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Sorvegliare e uccidere. La polizia e gli afro-americani

Estero

Se il dato assoluto mostra che metà delle persone colpite e uccise dalla polizia nel 2019 siano bianche, in proporzione rispetto all’incidenza sulla popolazione sono i neri e gli afro-americani ad essere i più colpiti. I neri e gli afro-americani rappresentano, infatti, meno del 13% della popolazione degli Stati Uniti, ma vengono uccisi in azioni di polizia con una incidenza pari a più del doppio rispetto agli americani bianchi. Anche gli americani ispanici vengono colpiti e uccisi dalla polizia in modo sproporzionato rispetto alla loro incidenza demografica.

Secondo una ricerca del Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of Americas, basata sui dati raccolti dal 2013 al 2018, la violenza della polizia è una delle principali cause di morte per i giovani negli Stati Uniti. Nel corso della propria vita, la probabilità per un uomo afro-americano di essere ucciso dalla polizia è pari a una su 1.000. La fascia di età compresa fra i 20 e i 35 anni è particolarmente a rischio per tutti i gruppi “razziali” ed etnici, ma le donne e gli uomini afro-americani, come anche gli uomini e le donne nativi americani, hanno maggiori probabilità di essere uccisi dalla polizia rispetto a un uomo o una donna bianchi. La categoria che segue, in questa “classifica”, è quella degli uomini ispanici.

Il colore dell’odio
Ma la violenza contro le minoranze e gli afro-americani in particolare non è unicamente appannaggio della polizia. Secondo i dati elaborati dall’FBI, nel 2018 si sono registrati ben 4.268 reati (46,9% sul totale) identificabili come “crimini di odio” (hatecrime) contro istituzioni, gruppi o singoli individui afro-americani. Un numero enorme, soprattutto se confrontato con i numeri riferibili ad azioni contro persone o istituzioni “bianche” o “ispaniche” (rispettivamente 1.763 e 1.129 reati). Segno che il “nero” è ancora il colore dell’alterità per eccellenza.

Carceri negli USA. Uno squilibrio evidente
Anche i dati sui crimini e sul profilo “razziale” dei detenuti ci parla di questo squilibrio. Secondo i dati del Bureau of Justice Statistics rilasciati lo scorso aprile, nel 2018 sono stati 465.200 i neri detenuti nelle prigioni degli Stati Uniti, a cui seguono 430.500 bianchi e 330.200 ispanici.

Seppure i numeri assoluti il trend dei detenuti sia in discesa per tutti e tre i gruppi, nei dati raccolti fra il 2007 e il 2017 rimane invariato il primato degli afro-americani.

La sproporzione di numeri risulta evidente se comparata con i dati demografici, ma anche con i dati sui crimini perpetuati e sul “colore” dei criminali arrestati nel 2018 forniti dall’FBI. Dal rapporto si evince che, su un totale di 7.710.900 arresti nel 2018 il 69,6% degli arrestati era bianco, il 27,4% afro-americano, il 2,3% appartenente a una delle popolazioni native americane e l’1,2% asiatico.


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