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Fase 3: l’economia riparte con il Patto per l’export

Economia e Finanza

 

“Ora servono risposte urgenti alle crisi industriali, come Mittal e Alitalia, e decreti come semplificazioni, sicurezza e provvedimenti urgentissimi nel campo della giustizia”. Così il presidente della regione Lazio in merito alle sfide che il Paese ha davanti per la ripresa e il rilancio del nostro Paese, Nicola Zingaretti quindi aggiunge: “il punto fondamentale ora è la lotta alle disuguaglianze sociali, durante questa crisi gli italiani hanno perso il 50% del loro potere d’acquisto, ulteriori ingiustizie rischierebbero di minare l’intera base della società”.

L’Istat pubblica le ‘Prospettive per l’economia italiana’ prevedendo “una marcata contrazione del Pil nel 2020″, con una caduta dell’8,3%, e “una ripresa parziale nel 2021”, stimando un rialzo del 4,6%.

L’Istat rileva come “il dilagare dell’epidemia di Covid-19 e i conseguenti provvedimenti di contenimento decisi dal Governo” abbiano determinato no “shock senza precedenti”, prevedendo inoltre una “caduta” per i consumi delle famiglie (-8,7%) a cui si accompagna anche “il crollo” degli investimenti (-12,5%). Sul fronte del lavoro, la disoccupazione scenderà al 9,6% per effetto dell’aumento degli inattivi: circa 500mila persone infatti “hanno smesso di cercare lavoro”.

“I dati Istat confermano le previsioni del Governo” afferma il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, e indicano “una possibile ripresa nel terzo trimestre”, con qualche segnale visibile già ora. Per questo “è giusto lavorare intensamente per cogliere la sfida”.

Nel contempo al ministero degli Esteri è stato firmato il ‘Patto per l’export’ da ministri, istituzioni e rappresentanti delle attività produttive con un previsto stanziamento di 1,4 miliardi di euro per rafforzare gli strumenti per l’internazionalizzazione delle imprese. Il ministro Luigi Di Maio alla presentazione del Patto per l’export spiega che ci sarà “un unico portale pubblico di accesso ai servizi per l’export, che consenta un utilizzo personalizzato per settori e mercati prioritari”.
“Abbiamo superato il periodo più buio di questa crisi”: ora il Paese può ripartire, con cautela ma con coraggio. Il motore del Made in Italy può tornare a correre”, afferma il ministro Luigi Di Maio: “Il patto è un documento che vincola settore pubblico e privato a precise responsabilità e ad un impegno reciproco: uno strumento che recepisce le istanze di cui le associazioni di categoria ci hanno reso partecipi e che hanno ispirato una nuova strategia per l’internazionalizzazione del nostro sistema produttivo”.
Di Maio presenta anche “un primo strumento pratico a sostegno delle imprese: un e-book rivolto alle nostre Pmi che ancora non si sono aperte ai mercati esteri, un ‘manuale di istruzioni’ “.
Il presidente della  Conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini, intervenendo alla Farnesina alla presentazione del ‘Patto per l’Export’, sottolinea come “il made in Italy è un valore straordinario per il nostro Paese: è giusto investire in questa direzione come soggetto corale, poi ciascuno farà ciò che deve nel rispetto della propria autonomia. Ma occorre tenere insieme questo livello di investimenti con quello sempre più importante relativo a ricerca e innovazione”. 

“Già durante il lockdown, abbiamo compreso la strategicità del settore manifatturiero con forte vocazione all’export anticipando la ripartenza al 27 aprile, proprio per evitare un possibile ‘massacro’ nella competizione internazionale quando altri Paesi andavano acquisendo quote di mercato”, ha ricordato Bonaccini, spiegando che “questo settore presenta in questa fase un indubbio vantaggio giacché esporta merci e non importa persone”. Pur apprezzando la capacità di riconversione di molte aziende alla produzione di dispositivi di protezione individuali, noi – ha sottolineato Bonaccini – “non potremmo essere un Paese che produce mascherine, ma dobbiamo continuare a produrre manufatti che hanno un costo del lavoro molto più alto che in altre parti del mondo, ma che per qualità spesso sono irraggiungibili o difficilmente imitabili. È questo il nostro vero valore aggiunto”.
“Come Regioni – ha proseguito – dunque ringraziamo il ministro Di Maio per la volontà e la velocità con cui si è voluto fare questo accordo, che dovrà poi passare alla prova dei fatti, ma che è comunque un fatto rilevante in un momento così difficile. L’Italia rimane uno dei primi Paesi manifatturieri non solo in Europa, ma anche nel mondo, e ora più che mai occorrono investimenti”. La richiesta avanzata al Governo è di “una maggiore velocizzazione sulla messa a terra della banda ultra larga e della fibra ottica, perché potrebbero esserci imprese, come ci sono, che vorrebbero investire ma non sono messe nelle condizioni di farlo”. Infine, ha concluso Bonaccini, “c’è un sistema fiere di cui si è parlato troppo poco in queste settimane: la Conferenza delle Regioni ha chiesto un fondo straordinario di 800 milioni di euro e il Governo ha fornito oggi rassicurazione che ci saranno importanti e nuove azioni a favore di quel settore. Ci confronteremo nelle prossime ore e verificheremo. Sono convinto – ha concluso Bonaccini che se sapremo mettere insieme questi tasselli – dall’export alla ricerca e all’innovazione, dal digitale alle fiere – l’Italia possa guardare al futuro con minore preoccupazione”.
Infine è stato presentato al Governo anche il piano per il rilancio del Paese dal Comitato di esperti guidato da Vittorio Colao. Il piano propone obiettivi generali e sei ambiti fondamentali per il rilancio: imprese e lavoro; infrastrutture e ambiente; turismo, arte e cultura; Pubblica amministrazione; istruzione, ricerca e competenze; individui e famiglie.

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