centrale: “Desta preoccupazione l’escalation di eventi delittuosi – si legge nell’interrogazione – che si sta registrando in questo periodo a Siracusa e che sta destando paura tra i residenti”.

La stessa deputata ha chiesto al Governo “se non ritenga di ricorrere all’impiego anche di contingenti di personale militare delle Forze Armate per far fronte alle straordinarie esigenze di prevenzione e contrasto della criminalità”. Preoccupazione è stata espressa anche dalla deputazione nazionale e regionale del M55. “Le conseguenze economiche del lockdown potrebbero – dicono i deputati del M5S – aprire zone grigie, in cui le associazioni criminali sono pronte a muoversi, attirando con le sirene di una pronta liquidità che però zavorra la libera vita di imprese e persone. Invitiamo chiunque si trovi in difficoltà a rivolgersi alle forze dell’ordine e alle istituzioni” 


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Hai apprezzato i nostri contenuti? Aiutaci a condividerli.

RSS
Facebook
YOUTUBE