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‘Italia piu’ forte, resiliente e equa’, ecco il piano Colao

Politica

Imprese e lavoro come “motore dell’economia”. Infrastrutture e ambiente come “volano del rilancio”. Turismo arte e cultura come “brand del Paese”. Una Pubblica amministrazione “alleata dei cittadini e imprese”. Istruzione, ricerca e competenze “fattori chiave per lo sviluppo”. Individui e famiglie “in una societa’ piu’ inclusiva e equa”. Sono i 6 macro-settori e i 6 obiettivi del piano per la fase 3 che la task force di Vittorio Colao ha consegnato al premier Conte. “Un’Italia piu’ forte, resiliente ed equa”, e’ l’obiettivo centrale del rapporto. Tra le misure, il rinvio del saldo delle imposte 2019 e dell’accordo 2020, escludere il Covid dalla responsabilita’ penale delle imprese, accelerare sul 5G e banda larga per i meno abbienti, rinnovo dei contratti a termine, sanatorie su lavoro nero e contante. 

 “Sono molto soddisfatto, abbiamo fatto un ottimo lavoro, 46 pagine di sintesi più 102 idee per il rilancio di un’Italia colpita da una crisi senza precedenti. È il massimo sforzo possibile, un piano di modernizzazione a tutto campo e di rimozione delle arretratezze del Paese. Anche Conte è molto contento”. E’ il manager Vittorio Colao che, parlando con “La Stampa”, indica i capitoli più ‘densi’ del Rapporto della Task Force da lui guidata e parla di un piano ” contro la paralisi” che prevede anche la “guerra al sommerso” ed i limiti al contante”. 

Nel Rapporto presentato dal Comitato ci sono centodue proposte e Colao ammette: “Sì, capisco che la mole possa spaventare. E capisco che, di fronte a tanta roba, la domanda cruciale diventa: che fare, adesso? E allora le dico questo: su 102 idee, io mi accontento se il governo ne fa sue almeno una quarantina. Nelle condizioni critiche in cui ci troviamo, sarebbe già una gran cosa”. I capitoli chiave indicati dal manager nel colloquio con “La Stampa”, la “cosa fondamentale è il capitolo imprese e lavoro: quelli sono i nodi più intricati da sciogliere, altrimenti il Paese non riparte”. “Non c’è dubbio -argomenta Colao- che alcune idee che offriamo alla discussione possono avere un impatto politico molto forte. Le faccio solo qualche esempio: le proposte sulla lotta al sommerso, sull’emersione del lavoro nero, sulla regolarizzazione del contante. Sono temi molto delicati, anche dal punto di vista della giustizia sociale. Dunque, anche in questo caso, tocca alla politica prendere in mano le redini, e decidere dove vuol portare l’Italia”. Sia sul lavoro nero, sia sul contante, la sua Task Force propone di fatto due condoni. Nel primo caso, spiega, si tratta di “favorire l’emersione attraverso opportunità di Voluntary Disclosure ai fini della regolarizzazione, prevedendo un meccanismo di sanatoria e incentivazione e riducendo contribuzione e cuneo fiscale”. Nel secondo caso, continua Vittorio Colao, si tratta di “introdurre la Voluntary Disclosure sul contante e altri valori derivanti da redditi non dichiarati, a fronte del pagamento di un’imposta sostitutiva e dell’impiego per un periodo minimo di tempo di una parte significativa dell’importo in attività funzionali alla ripresa”. Dunque, due colpi di spugna. Ma funzionali (secondo il Comitato) prima di tutto alla cura di una piaga che, tra evasione fiscale ed economia informale, ci costa 200 miliardi l’anno. E poi al passaggio definitivo alla moneta elettronica, attraverso l’abolizione delle banconote sopra i 100 euro, “deduzioni/detrazioni Irpef, lotterie Instant Win, crediti d’imposta per gli esercenti”. Ci si arriverà mai, in un Paese che per troppe volte ha strizzato l’occhio agli evasori, tartassando i cittadini onesti? La dottrina Colao è sempre la stessa: “Non sta a noi decidere. Noi diamo input per la rinascita italiana”.

Non sta alla task force decidere come e cosa applicare del Piano per il Rilancio, tanto che, in un lungo colloquio con “La Stampa”, il manager che ha guidato il Comitato, Vittorio Colao, ricorda che loro hanno solo dato input, “come del resto abbiamo fatto con il primo documento sulle riaperture: il governo ha recepito, e in tre settimane le abbiamo sbloccate, rimettendo in moto un bel pezzo di economia nazionale”. “Ora, se lo ritiene opportuno, Conte può procedere allo stesso modo. Dipende solo da lui. Io il mio dovere di manager l’ho fatto. Adesso, come Cincinnato, me ne torno ai miei orticelli” scandisce Vittorio Colao. Non ci crede nessuno, gli fa osservare “La Stampa”, ormai diventerà un’altra ‘riserva della Repubblica’. Ma Colao ribatte secco: “Si sbaglia: sono una riserva e basta. Un numero 13, che entra in campo ai tempi supplementari e poi, finita la partita, se ne va a fare la doccia”. 


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