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Scuola, quando nessuno sapeva che sarebbe stato l’ultimo giorno

Cronaca

di Marco Castelli

Oggi sarebbe tecnicamente l’ultimo giorno di scuola, se non fosse che già lo scorso 5 marzo le campanelle non hanno suonato così come alunni e docenti, solo il giorno prima, immaginavano.

Il 4 marzo, all’uscita, si contava di rivedersi il giorno seguente. Inaspettatamente, per via del celebre DPCM 4 marzo 2020 (4 articoli e un allegato) firmato in tarda serata dal Presidente del Consiglio Conte dopo avere sentito il parere della commissione scientifica, le lezioni si sono bruscamente interrotte. Sono venuti a mancare gli attesi momenti di ricreazione vissuti con i compagni, gli abbracci tra bambini e genitori all’uscita, le ansie per le interrogazioni.

La ripresa delle attività didattiche era inizialmente prevista per il 16 marzo. Proroghe su proroghe, però, hanno impedito la consueta conclusione dell’anno scolastico, lo svolgimento delle gite di istruzione, le foto di gruppo di fine anno.

L’ultimo giorno di scuola, così come lo si conosce da tempo immemorabile, sarebbe stato oggi. Tanti bambini e ragazzi, magari, avrebbero detto ai propri genitori “finalmente è l’ultimo giorno, iniziano le vacanze”. Papà e mamma, prevedibilmente, avrebbero provato gioia per i propri figli, si sarebbero emozionati per il traguardo raggiunto dopo un anno di studi.

Invece no, un invisibile ladro dell’ultimo giorno di scuola ha rubato questo momento, il ben noto e temuto virus ha rubato oltre 3 mesi di consueta didattica. Alunni e docenti, tutti un po’ cresciuti, oggi si salutano a distanza. Chat e piattaforme scolastiche sono diventate l’unico strumento per comunicare, per insegnare e per imparare.

Sembra quasi di essere stati vittime di un infarto, di essere andati via improvvisamente, di non essere riusciti a salutare i propri affetti.

Nessuna festa, nessuna scritta di saluto sulla lavagna, nessun abbraccio. Un dolore soprattutto per gli alunni delle ultime classi, per i “grandi” che talvolta osservano quasi beffardamente gli alunni delle prime classi. Il mix composto da senso di liberazione e da malinconia, generalmente condiviso di presenza, è stato vissuto pressoché in solitudine.

Il conto alla rovescia in attesa dell’estate, quest’anno, ha avuto un sapore ben diverso.  C’è stato un vuoto che nessuno potrà mai riempire.


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